Dal marketing culturale ai tour virtuali: un viaggio nell'arte.

di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 4 minuti

Musei online e tour virtuali

“Appena questa pandemia terminerà sono convinto ci sarà ci sarà una ripartenza dei consumi culturali molto forte. Lo abbiamo visto già con i libri. Lo vedremo in tutti i settori del consumo culturale. La gente avrà voglia di vivere la bellezza, di consumare cultura e visitare l'Italia”.

Le parole del ministro dei beni culturali e turismo, Dario Franceschini.

Le aziende culturali durante la pandemia hanno subito un duro colpo (il 70% stima perdite del 40%), ma anche prima questo settore non se la stava passando bene. Infatti, i dati di Federculture affermano che nel momento in cui è arrivata la crisi già erano in essere tendenze non positive. Soprattutto a causa di una significativa riduzione delle risorse pubbliche per il settore culturale (da parte delle amministrazioni territoriali – Regioni, Province e Comuni). 

I cittadini che visitano musei sono cresciuti del 21,5% in venti anni e del 7% dal 2010 ad oggi, così come quelli che frequentano siti archeologici e monumenti segnano un +36,8% tra 2001 e 2019, +19,7% negli ultimi dieci anni. Un trend che può essere spiegato con l'intensa attività normativa e riformatrice che ha riguardato il settore museale ed il patrimonio culturale.

Il marketing culturale

Dopo questo breve excursus sulla situazione delle aziende creative oggi, è doveroso focalizzarsi sulle strategie di marketing di queste ultime.

Le strutture museali nascono con una funzione ben precisa: conservare il patrimonio culturale e storico perché possa diventare patrimonio di tutti. 

Ma perché la cultura possa diventare di tutti deve essere accessibile a tutti e soprattutto appetibile. Un museo per poter richiamare a sé visitatori deve essere in grado di comunicare in maniera efficace la propria offerta, suscitando interesse. Il marketing di un museo ha come scopo quello di avvicinare l’offerta ai desideri dei propri clienti, in questo caso alle esigenze culturali dei potenziali visitatori.  

Nascono quindi iniziative di coinvolgimento e volte alla fruizione dei contenuti da parte degli utenti. Per una visita di qualità l’allestimento deve essere studiato appositamente per il tipo di opere che ne faranno parte. L’attenzione primaria è quindi quella di rispettare storicità e significato culturale di quanto si espone, concependo un allestimento coerente ed efficace. Una volta fatto questo è necessario intervenire con strategie di marketing museale più mirate.

Le nuove tecnologie possono venire in soccorso di allestitori e direttori di musei con lo scopo di valorizzare la visita trasformandola in vera e propria esperienza. Come? Le alternative disponibili sono davvero tante:

  • percorsi interattivi,
  • contenuti personalizzati e targettizzati a seconda dell’audience di riferimento,
  • tour guidati,
  • materiale video e fotografico supplementare
  • contenuti fruibili dai bambini, per avvicinare anche loro al mondo dell’arte o della storia, oppure per persone con deficit visivi, in modo tale che possano godere anche loro del patrimonio esposto
  • utilizzo degli smartphone degli utenti per veicolare contenuti e informazioni

Quello che conta è lavorare in modo sinergico per arrivare a soddisfare maggiormente le necessità del visitatore che oggigiorno è incline alle tecnologie digital e soprattutto abituato a visitare un museo personalmente.

Il museo in uno smartphone

La tecnologia Beacon (nuovo trend che riguarda la convergenza tra l’intrattenimento e la formazione) è basata sul bluetooth e consente ai dispositivi di trasmettere e ricevere messaggi entro brevi distanze proprio attraverso il bluetooth.

Le possibilità di utilizzo dei beacon sono innumerevoli, proprio per questa ragione si è pensato di applicarla anche nei musei, in modo tale da permettere ai visitatori un rapporto più coinvolgente con le opere d’arte.

Una volta installati i beacon accanto ad un quadro o ad altre opere d’arte all’interno del museo, questi da subito cominceranno a fornire descrizioni, cataloghi, audioguide e anche quiz ai visitatori attraverso i loro smartphone e tablet. Ai visitatori verrà richiesto di installare un’applicazione sui loro smartphone per rendere loro disponibili nuovi contenuti multimediali.

Proprio grazie alle app scaricate dagli utenti, questi potranno godere delle collezioni del museo e dell’esperienza che questo offre loro anche da casa, riuscendo così a proseguire la visita anche al di fuori delle mura fisiche del museo.

Musei online e tour virtuali
Fonte: pinterest.it

I musei e i social media

I social media si sono evoluti insieme alle aziende, offrendo la possibilità di creare campagne pubblicitarie con vantaggi sul piano comunicativo, sulla tempistica e avendo la possibilità di raggiungere velocemente il target desiderato e tutto il pubblico presente nel social.

Uno dei vantaggi che i social media offrono ai musei è quello di integrare e svolgere in parallelo alle strategie di promozione indifferenziate e rivolte all’intera audience, l’utilizzo di azioni mirate al fine di incentivare la partecipazione ad una determinata iniziativa promossa dallo stesso. 

Il museo deve trovare la chiave per comunicare con il target tramite questo strumento, attentamente pianificato e con la previsione degli obiettivi da raggiungere, evitando soprattutto di sommergere gli utenti di pubblicità.

I musei e il web sono considerati due media, due strumenti di comunicazione. I social media danno la possibilità di creare campagne informative, puntando sulla immediata ricezione da parte dei consumatori e permettendo di raggiungere in tempi rapidi il pubblico.

Il museo deve essere in grado di accogliere e rispondere tempestivamente e richieste di informazioni e a eventuali critiche dei visitatori, riuscendo a coniugare la semplicità e l’immediatezza tipiche dei social media con l’autorevolezza dell’istituzione

Nell’ambito del marketing culturale e con particolare riferimento ai musei, diffondere e promuovere le loro diverse iniziative non comporta un beneficio soltanto in termini di maggiori introiti ma bensì anche in una netta rivalutazione dell’immagine del territorio che ospita il museo. Tutto questo va di pari passo con la capacità di cogliere e stimolare l’interesse dei cittadini, aumentandone il consenso e l’attenzione. Una politica promotrice di cultura che sia capace di allargare gli orizzonti del pubblico rendere più tangibile il contenuto del patrimonio artistico.

Le strategie digitali dei musei Musei online e tour virtuali

I social media stanno trasformando il modo in cui le persone interagiscono, prendono decisioni nella vita quotidiana e ricevono informazioni. Dunque i musei stanno tentando approcci differenti per utilizzare questi media al fine di migliorare le pratiche di marketing e di comunicazione

Sviluppare una strategia digitale sui canali social permette di integrare e sviluppare azioni parallele e complementari rispetto alla strategia marketing del museo, ma anche di agire in velocità con azioni di pubblicitarie per un evento. Una strategia di SMM serve per creare una community web in grado (potenzialmente) di essere una community reale, da portare al museo. I social media per il museo sono strumenti efficaci di direct marketing. 

“Le istituzioni culturali si trovano oggi di fronte a una doppia sfida: non basta attrarre visitatori, ma occorre trovare il modo per comunicare il proprio patrimonio in un modo nuovo, che lo renda più prossimo alle esigenze di conoscenza ed esperienza di cittadini e turisti. Molte istituzioni hanno raccolto la sfida di trasformarsi per divenire più efficienti e parlare a nuovi e vecchi pubblici. L’innovazione digitale, che ha determinato un radicale cambiamento dei paradigmi di mercato negli ultimi anni, potrebbe ora rappresentare un fondamentale fattore di trasformazione per il settore culturale

Michela Arnaboldi, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali

A seguito della pandemia in cui ci troviamo le innovazioni all'interno dell'ambito museale non sono mancate. Infatti, è raddoppiata attività sui social (il 76% ha almeno un account) e crescono i follower.
La sfida ora sarà saper coniugare esperienza dal vivo e online, ma solo un museo su quattro (24%) ha un piano strategico per l’innovazione digitale.

Una lista dei musei che sui social al momento stanno spaccando: Musei online e tour virtuali

E tanti altri!

E qui potete trovare una pagina Instagram interamente dedicata ai musei italiani.

Musei e tour virtuali 

Procedendo in orizzontale su questo tema è doveroso anche trattare dei musei virtuali.

Il museo virtuale è un’entità digitale che ha alcune caratteristiche del museo tradizionale; ma che si contraddistingue per lo scopo di migliorare l’esperienza museale attraverso la personalizzazione, l’interazione e l’arricchimento dei contenuti del museo.

I musei virtuali possono presentarsi come riferimento digitale di un museo fisico, o possono essere realizzati indipendentemente, mantenendo ne l’autorevolezza.  L’esperienza del museo virtuale non ha l’obiettivo di soppiantare quella tradizionale, quanto piuttosto di rappresentare una valida alternativa.

I musei si mostrano interessati alla digitalizzazione delle loro collezioni poiché vogliono rendere disponibile il contenuto di queste ad un pubblico ancora più ampio in un modo più accattivante per i consumatori. 

A questo proposito, il direttore degli Uffizi di Firenze, Eike Dieter Schmidt ad inizio pandemia aveva affermato

“Evitiamo ogni contagio, tranne quello della bellezza”

Vista la situazione attuale in cui siamo ancora (quasi) tutti a casa, ecco una lista dei musei che potete comodamente visitare dai vostri dispositivi: 

Qui ne trovi molti altri, prova a cercare il tuo preferito!

L’edutainment (sembra una parolaccia ma non lo è) è un trend inevitabile per i musei che possono finalmente cogliere l’occasione per avvicinarsi di più ai visitatori. Bisogna riconoscere i cambiamenti nella società, adottare nuove tecnologie, essere competitivi nel mercato, ma allo stesso tempo preservare i valori tradizionali del museo. 

Questo trend è sempre più in crescita, non ci resta che attendere che le industrie creative mettano le mani in pasta. E nel mentre restiamo a casa!

Musei online e tour virtuali

 

 


La fiducia nel digitale generata dal Covid-19

di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 6 minuti

Il Coronavirus ha aumentato la fiducia nel digitale.

Il settore moda, come ho già trattato in un altro articolo, ha subito un duro colpo durante quest’emergenza sanitaria.

C’è stato dall’altra parte un decollo dell’e-commerce, che ha fatto sì che i canali tradizionali perdessero centralità.

Ma il mondo della moda non si ferma! Sono molte le proposte tecnologiche che stanno prendendo piede al momento: un esempio è Armani che ha annunciato da poco una collaborazione con Yoox Net-A-Porter per una nuova modalità che unificherà l’inventario digitale con quello fisico. Quando un cliente ordinerà un prodotto online, e quest’ultimo non sarà disponibile in magazzino, sarà indirizzato alla boutique più vicina che si occuperà di spedirlo.

L’utilizzo della AR nelle esperienze di acquisto sono modalità ormai utilizzate da molti brand online, che si sono dilettati nella creazione di filtri personalizzati per far provare i propri prodotti ai potenziali clienti.

Ma questo è un settore in continuo sviluppo in cui ormai si inizia a parlare di S-commerce e non più solamente E-commerce.

L’AVVIO DELL’S-COMMERCE

Non è un typo, sto parlando di S-commerce, gli acquisti sui social media.

In seguito al periodo storico che stiamo vivendo ed affrontando la prospettiva è cambiata in modo notevole: c’è la necessità di inventare una strategia di vendita che consenta ai social media di diventare i centri commerciali del futuro. Ma non è obiettivo dell’s-commerce sostituire l’esperienza fisica in negozio.

Nel 2012 Mark Zuckerberg, come un vero visionario del settore, aveva già imboccato questa strada ma senza ottenere il successo sperato.

 

Fonte: facebook.com

Durante il lockdown, Facebook Inc ha anticipato l’uscita di Shops, questo ha rappresentato un’ottima opportunità per i designer indipendenti e i piccoli negozi che attraverso pochi click hanno possibilità di convertire i loro profili social in negozi virtuali.

I social infatti con la loro messaggistica dedicata consentono all’utente interessato di interagire con i brand ponendo loro domande, richieste, informazioni etc..
Gli algoritmi che le piattaforme utilizzano permettono di acquisire gusti, luogo, persone. Ed attraverso l’AI si analizzeranno le foto che un utente pubblica o mette like per poter personalizzare sempre più l’esperienza online proponendo promozioni coerenti. Oltre all’uso della localizzazione che indirizzerà la persona verso il negozio fisico più vicino.

TIK TOK E LE CAMPAGNE VIDEO

Molti brand hanno scelto Tik Tok come piattaforma per sponsorizzare i loro prodotti.

Come? Attraverso challenge, balletti, contests. Infatti, la piattaforma non solo consente ai brand di promuoversi ma lancia sfide agli utenti. Da guardare un annuncio pubblicitario si passa ad interpretarlo, gli users diventano brand ambassador di un marchio.

Fonte: tiktok.com

Così la comunicazione non è più unilaterale, dove gli utenti subiscono la pubblicità, ma iniziano a farla.

Tik Tok, con il suo divertimento e la sua creatività permette agli iscritti di diventare un trend, rappresentando per l’industria della moda un’opportunità per mostrare la personalità e il lato artistico del brand in una modalità del tutto nuova.

TWITCH

Nata come piattaforma in cui i videogiocatori condividono le loro partire in diretta e dialogano con i loro seguaci, sta diventando un’altra arena virtuale che rappresenta l’ennesima opportunità per i brand di crescere.

Potrebbe essere una modalità in cui le case di moda potrebbero trasmettere le loro sfilate. Come ha fatto la Ravensbourne University di Londra dove gli studenti di moda hanno scelto il social per mettere in onda le loro collezioni di fine corso.

Fonte: forbes.comFonte: forbes.com

A decretare il suo successo? Amazon. Infatti il colosso del web ne è il proprietario. Chissà se tra qualche anno dal guardare le sfilate su Twitch si passerà ad acquistarne i capi direttamente sul Marketplace, staremo a vedere!

SHOPPABLE LIVESTREAM

Si tratta di mini show in streaming in cui si compra di tutto, una televendita online.

A giugno a Guangzhou è stato lanciato il primo LiveStream Shopping Festival, un evento sponsorizzato da WeChat e dalle autorità locali per rilanciare l’economia.

Fonte: agencychina.con

Sessioni di live shopping, in oriente già utilizzate e di grande impatto mediatico ed economico, in cui influencer cantano, ballano, parlano. Ma soprattutto provano abiti, accessori, prodotti di bellezza, oggettistica varia e naturalmente vendono. Come? Le piattaforme utilizzate consentono di allegare un rullino foto linkabile che riporta direttamente allo shop.

Questa tecnologia è stata per la prima volta utilizzata durante il Singles Day nel 2015 (Black Friday cinese), e quest’anno si è dimostrata un’arma vincente per rilanciare gli e-commerce durante la pandemia.

In questa realtà oltre alla vendita si assiste ad una crescita della figura dell’influencer che sta entrando in una fase matura della figura stessa.
Oggigiorno, infatti vengono considerati mini-aziende di supporto per molti brand che puntano a finanziarli, a farli crescere e conoscere come si farebbe con una start-up.

Molte sono le piattaforme di influmarketing che stanno nascendo per creare una realtà dedicata all’influencer e al suo lavoro:

  • Influencer.co
  • Coobis
  • BranTube
  • SocialPubli

E molte altre Il Coronavirus ha aumentato la fiducia nel digital

Ma chi sono i top influencers delle shoppable livestrem in Oriente?

Viya, una ragazza di 34 anni in grado di vendere qualsiasi cosa, dai cosmetici al cibo confezionato. Lo scorso Aprile ha venduto il lancio di un razzo per circa 40 milioni di yuan (5,6 milioni di $).

"Nello specifico, la mia ambizione è offrire tutto ciò di cui i miei fan potrebbero aver bisogno. Campanelli, tappeti, spazzolini da denti, mobili, materassi, tutto." 

Fonte: bloomberg.com

E poi Li Jiaqi, noto come “The Lipstick King”, perché durante le sue dirette, diventate virali, testa tutte le nuance dei rossetti: in una giornata ha una capacità di vendita esagerata, 40 milioni di potenziali clienti. Dedicando non più di cinque minuti a prodotto genera vendite per 145 milioni di dollari in un solo live.

Mr Bags, nome dell’influencer Tao Liang che si è guadagnato grazie alla sua performance in cui in 6 minuti è riuscito a vendere 500mila euro di borse Tod’s in edizione limitata che l’azienda ha realizzato per lui.

Come vendono? Usando la loro credibilità, sincerità e trasparenza di giudizio

Numerose sono le aziende che stanno iniziando ad approcciarsi a questa news. Bottega Veneta, Yves Saint Laurent, Valentino hanno avviato una trattativa con Powerfront per vendere le loro collezioni.

Ma non passa inosservata l’attenzione che Amazon sta dedicando a questa rivoluzione. Jeff Bezos ha seguito l’onda delle shoppable livestream spingendo per la crescita di Amazon Live

Fonte: Amazon.com

A questo servizio può accedere chiunque, ma non tutti possono avere la possibilità di vendere. La selezione degli influencer è filtrata tramite i loro social che vengono valutati e poi se soddisfano i requisiti otterranno un link dedicato e ricevendo una commissione tra il 3 e l’8% su ogni articolo venduto.

LA RIVOLUZIONE DELLA REMOTE CLIENTELING

Creare connessione autentica tra azienda e cliente anche se è filtrata da uno schermo è possibile. Lo dimostra Gucci, con il suo nuovo progetto Gucci Live, che si presenta come uno studio interattivo in cui la commessa o il commesso mostrano in diretta le peculiarità di ogni prodotto e rispondono alle domande dei potenziali clienti collegati in diretta. Il suo obiettivo è quello di ricreare la store experience che durante questa emergenza sanitaria è venuta a mancare un poco.

Fonte: vogue.it

Perché è sempre stato uno dei pilastri della Maison, la personalizzazione. In questo caso hanno voluto superare l’uso dei bot automatici nelle chat  e rendere l’esperienza di acquisto sempre più singolare nonostante ci siano altre persone nella live.

Non ci resta che attendere altre innovazioni tecnologiche e osservare lo sviluppo di queste nuove modalità! 

Il Coronavirus ha aumentato la fiducia nel digitale.