2. PORSCHE E BOEING  PER LA FLYING REVOLUTION

2. PORSCHE E BOEING PER LA FLYING REVOLUTION

di Antonino Ferro
Tempo di lettura: 3 minuti

Molte aziende scommettono sulla nuova frontiera del flying car per rivoluzionare i viaggi di media distanza nelle città e nelle aree suburbane. Da Boeing a Uber,  lo sviluppo dei primi veicoli a decollo verticale e in doppia configurazione stradale/aerea saranno la nuova conquista del business. La casa automobilistica tedesca Porsche annuncia ufficialmente la collaborazione con Boeing, la più grande azienda nel settore aerospaziale, per introdurre una vera rivoluzione nell’ambito della mobilità urbana. Le auto che si alzeranno in volo e in un sol colpo si lasceranno alle spalle i problemi del traffico stradale rappresentano la futura frontiera della mobilità. Dopo vari esperimenti ai diversi prototipi di start-up e aziende hi-tech che negli ultimi anni hanno effettuato vari test di volo in giro per il mondo, anche i più grandi brand del settore automobilistico iniziano a dimostrare un interesse concreto verso questo campo, che sembrerebbe destinato ad esplodere nel prossimo decennio anche se per molti sembrerebbe ancora qualcosa di futuristico. Si tratta di un accordo che ha come obiettivo quello di esplorare le possibilità di sviluppo dei veicoli terra-aria per il trasporto privato.

Le Porsche voleranno è accordo con Boeing

Fonte: motor1.com

Porsche, come spiegato da Detlev von Platen, membro del CDA del reparto vendite e marketing della Casa tedesca, scommette in maniera decisa sul fronte auto volanti: “Stiamo combinando la forza di due aziende leader internazionali per puntare ad un segmento di mercato potenzialmente importantissimo in futuro.” Porsche mira ad un miglioramento nell’ambito della produzione di automobili sportive e volanti, diventando un marchio leader della mobilità premium. Le aziende lavoreranno congiuntamente per valutare tutti gli aspetti relativi allo sviluppo di un velivolo ad alimentazione elettrica, in grado di decollare ed atterrare in verticale come un elicottero, e che quando si muove in strada possa garantire le prestazioni di una Porsche.

La casa automobilistica ha recentemente tolto i veli alla prima automobile elettrica, la Taycan, ma sembra voler guardare più lontano. La casa automobilistica tedesca  intende allargare i suoi orizzonti come costruttrice di vetture sportive, diventando un brand leader nella mobilità del flying car. A lungo termine, questo potrebbe voler dire passare alla terza dimensione del viaggio. Aurora Flight Sciences, a tal proposito, sta già sviluppando un concept che anticipa le forme di un veicolo capace di decollare verticalmente e di atterrare. Il prototipo verrà successivamente costruito e collaudato. Porsche e Boeing sono uniti sotto questo punto di vista dalla precisione dell’ingegneria, dallo stile e dall‘innovazione.

Porsche volanti

Fonte: motor1.com

Per quanto visto finora l’elettrificazione delle auto ha trovato in poco tempo un grande filone di sviluppo  grazie al passaggio intermedio di soluzioni ibride e piattaforme che offrono  spazi  adeguati ai componenti elettrici in sostituzione dei classici mezzi a combustione che diventano una risorsa sempre meno disponibile. Interessante sarà capire se Boeing e Porsche lavoreranno su un concetto di “drone” o su propulsori che cambiando posizione sono in grado di dare anche spinta forte per maggiore velocità. Si ricorda che Porsche già nel passato si era lanciata nell’aviazione prestando dei suoi motori ma con scarso successo; ora la sfida è decisamente più ambiziosa. Boeing non è l’unica realtà del settore degli aeromobili a muoversi verso lo sviluppo di auto volanti.

Lo scorso anno, la rivale Airbus ha annunciato un’intesa con Audi proprio in questo settore. Secondo uno studio condotto da Porsche nel 2018, il mercato della mobilità urbana aerea dovrebbe accelerare a partire dal 2025, il trasporto privato terra-aria è la prossima frontiera di business, l’obiettivo è esplorare le possibilità di sviluppo di questi velivoli. Tuttavia, i nodi da sciogliere sono ancora  moltissimi. L’aver già annunciato un veicolo premium significa anche costi elevati e numeri limitati. Quindi calcolando che siamo nel 2020 sarà difficile che in cinque anni giri un Boeing-Porsche,  ma forse non per chi frequenta alcuni paradisi come Dubai dove non vedono l’ora di salire su questi mezzi che si muovono in aria. Il rapporto del: The future of vertical mobility, realizzato da Porsche Consulting afferma che entro entro il 2035 ci saranno 23mila veicoli elettrici a decollo verticale sulle metropoli del mondo (la sigla internazionale che identifica queste auto volanti è eVTOL).

Auto volanti. Porsche fa un accordo con Boeing

Fonte: motor1.com

Molto attivo in questo settore è anche Uber Air, il ramo aziendale di Uber che sta progettando un servizio di taxi volanti, pronto per la fase di sperimentazione negli Stati Uniti, già dal 2020. Per la commercializzazione, le stime fanno ipotizzare una decina di anni, in tempo per le Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Dunque entro il 2030, secondo Dara Khosrowshahi, CEO di Uber, potrebbe iniziare il servizio di aerotaxi, prenotabile con un’App e dai costi non proprio accessibili. Il colosso che costruisce aerei di linea, Airbus, a fine gennaio ha testato il primo taxi volante senza pilota: si chiama Vahana e ha volato per meno di un minuto ad un’altezza di cinque metri dal suolo. Ovviamente è un prototipo che rende evidente il livello di investimento tecnologico ed economico dietro a questi taxi del futuro. Nessuno vuole arrivare ultimo. Infatti della partita fanno parte oltre Boeing anche la startup di Larry Page, fondatore di Google.
Restano però, tanti problemi a cui dare soluzione. Prima di tutto la sicurezza dei mezzi e l’incolumità dell’utente, poi la durata delle batterie trattandosi di velivoli ad alimentazione elettrica e infine il grande muro da abbattere sarà soprattutto la logistica degli hub urbani per consentire decollo ed atterraggio da una parte all’altra della città. Chissà cosa potrebbe accadere in città come Milano e Roma, dove al traffico terrestre si aggiungerebbe quello aereo.

3. LINKEDIN EVENT: OFFLINE BUSINESS NETWORKING

3. LINKEDIN EVENT: OFFLINE BUSINESS NETWORKING

di Federica Montalbano
Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 2002 Reid Hoffman con la collaborazione di Allen Blue, Konstantin Guericke, Eric Ly e Jean-Luc Vaillant danno vita alla piattaforma di business più famosa degli ultimi tempi: LinkedIn. Questa piattaforma, dedicata solo ai professionisti, permette di incontrarsi e discutere di lavoro e business in rete, pubblicare il curriculum vitae, progetti lavorativi e offerte di lavoro attraverso cui trovare nuovi collaboratori. Il social network si pone come obiettivo quello di creare una rete di professionisti e aziende per produrre uno scambio di contatti e informazioni

Oggi è il leader indiscusso dei social network per cercare lavoro ed intrecciare relazioni professionali, scambiando idee e nozioni con la propria rete. Viviamo nell’era in cui i social scandiscono la nostra vita, li usiamo per raccogliere informazioni sui prodotti, sugli eventi, sulle news e molto altro ancora. Ci fidiamo della nostra rete perché fanno parte della nostra vita, perché al di fuori del social abbiamo delle relazioni sociali con loro. Proprio per questo LinkedIn lancia la funzione “Eventi” per connettere nella vita offline la rete di contatti che abbiamo online. 

AJay Datta, Head of Product, India di LinkedIn, afferma che “Su LinkedIn, il nostro obiettivo principale è aiutare i nostri membri a connettersi e costruire relazioni professionali e durature. Le interazioni faccia a faccia sono la chiave per realizzare questa visione e dare vita alle comunità online. Con questo lancio, i nostri membri hanno ora una strada sicura e affidabile per interagire con la loro rete online e offline. Li vediamo usare questo prodotto per ospitare incontri di rete, workshop, incontri di ex studenti, lancio di prodotti e altri incontri faccia a faccia”. 

Questa nuova funzione al momento è disponibile solo in alcuni paesi ma nel giro di un mese anche chi ancora non riesce ad usufruirne potrà organizzare eventi con la propria rete. Gli utenti potranno interagire con un evento come organizzatori, creandolo e definendone ogni dettaglio, oppure come partecipante dopo aver ricevuto l’invito. Tutti coloro che hanno aderito ad un evento, possono estendere l’invito alla propria rete di contatti, così da coinvolgere l’intero network ed ampliare le proprie conoscenze.

Schermata di Linkedin Events per creare una propria community

Fonte: ninjamarketing.it

Il mondo degli eventi offline per LinkedIn non è una novità, già nel 2014 aveva creato la connected app, oggi nota come la funzione “nelle vicinanze”. Per esempio, durante una conferenza lo speaker può chiedere alla platea di attivare tale funzione per potersi connettere con tutti coloro presenti in sala. In questo modo si attiva una specie di radar che elenca tutti gli account LinkedIn nelle vicinanze che hanno deciso di attivare la funzione “nelle vicinanze” nello stesso momento. In questo modo tutti possono vedere con chi stanno condividendo la platea e aggiungerlo alla propria rete. 

Coloro che adesso popolano il mondo del business online, sono i cosiddetti Millennials e la Generazione X, che quando andavano al liceo e conoscevano qualcuno lo aggiungevano su Facebook oggi invece, quando al lavoro o in qualche evento di business conosciamo qualcuno la prima cosa che facciamo è cercarlo su LinkedIn e chiedergli il collegamento. Condividere i propri percorsi professionali e chiedere il parere della propria rete amplifica il concetto di community e attraverso questa nuova funzione, che il leader dei social per il business ha lanciato, non si vuole far altro che amplificare e rafforzare il concetto di community disposta ad incontrarsi e a confrontarsi non stando davanti uno schermo ma faccia a faccia. 

 

PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA 2019

PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA 2019

di Roberto Faraci
Tempo di lettura: 2 minuti

Oggi, lunedì 14 ottobre, a Stoccolma, è stato assegnato il premio Nobel per l’Economia a ben tre economisti, Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer, per l’approccio sperimentale nella lotta contro la povertà globale. I tre vincitori hanno diritto a 9 milioni di corone svedesi da dividersi tra loro.

I vincitori

L’indiano Abhijit Banerjee e la franco-americana Esther Duflo, marito e moglie, insegnano al Massachusetts Institute of Technology. L’americano Michael Kramer, invece, è docente ad Harvard. Stiamo parlando di tre “giovani” vincitori, in quanto tutti sotto i 60 anni. Ma il membro del trio che merita un occhio di riguardo è Esther Duflo. L’economista franco-americana non solo è la più giovane vincitrice di un premio Nobel per l’Economia, con i suoi 46 anni, ma è anche la seconda donna della storia a ricevere questo prestigioso riconoscimento. Proprio su questo tema ha deciso di soffermarsi la giovane economista: “Sono onorata. Questo premio è la dimostrazione che è possibile per una donna avere successo ed essere riconosciuta per i propri successi. Spero di poter essere un esempio per moltissime donne”.

La foto mostra i tre economisti che hanno vinto il premio nobel per l'economia

Fonte: repubblica.it

Lotta contro la povertà globale

Il Comitato per i Nobel, nell’annunciare i vincitori, ha sottolineato i grandi risultati ottenuti dalle ricerche dei tre giovani economisti, in grado di “migliorare enormemente la nostra capacità di lottare in concreto contro la povertà”. E ancora, è stato evidenziato “il grande contributo nell’introduzione di un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili sui modi migliori per combattere la povertà globale”. Un ruolo chiave è stato giocato dai numerosi studi e ricerche sul campo. In particolare, Kramer ha dimostrato quanto possa essere efficace un approccio sperimentale, usando test sul campo per mettere alla prova una serie di interventi che avrebbero potuto migliorare i risultati scolastici nel Kenyaoccidentale“. Gli studi di Banerjee e Duflo, molto simili a quelli di Kramer, in quanto spesso condotti in collaborazione, sono stati effettuati in altri paesi, tra cui l’India. In sostanza, grazie ad uno di questi studi, più di 5 milioni di ragazzi indiani hanno beneficiato di programmi scolastici di tutoraggio correttivo.

TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI… LA CATENA DI MONTAGGIO COMPIE 106 ANNI!

TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI… LA CATENA DI MONTAGGIO COMPIE 106 ANNI!

di Samuela Maggio
Tempo di lettura: 2 minuti

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.”

Era questa la filosofia di Henry Ford, uno dei fondatori della Ford Motor Company e padre del fordismo. Ma facciamo un piccolo passo indietro… 

Chi è Henry Ford?
Henry Ford nasce il 30 luglio 1863 a Greenfield, Michigan, e si appassiona ai motori da giovanissimo. A soli 15 anni aveva già costruito il primo motore a vapore! Nel 1908, con l’introduzione della Model T, realizzò il suo sogno di produrre un’automobile dal prezzo concepibile, affidabile ed efficiente.

Fonte: thehenryford.org

Sebbene la catena di montaggio nacque con Frederick Taylor, è ad Henry Ford attribuito il merito  per l’effettiva applicazione di tale metodo, avvenuta il 7 ottobre 1913. Taylor intuì che, per ottimizzare il lavoro, sarebbe stato conveniente dividere il sistema produttivo in tante piccole unità, elementari e replicabili, che permettevano di risparmiare tempo ed energia. La giornata lavorativa degli operai della catena di montaggio consisteva, quindi, nel continuo svolgimento di determinati movimenti ed operazioni.

Henry Ford, forte della sua innovativa mente imprenditoriale, oltre ad aver applicato il metodo del collega Taylor nell’industria automobilistica, incentivò i suoi operai innalzando i salari. Il risultato si tradusse in un benessere mai conosciuto tra le classi operaie, a cui venne permesso di diventare i consumatori del bene da loro stessi prodotto. Bastò soltanto un’ora per la realizzazione di un’automobile, al contrario delle 12 precedenti. Questo fenomeno, spesso definito anche come “ideologia”, passò alla storia come fordismo e, grazie alla sua efficacia, si diffuse rapidamente nel mondo dell’industria di ogni settore.

Fonte: ansa.it

Oggi la catena di montaggio continua ad esistere e a dare grandi risultati, influenzata dall’odierno progresso tecnologico: si è infatti evoluta, automatizzandosi al punto da essere popolata da robot industriali, i nuovi sostituti degli operai.

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo” – Henry Ford

 

1.  FACEBOOK INSIEME A LUXOTTICA PER REALIZZARE NUOVI SMART GLASSES

1. FACEBOOK INSIEME A LUXOTTICA PER REALIZZARE NUOVI SMART GLASSES

Di Lyubomir Lazarov
Tempo di lettura: 3 minuti

Facebook starebbe lavorando ormai da due anni, nei suoi stabilimenti di Redmond (Washington), alla realizzazione degli occhiali con realtà aumentata, però la difficoltà nel progetto ha spinto la società di Menlo Park a chiedere aiuto.
Ecco cosa ci faceva il CEO Mark Zuckerberg, nel Bellunese lo scorso maggio, alla corte di Leonardo del Vecchio, presidente di Luxottica.
Come riporta la CNBC, Facebook e la casa madre dei Ray-Ban avrebbero stretto una partnership per la realizzazione degli smart glasses con la realtà aumentata che dovrebbero essere pronti per il commercio tra il 2023 e il 2025, secondo fonti interne.
Facebook si è rifiutata di commentare mentre da parte di Luxottica, per ora, non giungono dichiarazioni ufficiali. Però le fonti sono molto affidabili quindi aspettiamo solo una conferma da parte delle due aziende che sicuramente vorranno tenere il progetto al più lungo possibile segreto, in modo da evitare fughe di informazioni. 

Smart Glasses innovativi con realtà aumentata

Fonte: Getty images

Il progetto, secondo fonti interne, è denominato “Orion” ma non sappiamo se verrà commercializzato con questo nome o se verrà trovato qualcosa di più accattivante.
Nel prossimo futuro, questi occhiali sostituiranno gli smartphone, consentendo di ricevere chiamate, mostrare informazioni agli utenti in un piccolo display montato direttamente sulla lente che sarà controllato e gestito da un assistente vocale di intelligenza artificiale. Infatti, all’inizio di quest’anno, è stato riferito che Facebook stava già lavorando a un proprio assistente vocale per competere con Alexa di Amazon, Siri di Apple e con l’Assistente di Google.
La società di Mark Zuckerberg è al lavoro da almeno due anni per sviluppare questo progetto nei suoi Reality Labs a Redmond. Lo sviluppo però non è di facile realizzazione proprio per questo  l’azienda si è affidata un partner molto più esperto nel settore.L’idea è che il prodotto non deve essere solo funzionale e innovativo, ma anche leggero, compatto e alla moda. Ed è qui che entra in campo Luxottica che vanta un’esperienza unica nel settore degli occhiali da sole/vista. 

Ragazza con occhiali smart

Fonte: psbprivacyesicurezza.it

Il mercato di questi weareble (dispositivo indossabile) però finora non è mai “esploso”, anzi si è mostrato molto schivo e diffidente. Tuttavia, Mark Zuckerberg ha un forte interesse a portare a termine il progetto tanto da chiedere al capo dell’hardware Andrew Bosworth di dare la priorità ad “Orion”.
Come andrà a finire? Per conoscere la risposta non ci resta che aspettare!

 

 

2. SPOTIFY LANCIA ” YOUR DAILY DRIVE”:  UN NUOVO MODO DI VIVERE LA RADIO

2. SPOTIFY LANCIA ” YOUR DAILY DRIVE”: UN NUOVO MODO DI VIVERE LA RADIO

Di Roberto Faraci
Tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte ti sarà capitato di essere alla guida prima di recarti a lavoro, all’Università o magari al cinema, e trovare casualmente uno dei tuoi pezzi musicali preferiti proprio quando sei giunto a destinazione? E in quante occasioni non hai aperto lo sportello dell’auto fino alla fine della canzone? Se la tua risposta è stata “Sempre”, non ne siamo sorpresi, e neanche Spotify.

Fonte: bigbizstudio.com

Un problema, una soluzione!
La piattaforma per lo streaming musicale più famosa al mondo, Spotify, ha analizzato un problema che probabilmente accomuna tutti noi: il bisogno fisiologico di ascoltare i nostri brani musicali o podcast preferiti durante i nostri viaggi quotidiani in auto, men che meno se la nostra destinazione è l’ufficio o l’azienda dove lavoriamo. Ognuno di noi ha quel bagaglio di brani o podcast che rappresenta un motivo di svago, relax o adrenalina prima di affrontare una lunga giornata lavorativa. L’idea è arrivata da una semplice intuizione di cui non parliamo mai, ma che accomuna tutti noi: proprio la voglia che la canzone finisca prima di iniziare qualunque altra cosa. Per questo, con il solito umorismo di Spotify, abbiamo voluto ricordare alla gente che anche guidare può essere una bella esperienza con la colonna sonora perfetta” – ha affermato Alex Bodman, direttore creativo di Spotify.

Fonte: adage.com

 

Tradizione e innovazione
Lo si sente dire spesso, il modo più immediato per avere successo è “un occhio al passato e uno al futuro”. Spotify ha ragionato proprio così. Quando ascoltiamo la radio, un ruolo chiave è giocato dalla fortuna: beccare il nostro brano preferito o una notizia che può interessare non è facile, e il più delle volte si rischia di trascorrere il viaggio in macchina con la speranza che quel momento arrivi, ma l’unica cosa a cui si giunge è la destinazione. Spotify, è noto, conosce esattamente i nostri gusti e le nostre preferenze: Daily Mix e Discover Weekly sono solo due degli esempi più conosciuti. Ma se fino ad ora abbiamo sempre pensato di non poter mai avere un mix creato appositamente per i nostri viaggi in auto, ci sbagliavamo di grosso: “Your Daily Drive” è come una radio creata apposta per noi.

Your Daily Drive
Uno dei punti di forza del colosso di streaming musicale è sicuramente la capacità di innovare e differenziarsi continuamente dalla concorrenza. Spotify non si accontenta mai, nemmeno dopo il primo trimestre di questo 2019, che ha registrato oltre 100 milioni di abbonamenti su un totale di più di 215 milioni di utenti in tutto il mondo. Ed ecco che la società continua a sperimentare, e lo fa creando continuamente playlist innovative e sempre più personalizzate: Your Daily Drive è l’ultima creazione di Spotify, attualmente disponibile solo negli Usa

Fonte: idownloadblog.com

 

Questo nuovo mix personalizzato di brani musicali e podcast, oltre a rendere unico, come già detto, un quotidiano viaggio in automobile, permette alla piattaforma di puntare in maniera dirompente proprio sui podcast, obiettivo dichiarato già da diversi anni. A livello economico, è previsto nel 2019 una spesa di ben 500 milioni di dollari.
Il nuovo esperimento sta riscuotendo un buon successo in America, e la nostra speranza è chiaramente la possibilità di sfruttare i suoi benefici anche in Italia, in quanto, come ha affermato il responsabile di Marketing di Spotify, June Sauvaget, “guidare e ascoltare musica o notizie è una routine universale per un grandissimo numero di persone“.

 

 

 

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