McDonald's e Audi

Coronavirus: nuovi loghi per le aziende

di Roberto Faraci
tempo di lettura: 3 minuti

In questi giorni stiamo vivendo un momento particolarmente difficile. Questa terribile pandemia, causata dal Covid-19, ci costringe ad attuare un unico, quanto vitale, comportamento: restare a casa per rimanere uniti. Sembra quasi un ossimoro, eppure è la triste realtà. Ma così come noi, improvvisamente, siamo chiamati a cambiare le nostri abitudini quotidiane, rinunciando a molti dei piaceri della vita, anche le grandi aziende si adeguano.

Coronavirus e Real-time Marketing

Il Real-time Marketing è la capacità di un’azienda di reagire e rispondere velocemente a stimoli ed eventi esterni. L’obiettivo è monitorare quelle tendenze che sono di interesse collettivo in un determinato periodo, e successivamente cavalcarne l’onda, semplicemente perché la gente ne parla. Il Covid-19, seppur ne faremmo volentieri a meno, purtroppo non è uno di quei trend che dura qualche giorno, o al più qualche settimana. Questo isolamento, che poi diverrà “convivenza”, per citare il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è destinato a durare ancora per molto tempo, e probabilmente sarà la ragione per cui ricorderemo sempre questo 2020.

Raramente capita di vedere un episodio di Real-time Marketing alla portata di tutti. Per intenderci, il famoso discorso di Greta Thumberg alle Nazioni Unite, riassumibile con “Right here, right now”, è stato remixato e introdotto in numerosi contesti, ma chiaramente doveva esserci una coerenza di fondo. Oppure, si pensi al complottismo sulla terra piatta, in quell'occasione ad essere geniale fu la campagna di Risiko, con la foto della mappa da gioco e la scritta “Caso chiuso!”. Il Covid-19 sta segnando la vita di tutti noi, e, proprio per questo, il Real-time Marketing non è, come nella maggior parte dei casi, un semplice post o una serie di stories su Instagram. Le aziende, per promuovere il distanziamento sociale ed esortare le persone a rimanere a casa, hanno modificato i loro loghi!

Da McDonald’s a Coca Cola, Da Audi a Volskwagen

Tra i marchi celebri meritano una menzione speciale:

  • McDonald’s, che ha modificato il proprio logo distanziando i due estremi della nota “M”.
  • Audi, che ha staccato i suoi celebri quattro cerchi, commentando così su Facebook: “Prendere le distanze, ma stando insieme”.
McDonald's e Audi
Fonte: tg24.sky.it
  • Coca Cola, che si è fatta notare con un digital signage pubblicato nella deserta Times Square, nella bellissima New York. Il noto marchio, oltre a distanziare maggiormente le lettere del suo logo, metteva in risalto lo slogan “Stare separati è il modo migliore per rimanere in contatto”. Coca Cola ha anche deciso di rinunciare agli investimenti pubblicitari previsti per aprile, anche in Italia, decidendo di reinvestire queste somme di denaro in donazioni a chi combatte questa pandemia.
  • Volskwagen, altro marchio automobilistico, ha distanziato la “V” e la “W
  • Milan, che ha separato i tre colori diversi del suo logo (nero, rosso e bianco). “Distance is the new strength”, conclude la società rossonera.
  • Chiquita, il noto marchio delle banane, ha fatto sparire dal suo logo la signorina Chiquita, l’iconica donna rappresentata con un cesto di frutti in testa: “Io sono già a casa. Per favore fate lo stesso anche voi e proteggete voi stessi”.

L’importanza del messaggio

Non solo, quindi, politici, autorità sanitarie, calciatori e vip di ogni genere. Anche le aziende si sono messe in gioco per promuovere il distanziamento sociale, e lo hanno fatto con azioni di marketing semplici ma per nulla banali. “Personalmente stimo molto le aziende che in questo momento stanno adottando comportamenti socialmente importanti.” – così ha affermato il pubblicitario Lorenzo Marini. L’intenzione, da parte di queste aziende, di lanciare messaggi di vicinanza, empatia e condivisione emotiva, è riuscita perfettamente.

coca cola
Fonte: artwave.it

Dal mio punto di vista, queste azioni di Real-time Marketing hanno una valenza molto più forte di quel che si può immaginare. Pensate ad un consumatore fedelissimo a Coca Cola, oppure ad un uomo che non comprerebbe mai un'altra auto che non sia l’Audi, o ancora ad un tifoso sfegatato del Milan. Il senso di appartenenza verso il brand di fiducia può essere così forte da convincere, magari, anche tutti coloro che ancora oggi non hanno capito a pieno la gravità della situazione.

#StayHome #Restateacasa

 


Birra Corona Extra con limone

Brand Equity: il caso Corona Extra

di Simona Galioto
Tempo di lettura: 2 minuti

I social media sono un posto meraviglioso. Anche durante un periodo grigio, come quello che stiamo vivendo adesso, caratterizzato dalla diffusione del coronavirus, si riesce a sdrammatizzare attraverso contenuti ironici e divertenti. Tra questi non potevano mancare di certo i meme, contenuti virali per eccellenza nel mondo digital, e le associazioni stravaganti che hanno coinvolto il virus; quelli di maggiore successo riguardano la birra Corona e il Covid19.

Birra Corona con il Coronavirus e altre birre con la mascherina
Fonte: wired.it

Nonostante fosse solamente un modo della Rete per ironizzare sulla realtà, tutto ciò ha avuto delle ricadute sul marchio della nota birra, con tanto di perdite economiche per l’azienda e un calo sulla borsa di New York

Birra Corona su una spiagge. Meme durante il Coronavirus
Fonte: cdt.ch

Il motivo? Semplicemente l’assonanza del nome.

Il Coronavirus è stato battezzato così in virtù della sua struttura osservabile al microscopio. La birra Corona, invece, dovrebbe il suo nome alla decorazione della torre principale della chiesa di Nostra Signora di Guadalupe di Puerto Vallarta in Messico.

Ma tralasciando l’assonanza del nome, è ovviamente chiaro a tutti che non vi possa essere alcuna connessione tra la birra e il Covid-19. Eppure la Constellation Brands Inc (compagnia indipendente da ABinBev, per quanto riguarda il mercato americano) ha perso l’8% alla borsa di New York. Secondo un sondaggio di YouGov, la percezione dei consumatori, soprattutto statunitensi, nei confronti della bevanda è nettamente peggiorata dall’inizio di quest’anno: Il 38% degli intervistati non comprerebbe birra Corona e il 14% del campione non la ordinerebbe in pubblico. Il dato più sorprendente, però, è che il 16% degli intervistati avrebbe dichiarato di non essere sicuro che non vi sia una qualche relazione tra la birra Corona ed il Coronavirus.

Molte sono state le ricerche su Google che avevano come keywords "Coronavirus birra corona" o "Virus birra corona", l'azienda si è dunque ritrovata a dover smentire il legame tra la birra Corona e il Coronavirus.

Com’è possibile che la sola assonanza del nome abbia avuto tanto effetto sul fatturato di un brand?

I modelli di analisi del valore economico della marca, o brand equity, sono stati introdotti nella letteratura accademica da Keller e Aaker.

Secondo Keller il fattore strategico fondamentale da prendere in considerazione per lo sviluppo del valore della marca è rappresentato dalla conoscenza che i consumatori hanno del brand (brand knowledge).  Questa si fonda su due dimensioni: 

  • La consapevolezza di marca (brand awareness), che esprime la capacità della marca di essere riconosciuta e richiamata alla memoria dal consumatore, 
  • L’immagine di marca (brand image), che sintetizza le percezioni sulla marca presenti nella memoria dei consumatori e che si riflettono in associazioni di varia natura alla marca stessa.

Il modello di Keller, definito Customer Based Brand Equity, prende in considerazione il punto di vista della domanda. La forza di un marchio dipende dai clienti, il potere dello stesso risiede nella mente dei consumatori e da quello che hanno appreso su di esso. La forza di un brand dipende dal suo posizionamento competitivo e da come questo è stato costruito nel tempo.

La Corona Extra è tra le birre d’importazione più vendute negli Stati Uniti insieme a Guinness e Heineken. Ciò vuol dire che il posizionamento di questo prodotto nella mente dei consumatori è ben radicato. 

E’ evidente che la birra messicana negli anni ha operato molto bene la propria strategia di brand management, tanto che i consumatori hanno costruito un’associazione mentale con il coronvarius, assolutamente poco veritiera, solo per effetto dell’assonanza del nome. 

Birra Corona, sale e limone
Fonte: navasdistribuzione.it

Nella mente dei consumatori, americani per lo più, in riferimento al settore delle birre, la Corona Extra occupa il gradino più alto, definito top of mind. Qual è il rovescio della medaglia? 

In questo caso la diffusione del coronavirus, che contiene all’interno del suo nome la parola “corona”, e il forte posizionamento del noto brand nella mente dei consumatori, ha creato quasi inconsciamente un’associazione tra i due, che si è trasformata nella diffusione virale di meme e contenuti ironici.

Tutto questo ci fa riflettere sul fatto che anche i fattori esterni devono essere presi in considerazione dai brand, dato che possono avere sia degli effetti positivi sia, come in questo caso, conseguenze e ripercussioni negative . 

Probabilmente tra qualche mese ci ritroveremo al bar o al parco con gli amici a sorseggiare proprio una birra Corona.

#TuttoAndràBene 

 

 

 


Pinterest lancia nuovi modi di fare shopping

Il successo di Pinterest: un social in ascesa

Di Antonino Ferro

Tempo di lettura: 3 minuti

Nell’ultimo periodo si è evidenziata in modo sempre più consistente l’importanza dei contenuti visuali nel processo di attrazione, coinvolgimento e conversione di nuovi contatti. Il visual content marketing è il trend del momento. Facebook, Instagram, Snapchat e Pinterest inseriscono costantemente nuove funzionalità per permettere una migliore fruizione di questo tipo di contenuti. Le persone adorano i contenuti visuali. Per questo motivo le performance dei contenuti testuali sono di molto inferiori rispetto a quelle dei contenuti visuali. Questi ultimi hanno maggiori probabilità di condivisione.

Logo Pinterest
Fonte: Pinterest.com

Pinterest, appunto è un social network basato sulla condivisione di fotografie, video e immagini. Il nome deriva dall'unione delle parole inglesi pin (spillo, puntina) e interest (interesse). Pinterest permette agli utenti di creare bacheche in cui catalogare le immagini presenti nei siti web in base a temi predefiniti oppure da loro scelti.

La notizia principale è che Pinterest nell’ultimo periodo ha superato Snapchat e si aggiudica il terzo posto dietro Instagram e Facebook. Soprattutto grazie ai nuovi aggiornamenti, il social si è conquistato un posto sempre più appetibile per brand ed inserzionisti. Il sorpasso è stato letto dagli investitori come un chiaro segnale del declino della piattaforma dei messaggini fantasma a favore della piattaforma orientata sulle immagini. Il titolo di Pinterest è balzato del 13% alla pubblicazione del report di eMarketer e continua a guadagnare oggi più del 9%. Secondo l’ultimo rapporto di eMarketer, Pinterest avrebbe superato Snapchat continuando a crescere anche nel mercato italiano. Snapchat nonostante i continui sforzi tecnologici ha iniziato a perdere il suo appeal soprattutto nei confronti degli utenti più giovani. Il numero degli utenti di Pinterest è salito a 82,4 milioni nel 2019, in aumento del 9,1% rispetto all’anno precedente, battendo gli 80,2 milioni di Snapchat con un aumento del 5,9%, secondo le stime del rapporto.

Differenze tra Pinterest e Snapchat a livello di fatturato e crescita negli ultimi anni
Fonte: www.emarketer.com

Le stime di eMarketer per Pinterest e Snapchat si riferiscono a utenti di ogni età che usano il servizio una volta al mese. Nel caso di Pinterest, si considerano gli utenti di Internet che accedono al loro account da qualunque dispositivo; per Snapchat si considera chi accede dalla app mobile.

Nel 2019, Snapchat aveva un lieve vantaggio, per un totale di 80,2 milioni di utilizzatori stimati da eMarketer. Ciò non ha evitato il sorpasso di Pinterest, con 82,4 milioni di utenti stimati l’anno scorso (+9,1%) e 86 milioni previsti per il 2021 (+4%), a coronamento di un periodo positivo per il brand. Anche per Snapchat eMarketer prevede una crescita degli utenti nel 2020, a 83,1 milioni. Ma il gap tra le due piattaforme, dicono gli analisti, continuerà ad allargarsi. Snapchat, dunque, non è in caduta libera, ma la sua debolezza è costituita dal fatto che non riesce ad allargare i suoi spazi e soffre la concorrenza dei servizi alternativi. Uno dei motivi, è che Pinterest è riuscita ad attrarre pubblico tra tutte le fasce di età, mentre l’audience di Snapchat si concentra nella fascia dei più giovani, tra i 18 e i 34 anni. Gli utenti di Pinterest rappresenteranno il 41,1% di tutti gli utenti Usa di social media, mentre Snapchat accentrerà il 39,7%. Percentuali ancora rilevanti ma mentre i numeri di Snapchat non si sposteranno nel corso del 2021, Pinterest accrescerà lievemente il suo share. Secondo Pinterest le ricerche di video ispirazionali sono aumentate del 31% all’interno della piattaforma e sempre più brand puntano sui video come mezzo di intrattenimento, comunicazione e pubblicità. Secondo una stima fornita da CNBC lo scorso dicembre, TikTok è arrivata a circa 625 milioni di utenti su base globale, anche se non sono ancora del tutto chiari i numeri dell’app. La grande forza di Pinterest degli ultimi anni è stata quella di posizionarsi come il più grande e performante social network di ricerca visiva.

Mentre Facebook si trasforma in un’infrastruttura sempre più sociale moltiplicando a dismisura le sue funzioni, YouTube diventa una vera piattaforma di streaming, Pinterest continua a essere coerente con lo scopo per cui era nato, ovvero consentire agli utenti di avere una potentissima piattaforma di ricerca visiva, fenomenale soprattutto nei settori moda, design, food e make-up.

Panoramica applicazione Pinterest e le varie funzionalità
Fonte: Studiosamo.it

Ricerca visiva e shopping rappresentano una combinazione sempre più vincente. Tra gli aggiornamenti più importanti dello scorso anno vi è sicuramente l’aggiornamento e il potenziamento di Pinterest Lens. Un nuovo design per rendere ancora più semplice scattare foto nel mondo reale e caricarle nei propri board, oltre alla possibilità di trovare oggetti di design o di moda sbirciati qua e là in negozi o camminando per strada, che Pinterest Lens è in grado di riconoscere e di trovare qualcosa di simile. Dopo questo aggiornamento quando utilizziamo il tool all’interno di un Pin sulla moda o sull’arredamento di interni per scoprire un prodotto specifico, vediamo comparire dei Pin prodotto acquistabili, ovvero dei Pin con il prezzo attuale del prodotto e un link diretto alla procedura di pagamento finale sul sito del rivenditore.

Un altro strumento si chiama Pinterest Shop diretto all’e-commerce. Un tentativo da parte dell’azienda di trovare una strada sostenibile alla profittabilità. Il titolo dell’azienda ha infatti perso quota dopo che lo scorso trimestre ha mancato gli obiettivi di fatturato. Tuttavia, Pinterest è convinta di poter ridurre le perdite, stimate tra i 10 e i 30 milioni di dollari nel 2019, rispetto a quanto previsto in precedenza, cioè perdite comprese in un intervallo tra i 25 e i 50 milioni di dollari. Secondo Piper Jaffray attualmente il leader in questo settore è Instagram che riesce a raggiungere un pubblico di potenziali clienti più giovani. Le ricerche di video ispirazionali sono aumentate del 31% all’interno della piattaforma e sempre più brand puntano sui video come mezzo di intrattenimento, comunicazione e pubblicità. Per questo l’azienda ha deciso di supportare le aziende per soddisfare questa domanda introducendo nuove funzionalità video che includono:

-Un video tab che permette alle aziende di presentare tutti i propri video in un unico luogo;

-Un aggiornamento dell’uploader che permette di caricare i video direttamente su Pinterest;

-Lifetime analytics con informazioni dei video e statistiche nel tempo;

-Pianificazione dei pin per programmare in anticipo la pubblicazione dei video;

Altro aggiornamento molto interessante per i brand è stato nel 2019 con l’introduzione dei cataloghi. Grazie a questo strumento le aziende hanno l’opportunità di caricare su Pinterest il loro catalogo completo trasformando automaticamente i loro prodotti in Pin prodotto acquistabili.

L’ultima novità, in arrivo in Italia è Pinterest Trends, uno strumento che consente ai brand di comprendere meglio l’andamento dei contenuti su Pinterest, dando statistiche negli ultimi 12 mesi dei termini più cercati. Uno strumento in prospettiva utilissimo per ricerche di mercato e per accedere a dati utilissimi sul comportamento degli utenti permettendo alle aziende di capire meglio quali sono le aree in cui investire di più e allocare il maggior budget delle campagne.

Individuare gusti, preferenze e interessi grazie a dati che vengono messi per la prima volta a disposizione dei brand è l’obiettivo di Pinterest che si trasforma sempre più in un hub dalle potenzialità infinite per i marchi a metà tra Google e Amazon in grado di interpretare gli utenti a 360 gradi.


Domino’s alla conquista dell’Italia

Di Giorgia Labieni

Tempo di lettura: 2 minuti

 

Avete mai assaggiato la pizza di Domino’s? Se la risposta è no, allora nei prossimi mesi potrebbe cambiare. Il colosso statunitense ha infatti espresso il desiderio di voler aprire ben 880 sedi nel nostro paese entro il 2030.

Per chi di voi non conoscesse il brand: Domino’s, fondata nel 1960 dai fratelli Tom e James Monaghan in Michigan, è oggi la seconda più grande catena di pizzerie a domicilio degli Stati Uniti e conta più di 16mila ristoranti in 85 paesi diversi, compreso il nostro.

Uno dei suoi maggiori punti di forza è la distribuzione, dalla selezione dei migliori fornitori, all’allestimento del punto vendita, alla selezione e formazione dei dipendenti, nonché l’efficienza del sistema di consegne, che posizionano l’azienda al di sopra dei maggiori concorrenti odierni. 

Fonte: zero.eu

Alessandro Lazzaroni, AD di Domino’s in Italia, ha deciso di acquistare i diritti per l’utilizzo del brand con l’idea di poter esportare la pizza americana sul suolo italiano, offrendo un servizio difficilmente replicabile dalle normali pizzerie: possibilità di ordinare online, di pagare sia in contanti sia con carta, e una consegna veloce e puntuale. 

L’azienda è già presente in Italia dal 2015, con la fondazione del suo primo punto vendita a Milano, e poi in altre 7 diverse città, fino ad arrivare a 28 pizzerie tra Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. 

L’espansione intende coprire il territorio compreso tra nord e centro Italia, fermandosi a Roma, il mancato investimento nelle regioni del sud implica diverse ragioni, una tra tutte la difficile penetrabilità del mercato. 

Qual è quindi l’obiettivo di Domino’s e perché ha deciso di investire così tanto proprio nel paese dove è stata creata la pizza e ha assunto il valore che ha oggi? 

Alessandro Lazzaroni sostiene che:
“Gli italiani amano mangiare bene, ma non sono incatenati alle tradizioni. Piuttosto, sono curiosi di provare cose nuove”, egli è fiducioso sul successo di tale investimento, tanto da prefiggersi l’obiettivo di raggiungere il 2% della quota di mercato delle pizzerie in Italia nei prossimi dieci anni diventando “la prima società digitale di consegne in Italia”.

Fonte: bergamonews.it

L’operazione, prevede di suddividere i nuovi e potenziali punti vendita in un 50% franchising e il restante gestiti dall’azienda per arrivare nel 2021 a un rapporto 30%-70%, con un investimento di circa 250 mila euro per punto vendita, 14 impiegati ciascuno, di cui sei corrieri; il focus è stato su questi ultimi, in quanto l’ azienda è stata l’unica multinazionale ad aver sottoscritto la Carta di Bologna, un accordo che prevede la tutela e la regolamentazione di questa posizione lavorativa.  È utile riportare alla memoria ciò che accadde nel 2018, quando un altro colosso americano, Starbucks, decise di spostarsi sul nostro paese, i social e la stampa iniziarono ad esprimere i primi dubbi, su come e se questo tipo di catene potessero o meno rovinare e danneggiare l’immagine e la reputazione dei prodotti alimentari del nostro paese, se prima si disquisiva sul caffè e i prodotti da bar, oggi l’attenzione è rivolta alla pizza. 

Specialmente su Twitter si notano le prime critiche e i primi dubbi, molti sono scettici e sono convinti che saranno soldi mal investiti, altri sostengono come tale iniziativa possa seriamente ledere il mercato italiano, mentre altri suggeriscono come il governo debba fermare questa espansione tramite regolamentazioni. 

I dubbi sono leciti, l’Italia è il paese leader per quanto riguarda cucina e ingredienti di prima qualità e la presenza di questi colossi potrebbero seriamente corrodere il nostro sistema. 

Fonte: wired.it

È lo stesso Lazzaroni a chiarire la situazione, illustrando come la materia prima utilizzata e le fasi di lavoro siano di altissima qualità, così come gli ingredienti e la fragranza dei prodotti, in particolare Domino’s Italia utilizza solo materie da produttori certificati, e alcuni di questi fanno parte della categoria dei D.O.P., “Denominazione di Origine Protetta”.  

Questo tipo di operazione è stata implementata anche in altri paese europei, come Norvegia, Svezia, Irlanda etc., risultando però fallimentare e portando l’azienda a chiudere più di 100 punti vendita per mancati profitti.

Le parti sono schierate e per sapere come si evolverà la situazione non ci resta che aspettare la risposta alla domanda fondamentale: riuscirà Domino’s ad abbattere la tradizione e a conquistare la pancia degli italiani? 

 


coppetta di gelato Grom

Il futuro di Grom

di Ketty Ilacqua
Tempo di lettura: 2 minuti

Grom nasce a Torino nel 2003 dall’idea dei due trentenni Federico Grom e Guido Martinetti, dalla chiara e semplice idea di produrre il “gelato come una volta”. Il sogno italiano era presto diventato internazionale, con un’espansione iniziata negli Stati Uniti e che aveva portato 3 nuovi grandi soci, continuata poi con l’apertura delle gelaterie a Dubai, Malibù, Parigi, arrivando a contare 17 gelaterie all'estero e 67 in Italia.

coppetta di gelato Grom
Fonte: www.horecanews.it

Nel 2015 la multinazionale Unilever acquisisce l’azienda e con essa il marchio sbarca nei supermercati, andando così a perdere proprio l’artigianalità che contraddistingueva i gelati Grom.

In questi anni il numero di gelaterie presenti sul territorio italiano è sceso a 46, ma il cambio di rotta risulta molto chiaro adesso che Unilever ha confermato quattro chiusure nel 2019 alle quali se ne sommano altre tre per il primo trimestre 2020, compresa quella della sede storica di Torino. Questo cambio, spiegano da Grom, sarebbe a supporto del piano di crescita del brand per assecondare l’evoluzione del modello di business degli ultimi anni che «tiene conto di nuove opportunità, di nuovi canali e di nuovi modelli di acquisto e consumo».

Guido e Federico Martinetti
Fonte: www.repubblica.it

Quindi Grom non sparirà dall’Italia, bensì le gelaterie faranno parte di un ecosistema in cui i diversi canali opereranno in sinergia con gli altri, tra cui degli smart format come chioschi e biciclette gelato su strada per il canale on the go, la GDO, i bar e il canale direct to consumer.

Possiamo dunque dire che il pericolo è scampato, la rete di vendita è chiaramente oggetto di revisione ma non verrà del tutto eliminata, rimarrà anzi al centro dell’esperienza e del DNA di Grom.


Amazon e il suo Marketplace

Novità in cas(s)a Amazon

di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 2 minuti

Amazon da anni sta investendo in ricerca sui metodi di pagamento; sta lavorando ad un nuovo sistema che permette di acquistare i suoi prodotti attraverso la scansione del proprio palmo della mano e intanto, in Italia, sta testando la possibilità di dilazionare i pagamenti a tasso zero.

Questa funzione era già presente in altri paesi quali, Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Germania.

Per il momento il colosso americano dell'e-commerce non ha ancora diffuso un comunicato ufficiale, ma la notizia appare fondata alla luce dell’opzione presente in riferimento all’acquisto di alcuni prodotti con il metodo “Pagamento a rate mensili” e alla pubblicazione di una pagina sui “Termini e condizioni dei pagamenti a rate”.

L’opzione però presenta dei limiti. Infatti, non solo al momento è disponibile solamente per un campione di utenti, ma anche solo per determinati prodotti:

  • Prodotti nuovi (Amazon Warehouse Deals esclusi)
  • Dispositivi Amazon nuovi
  • Dispositivi Amazon certificati.
Amazon offre l'opzione dei pagamenti a rate
Fonte: iGizmo.it

 

Anche l’utente deve possedere una serie di requisiti per acquistare un prodotto su Amazon pagandolo a rate:

  • Residente in Italia
  • Account it attivo da almeno 1 anno
  • “Una buona cronologia di pagamenti su Amazon.it”, come si legge sul sito: vale a dire che occorre aver acquistato spesso sul marketplace
  • Possedere una carta di credito o di debito MasterCard, VISA o American Express. Escluse le carte prepagate e il circuito Maestro.

Una volta che si è usufruito del pagamento rateale, non sarà possibile dilazionare ulteriori acquisti finché l'utente non avrà finito di pagare le rate della precedente transazione.

La dilazione di pagamento consiste in cinque rate mensili comprese di Iva e senza alcun interesse o onore finanziario. I costi di spedizione vengono inclusi nella prima rata il cui pagamento avverrà il giorno della spedizione del collo, le successive saranno addebitate ogni 30 giorni a partire dalla prima.

L'utente non può chiedere una suddivisione differente dell'importo da pagare, ma può decidere di saldare in anticipo le rate in qualsiasi momento.

Chissà se Amazon con questa nuova strategia riuscirà a conquistarsi una fetta di mercato più grande di quella che già possiede.

Infatti, è uno dei pochi marketplace che consente di pagare in comode rate il che fa sì che si distingua dagli altri e-commerce, inoltre è provato che questo metodo di pagamento riesce garantisce una maggiore accessibilità ai certe tipologie di prodotti.

Amazon e il suo Marketplace
Fonte: TuttoTech.net

Voi ne fate parte di quel campione di utenti che ha accesso a questa nuova modalità? Inserisci un prodotto nel carrello e controlla se compare la dicitura: “Paga in 5 rate mensili da xx,xx €”.


Reparto frutta e verdura

Esselunga: il nuovo concept di superstore a Brescia

di Ketty Ilacqua
Tempo di lettura: 3 minuti

Esattamente dopo 62 anni dall’inaugurazione del primo supermercato Esselunga, quello di viale Regina Giovanna, a Milano, apre il superstore di via Triumplina a Brescia. Così Sami Kahale, il Direttore Generale della S.p.A, Gabriele Villa, Direttore Commerciale e di Produzione e Roberto Selva, Chief Marketing e Customer Officer, hanno guidato i giornalisti nell’ampia superficie del nuovo punto di vendita, mostrando loro la forte innovazione dello stesso.

Reparto frutta e verdura
Fonte: fruitbookmagazine.it

Infatti in questi 4.600 metri quadri di superficie, la prima area in cui il consumatore viene accolto non vede presenti le casse, ma un unico grande settore definito da Kahale come “food center integrato”, composto in sequenza dal Bar Atlantic, con la caffetteria, il banco take away e la cucina a vista in cui è possibile osservare la preparazione delle ricette Esselunga; la pasticceria Elisenda, che offre una linea di dolci di alta qualità creati in collaborazione con i fratelli Cerea, proprietari del ristorante stellato Da Vittorio; il reparto Pane e Dolci con panificatori che impastano e sfornano pane e focacce durante l’intera giornata, e la Gastronomia dove ogni giorno vengono cucinate numerose ricette.

Panettieri all'interno del reparto dell'esselunga
Fonte: instoremag.it

Vera rivoluzione del punto vendita è l’eliminazione di un percorso obbligato. Difatti è stato creato un percorso veloce che si addentra nell’area vendita e che inizia dal reparto dell’ortofrutta, girando praticamente intorno al food center integrato, quindi passando per il banco del pane, un corridoio dedicato ai freschi, fino ad arrivare alla gastronomia e poi concludersi alla barriera casse. Frutta e verdura la vediamo collocata in espositori bassi che ricordano il classico banco del mercato rionale, oltre al fatto che la stessa proviene da produttori locali e permette di avere una filiera corta, basata sul localismo. Troviamo poi insalate complete, macedonie e estratti o sandwich per soddisfare il bisogno di una pausa fresca e veloce.

Mappa Esselunga per trovare i vari reparti
Fonte: instoremag.it

Questa attenzione ai freschi e freschissimi si rivede anche nella pescheria con personale che offre pesce fresco e già pulito. Tutto ciò valorizza il concetto di food company su cui l’azienda ha deciso di puntare.

Altra caratteristica dello store è quella della creazione di veri e propri “shop in shop”, quali la Parafarmacia, il reparto Surgelati che si configura come un percorso semi-chiuso, l’area dedicata al Pet Food e l’Enoteca, ampiamente fornita e dotata di un “sommelier virtuale” che aiuta il consumatore nella scelta. A stagliarsi al centro del punto vendita infine, una corsia trasversale dedicata alle promozioni: questa divide diagonalmente il punto vendita, rendendo le promo diffuse in tutti i reparti.

Esselunga Enoteca
Fonte: distribuzionemoderna.info

Per venire incontro alla richiesta di una spesa veloce sono state inserite casse sia tradizionali che self-scanning e self-payment, oltre al punto Clicca e Vai che permette di ordinare la spesa online e ritirarla direttamente in macchina senza nessun costo aggiuntivo.

E la sostenibilità? Esselunga ha pensato anche a questo, e lo ha fatto tramite l’eco-compattatore di bottiglie in plastica Pet posto nell’area ecologica, che ricompensa i clienti tramite un buono spesa di 0,10 euro ogni 10 bottiglie conferite. Inoltre non è stato tralasciato l’aspetto legato al risparmio energetico, per cui sono state adottate innovative soluzioni tecnologiche, che permettono di soddisfare i requisiti per la certificazione in classe energetica A.

 


I nuovi biscotti della Ferrero

Barilla, Ferrero e le dolci strategie di marketing

di Riccardo Rocco Tornesello
Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo la febbre dei Nutella Biscuits da gennaio arrivano i Biscocrema. Barilla e Ferrero sono pronte per una nuova sfida.

Il clamoroso successo di Ferrero, che a poche settimane dal lancio ha trasformato i propri biscotti in un vero e proprio fenomeno di costume, ha imposto a Barilla una replica immediata

Per rispondere al fenomeno dei Nutella Biscuits, il gruppo emiliano lancia i Biscocrema, una frolla al cacao con all’interno un cuore di crema Pan di Stelle, ricoperto da una cialda di cioccolato su cui è apposta l’iconica stella. 

Nuovi biscotti Pan di Stelle
Fonte: il messaggero.it

Un ‘’gioiellino’’ che debutterà sugli scaffali da gennaio 2020, andando a rafforzare ulteriormente l’offerta del colosso di Parma a solo un anno dal lancio della sua crema.

Nonostante per Julia Schwoerer, Vice President Marketing di Mulino Bianco, i Biscocrema non rappresentino una risposta alla competizione con Ferrero ma una naturale estensione di marca, la sfida è titanica. 

‘’Non vogliamo fare la guerra dei numeri né delle quote, noi siamo leader di mercato con il 37% di quota valore’’ ha dichiarato Schwoerer in occasione della presentazione del nuovo biscotto, augurandosi che queste attività contribuiscano a far crescere la categoria in modo sano

Barilla, infatti, ha deciso di colpire il proprio competitor mirando ai suoi punti deboli: il nuovo biscotto sarà venduto in monoporzioni da due biscotti, per limitare le calorie e sarà prodotto senza olio di palma, come tutta la linea Pan di Stelle. 

Vi è proprio l’olio di palma all’origine delle ostilità tra le due multinazionali italiane. 

Nell’estate del 2016, Barilla elimina l’olio di palma dai propri prodotti e lo scrive a caratteri cubitali nelle confezioni dei suoi brand simbolo, tra cui Pan di Stelle. Una mossa a sorpresa, in quanto fino ad allora Barilla aveva seguito la linea delle altre società italiane, contrastando il clima avvelenato intorno all’olio di palma attraverso una campagna di rassicurazione nei confronti dei propri clienti, i quali hanno iniziato ad interrogarsi sulla qualità di ciò che mangiano e sui rischi per la propria salute.

I nuovi biscotti della Ferrero
Fonte: startingfinance.com

Tornando alla mania dei Nutella Biscuits, si stima che nelle prime tre settimane dal lancio siano stati venduti 57 milioni di biscotti, per un fatturato che ha già superato la soglia degli 8 milioni di euro. Mantenendo questi ritmi di vendita, si stima che il colosso di Alba potrebbe abbondantemente superare i 130 milioni, oltrepassando così il prefissato obiettivo degli 80 milioni di fatturato.

Stando ai numeri di Barilla però, i biscotti più venduti al momento sono le Gocciole di Pavesi (gruppo Barilla), mentre al secondo posto c’è Pan di Stelle.  La neonata Crema Pan di Stelle invece, diretta concorrente di Nutella, ha conquistato “una quota di mercato del 7,5% in valore”, facendo crescere l’intera categoria delle creme spalmabili dell’11%. 

Certo, ‘’Se tutte le guerre fossero fatte di biscotti il mondo sarebbe migliore’’ e nell’attesa di vedere chi vincerà la battaglia commerciale sugli scaffali, non ci resta che affrettarci ad appendere la calza sopra al camino. 

 


Team Oikosmos in Piazza Gae Aulenti

Talents In Motion: verso il talento

di Samuela Maggio
Tempo di lettura: 3 minuti

“Il talento si muove, muoviamoci verso il talento”

È così che Milano ha accolto il Team di Oikosmos nella giornata di giovedì 14 novembre 2019. Dall’immensa UniCredit Tower Hall, ha avuto inizio Talents In Motion, primo di una serie di incontri, in collaborazione con UniCredit, volti ad avvicinare le aziende e le sue opportunità ai giovani e, in particolare, agli studenti universitari.
Si tratta di un progetto di social responsibility che promuove la circolazione del talento, affinchè quest’ultimo non emigri all’estero, fenomeno ormai sempre più frequente. Talents In Motion, infatti,

Nasce con associazioni, aziende, ma soprattutto con voi. Voi siete il nostro obiettivo.
Patrizia Fontana, President & Founder

 

UniCredit Tower Hall

Il piacevole convegno, a cui abbiamo avuto l’onore di partecipare, ha trattato in particolar modo le “COMPETENZE 4.0”, evidenziando le skills del successo e come le competenze si evolvono insieme al tempo.

Le digital skills sono, senza dubbio, tra i requisiti più richiesti; tuttavia, oggi vi è una forte e crescente necessità di soft skills, andate quasi perdute o sottovalutate.

Capacità di risolvere i problemi, abilità di far fronte alla complessità e comunicazione sono le top 3 soft skills mancanti.
Paolo Lucarini, PWC

Dati e numeri ci hanno mostrato come e quali cambiamenti sono avvenuti nel corso del tempo nell’ambito della ricerca del personale.

20 anni fa per entrare in banca bastava saper eseguire un comando, oggi si misura la creatività delle persone, quanto sappiano pensare in maniera diversa e proporre delle soluzioni diverse rispetto a quello che si richiede.
Pietro Campagna, UniCredit Co-Head Global Transaction Banking Italy

Per stare al passo con il mondo di oggi, in continua e profonda trasformazione, la chiave del successo è combinare diverse capacità, sviluppando intelligenza emotiva, flessibilità di apprendimento, agilità innovativa e attitudine collaborativa.

Il mondo con il quale ci confrontiamo propende al rischio. Le persone dovranno pertanto combinare abilità finora ritenute indipendenti. Chi si ferma nell’apprendimento è perduto.
Fausto Palumbo, Direttore HR Nestlè

 

Competenze 4.0 - Le skills del successo

In particolar modo, l’evento ha toccato la realtà delle start-up, formidabili veicoli che portano innovazioni alle aziende già mature perché in grado di vendere proposizioni di valore. Tuttavia, non sempre le operazioni vanno per il verso giusto, a causa di molteplici e diverse ragioni.

La start-up è una fase, un laboratorio di innovazione. Uno strumento fatto per fallire a basso costo, ma che lascia una grande esperienza di gestione, che genera valore anche se produce un fallimento.
Claudia Pingue, General Manager Polihub

Qual è, quindi, l’ingrediente per dare il via ad una start-up? Cosa non può mancare?

Ci vuole coraggio, passione e capacità di ascoltare chi hai di fronte.
Enrico Viganò, CEO & Founder FindDynamic

Soprattutto, però…

Se abbraccerete l’idea di una start-up, fatelo per voi. Non sentitevi obbligati, ma sentitevi voi stessi.
Stefano Musso, Utego

Con energia, approccio creativo, organizzazione e dedizione, non può che avvenire il salto di qualità da start-up a grande azienda; ne è stata esempio “Caffeina”, un player che fa dell’italianità un vantaggio e un valore. Organizzata in team multidisciplinari, chiamati Hexa Team, Caffeina ha ribadito i valori che hanno portato al suo sviluppo:

Abbiamo scelto di partire dai nostri valori fondamentali: impatto, ottimismo, fiducia, cambiamento e talento.
Henry Sichel, President & Founder Caffeina

Ad ogni modo, in qualunque situazione e circostanza, Talents In Motion e i suoi ospiti ci hanno lasciato insegnamenti importanti e profondi, ci hanno dato i giusti input affinchè il futuro non risulti poi così spaventoso, imponente ed irraggiungibile.

Fate gli imprenditori, provate. Il trampolino alto fa paura, ma quando sei in acqua è fighissimo. Si fallisce, si sbaglia, ma siamo in un mondo in cui si ricicla qualsiasi cosa. Impariamo a riciclare l’esperienza!
Marco Gay, Amministratore Delegato Digital Magics

Ci hanno incoraggiato a non mollare, perché solo crederci sempre fa sì che le cose accadono.
Abbiamo appreso che fare gruppo e creare coesione è fondamentale, e ci siamo emozionati ad analizzare il nostro team stesso, vera e propria testimonianza di come dei semplici colleghi possano davvero diventare una famiglia.

Il Team Oikosmos all'evento "Competenze 4.0 - Le skills del successo" all'UniCredit Tower Hall di Milano

 

Non si fa business con i propri amici, ma si diventa amici lavorando.
Roberto Macina, CEO & Co-Founder Ufirst

La chiave del successo è il come, è il modo con cui ci interfacciamo alle vicende, alla realtà, alla vita.

La differenza sta nel come noi affrontiamo quotidianamente le cose. Portiamo un bel sorriso nelle nostre aziende e faremo una start-up ogni giorno. Andiamo a vincere!
Roberto Zecchino, Vice President Human Resources and Organization BOSCH South Europe

Team Oikosmos al Marketers World 2019

MARKETERS WORLD 2019: UN MIX DI EMOZIONI

di Anna Lo Coco, Roberto Faraci e Giuseppe Samperi
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“Se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito” - Il Piccolo Principe.

Il 18, 19 e 20 ottobre il Team Oikosmos ha partecipato al Marketers World 2019, un evento che riunisce appassionati di Digital Marketing, e freelancers di tutta Italia. Dal networking al videoediting, dal copywriting all’ipnosi passando dagli Analytics: questo, e tanto altro, è stato per noi il Marketers World 2019.

Plenario del Marketers World durante il primo giorno

Un evento che ci ha offerto la possibilità di vivere un’esperienza unica, di conoscere non solo grandissimi professionisti del settore, ma soprattutto persone straordinarie. Giorno dopo giorno la nostra stanchezza cresceva proporzionalmente alle nostre emozioni, grazie ai numerosi spunti che ci sono stati offerti. Non sono state giornate incentrate solamente sulla crescita professionale, ma ci hanno permesso soprattutto di scoprire lati nascosti di noi stessi, mettendo in luce gli angoli bui di cui non eravamo a conoscenza. Siamo stati stimolati a metterci continuamente in discussione e come non avrebbe potuto essere così?
Il fascino magnetico di Dario Vignali e dei membri della sua Family ci ha fatto apprendere quasi per osmosi anche quando eravamo distrutti a fine giornata.

Come può un evento essere indimenticabile se gli ospiti non si sentono a casa fin dal primo giorno? Come possono emozionarsi se non si sentono parte di qualcosa e, soprattutto, se non hanno modo di relazionarsi l’uno con l’altro?
I ragazzi di Marketers si saranno di certo posti queste domande!

Il primo giorno può essere riassunto in tre semplici concetti: condivisione, valori comuni e divertimento. Dietro l’apparente contesto formalizzato di networking si celava un’anticipazione dei temi che avremmo affrontato nelle giornate successive. Il grande salone che ospitava l’evento altro non era che un enorme contenitore di spunti, idee ed emozioni. Ogni spazio era apparentemente dedicato ad attività ludiche e divertenti, ma che in realtà erano molto di più di questo, non a caso

“Il Business sta all’uomo come il gioco sta al bambino” – Dario Vignali

Non possiamo dimenticarci il nostro ingresso all’interno della sala principale e lo stupore nel vedere l’esperto di jumping effettuare salti e capriole nel grande tappeto elastico. In quel momento abbiamo capito che sarebbe stato un evento indimenticabile!
Il salto fatto dall’esperto potrebbe essere comparato a quello fatto da un aspirante freelancer/imprenditore che decide di mettersi in gioco costruendo una nuova realtà. Sicuramente all’inizio non è semplice, l’ansia, la paura di sbagliare e di essere giudicati non ci permettono di avere una visione lucida di ciò che sono i nostri obiettivi. Dopo il primo salto è tutto più chiaro, qualunque sia l’atterraggio. La paura iniziale scompare e lascia spazio alla voglia di scoprire le numerose possibilità che possiamo cogliere.

“Tutte le volte che si lancia un’attività imprenditoriale si lancia un’avventura, in cui l’eroe deve misurarsi con paura, ostacoli ed insuccessi. È importante sviluppare una visione che ci dia la direzione” – Alex Bellini

Speech di Alex Bellini durante il Marketers World

Dal lato opposto della sala c’era uno spazio dedicato agli appassionati di skateboard. La visione di numerosi ragazzi che tentavano di imbattersi in qualcosa di nuovo, vederli cadere per poi rialzarsi più motivati di prima, ci ha fatto riflettere su come le cadute e gli errori debbano essere vissuti come stimoli per migliorarsi e non come sconfitte. Ogni caduta ci fa scoprire qualcosa di noi stessi, ci rende più forti e ci permette di crescere. Non è semplice rialzarsi e spesso si cade nello sconforto, ma “bisogna sempre ricordare il perché hai cominciato” - Alex Bellini. Un grande imprenditore è proprio colui che sbaglia, cade ma trova sempre la forza ed il coraggio di rialzarsi più forte e consapevole di prima.

Spesso le sconfitte vengono percepite dalla nostra mente come qualcosa di negativo, come qualcosa di cui vergognarsi, ma in realtà sono proprio queste che ci rendono consapevoli di ciò che sappiamo fare e di ciò che vogliamo diventare.

Una parte fondamentale nella vita di un imprenditore è il confronto, dove l’interlocutore può essere una persona con cui condividere passioni e valori o un competitor. In entrambi i casi il risultato è l’apprendimento di qualcosa di nuovo, in quanto il dialogo costruttivo è sempre fonte di crescita professionale e personale. A ricordarci questa fase della vita di un imprenditore sono stati i tavoli da Ping Pong, non a caso situati proprio al centro della sala, che hanno rappresentato per tutti un momento di svago e gioco. Ma c’è di più!
Durante una partita di Ping pong siamo l’uno di fronte all’altro, ad armi pari e con la stessa porzione di campo a disposizione. Probabilmente uno dei due è più forte dell’altro, ma chi perde è senza dubbio colui che si porta a casa un enorme bagaglio di conoscenze ed esperienze.
Questo è lo stesso principio che dovrebbe guidare un dialogo costruttivo; bisogna condividere la propria conoscenza, in quanto:

“ Essere gelosi del proprio obiettivo è proprio quello che non riesce a fartelo raggiungere” – Alex Bellini

E dopo aver fatto tutto questo, come si può continuare a crescere e a sviluppare un’idea o un progetto di business?
Come ben sappiamo, il mondo cambia e cambia anche il modo di fare le cose. Ogni imprenditore deve riuscire a stare a passo con i tempi e cercare di reinventarsi ed innovare la propria azienda. Questo non è semplice se fatto da soli, bisogna sempre ragionare in ottica di team e per farlo bisogna essere dei “buoni ascoltatori” non solo all’interno dell’azienda ma anche al di fuori di essa:

“Non devi essere professionista nel lavoro, devi essere professionista nella vita” – Sergio Borra

Ritornando alla citazione iniziale che ci ha guidato per tutti i tre giorni del Marketers World 2019, possiamo dire che si può insegnare la nostalgia tramite il desiderio, creando una struttura di valore condiviso.

Il Marketers World è stato come un’onda in un mare in tempesta, ci ha colpito e stravolto, permettendoci di cambiare prospettiva su noi stessi e sul concetto di team.
Sicuramente ci porteremo sempre dietro tutto ciò che abbiamo appreso in questo percorso!

“Come si fa a decidere di cambiare? Tramite le emozioni che ci spingono ad agire. La maggior parte delle persone vive in bianco e nero, quando ti emozioni la tua vita diventa per un attimo a colori” – Luca Mazzucchelli.

Team Oikosmos al Marketers World 2019