IL GRANDE BLUFF DEL BLUE MONDAY

di Dario Consoli
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Ogni settimana un lunedì si sveglia e sa già che lo insulteranno tutti. Si sa, il lunedì non è mai stato il giorno più atteso della settimana, anzi! Si dice che ci siano due tipi di persone: quelli che odiano il lunedì… e quelli che sono in ferie. Oggi in particolare, se questa giornata non vi è andata proprio giù ed avete l’impressione di aver trascorso il lunedì più “lunedì” di sempre, non vi sbagliate affatto; gli anglosassoni lo hanno battezzato “Blue Monday”, letteralmente “lunedì triste”, indicando con tale nome il giorno in assoluto più deprimente dell’anno. Sì, proprio così, avete appena trascorso la giornata più triste per eccellenza. E non siamo noi a dirvelo, ma niente popò di meno che la scienza! L’individuazione di questa data, il terzo lunedì del mese di gennaio, viene attribuita a Cliff Arnall, psicologo presso l’Università di Cardiff, che nel 2005 tramite una formula matematica che incrociava variabili come il meteo, i sensi di colpa per i soldi spesi durante le festività natalizie, il calo di motivazione dopo le vacanze e la crescente necessità di darsi da fare, individuò il Blue Monday.

Non ci credete? Ecco a voi la famosa equazione

Continuate a non crederci? Beh, fate più che bene!

Dietro questa strana ricorrenza in realtà si cela una curiosa ed interessante strategia di Marketing. Il grande bluff del Blue Monday è stato infatti architettato dai creativi di Sky Travel, il canale Tv specializzato in viaggi, che per incentivare le vacanze post-Natale, decisero di fare leva su quella sensazione di malinconia che arriva dopo un periodo prolungato di feste. Un mix tra pseudoscienza e tecniche di comunicazione aggressive diedero vita ad una campagna pubblicitaria geniale trasformatosi in fenomeno virale. Vero o no infatti, gli esperti oggi fanno a gara per trovare la giusta ricetta per non essere schiacciati dalla tristezza del nuovo anno. Per superare il Blue Monday è necessario prendere consapevolezza che c’è bisogno di agire, fare qualcosa che ci renda felici, che ci faccia star bene.

E cosa c’è di meglio di una bella vacanza? La trovata pubblicitaria di Sky Travel funzionava più o meno così; prenotare il prossimo viaggio era la soluzione proposta dalla compagnia inglese per spronare i cittadini a fare le valigie e partire, abbandonando alle spalle tutti i malesseri… ed aumentare le vendite delle agenzie di viaggi in un periodo un po' morto dell’anno.

Più che scienza quindi, una vera e propria bufala ben escogitata ed architettata. Secondo le ricostruzioni del Guardian, la storia della formula scientifica di Arnall era stata montata a tavolino da un’agenzia di marketing e comunicazione, e la firma dello studioso serviva solo per dare autorevolezza alla fantomatica teoria. Sembra infatti che prima dello psicologo della Cardiff Univeristy, furono offerti soldi ad altri scienziati e ricercatori affinché si intestassero la teoria scientifica del Blue Monday. Tuttavia, non si può negare che le basi sulla quale si fonda il lunedì più triste dell’anno non sono poi così tanto assurde. Ovviamente non esiste alcun calcolo scientifico o fondamento certo, ma le ragioni del malessere di inizio anno effettivamente sono solite presentarsi in ognuno di noi: l’inverno con le sue giornate fredde e ancora poco piene di luce, la consapevolezza che le prossime festività sono lontane, l’estratto conto della carta di credito in negativo a causa dei tanti regali di Natale.

Insomma, nonostante la consapevolezza che si tratti di un falso mito, la leggenda del Blue Monday ha creato un vero e proprio fenomeno popolare con ripercussioni al limite della credibilità, soprattutto nel Regno Unito, dove ogni lunedì di gennaio si tengono campagne per la prevenzione della depressione da Blue Monday, o dove molte persone chiedono ed ottengono dalle proprie aziende il giorno libero o una riduzione degli orari di lavoro.

L’alta viralità social del fenomeno non sfugge a chi si occupa di marketing e comunicazione; sono tanti i brand che cavalcano l’onda del “lunedì nero” attuando strategie di Real-Time Marketing, come in passato hanno fatto ad esempio Tempo ed Estathé.

 

Che sia finzione o che sia realtà, l’invito è quello di non farsi condizionare più di tanto ed affrontare questo lunedì come tutti gli altri giorni della settimana, e se proprio lo reputate un giorno non tanto felice provate a guardare il bicchiere mezzo pieno: il lunedì d'altronde è il giorno della settimana più distante dal lunedì successivo! Quindi Keep Calm e buon inizio di settimana a tutti!

 


Novità da Google Maps: arrivano le chat

di Veronica Amato

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"See your messages with local businesses in Google Maps". Con un post su un blog aziendale, Google annuncia così la nuova funzione per Maps. Ma di cosa si tratta esattamente?

Fra non molto sarà reso disponibile dalle mappe di Google il servizio di chat che consentirà a tutti gli utenti di entrare direttamente in contatto con ristoranti, pasticcerie, negozi d’abbigliamento, cinema e altre attività aderenti.

L'implementazione pensata da Google è completa: partendo dall'app My Business, i gestori di attività commerciali potranno inviare e ricevere messaggi, ma non sarà solo questa l’unica novità apportata. Sarà infatti inserita una sezione recensioni riservata a tutti i clienti. Le aziende potranno così rispondere alle recensioni, vedere i clienti che seguono l'attivita e sviluppare quindi un'interazione a 360°.

Non è tutto: con il nuovo tasto Pubblica si potranno caricare foto, condividere le informazioni delle imprese commerciali, creare delle offerte e ricevere le notifiche ogni volta che il cliente interagisce con la scheda di Google. Il tutto grazie a My Business.

L’idea chiave secondo cui si basa Google nell’apportare innovazione tecnologica è che i singoli individui abbiano la necessità di autogestirsi, ed è proprio in quest'ottica che interviene la società nella ricerca di soluzioni alle esigenze dei propri clienti.

Una strategia customer oriented che vede il colosso tecnologico in continua crescita. Da Chrome a Maps, da Calendar a Drive e Fit, ecco dunque come Google continua ad ampliare l'assortimento di servizi offerti cercando di rendere le proprie piattaforme pratiche e facilmente utilizzabili da qualsiasi tipologia di utente, consumer o business che siano.

 


Quando un’esperienza divertente può diventare la base di un business. È Flying Tiger mania!

di Roberta Signorino Gelo
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Temperamatite a forma di naso, cartelle a pois, pupazzi di forma quadrata e caramelle all’ananas e liquirizia. Questi e molti altri, sono gli oggetti venduti dall’eccentrica azienda a marchio Flying Tiger, danese di nascita e ormai affermata in tutta l’Europa e oltre nel settore dell’oggettistica. Da pochi giorni è approdata anche a Parma e si può ancora osservare una fila interminabile di persone di tutte le età davanti allo store della trafficata via D’Azeglio.

Ma qual è l’elemento che rende questa catena di negozi irresistibile? Quello che Flying Tiger fa sostanzialmente è divertire i clienti con una filosofia che si basa sul regalare un’esperienza attraverso la semplice visita dei loro punti vendita. Per far ciò, questi ultimi presentano un’accurata strutturazione che consente di riunire in una composizione organica la numerosità dei piccoli prodotti venduti che solo apparentemente sembrano non aver nulla in comune. Tutto è dominato da un arredamento tipicamente scandinavo e vi è una perfetta fusione tra il bianco delle attrezzature espositive e gli accesi colori della merce esposta, risaltata ulteriormente da numerose luci.

Le varie leve di visual merchandising utilizzate hanno comunque un altro obiettivo finale, che è quello di stimolare gli acquisti d’impulso puntando sulla parte emozionale che incide sulla decisione di acquisto. Il motore che consente tutto questo è dato anche dal layout del punto vendita che crea un percorso obbligato per il consumatore, il quale avrà la possibilità di ammirare ogni angolo e soffermarsi per provare ogni piccolo e divertente gadget. L’aspetto esperienziale è inoltre connesso alla spensierata musica di sottofondo, spesso collegata alle festività del momento (ad esempio le melodie natalizie a dicembre) e ad accurati elementi di layout merceologico che raggruppano i prodotti per occasione di consumo: l’insieme “bicchieri colorati, bandierine, piattini, e stampini per biscotti” evocherà l’idea di una festa, e così via con gli articoli di cancelleria, sportivi, per l’arredamento, per il bagno e gli alimentari. Immerso in questo mix, il consumatore non può che rimanere attratto e divertito da questi stravaganti oggettini e si ritroverà probabilmente, alla fine del suo percorso, ad aver acquistato articoli che non avrebbe mai immaginato prima del suo ingresso.

Quello che rende Flying Tiger un business ampiamente differenziato è la scelta voluta di andare controcorrente: essa ha deciso infatti, e proprio su questo si fonda il suo punto forte, di operare esclusivamente offline in un’era in cui gli e-commerce costituiscono margini di profitto rilevanti per la maggior parte delle grandi imprese affermate nei mercati internazionali.

Inoltre, fino agli inizi del 2016, i suoi top marketer non avevano la minima idea di come l’azienda avesse avuto un tale successo anche sulle piattaforme social; Klauss Vemmer, Head of Global Marketing del brand per l’appunto affermò «Abbiamo 1.4 milioni di followers e non sappiamo chi siano. È senz’altro un bene ma come dovremmo comunicare con loro? Abbiamo intrapreso campagne, ci stiamo spingendo in nuovi mercati, ma non stiamo realmente lavorando in maniera strutturata e non stiamo imparando nulla». Tale circostanza scaturiva dal fatto che il vantaggio competitivo creato era frutto di una strategia non intenzionale, scaturita dall’irresistibilità dei piccoli oggetti venduti, dal design, dal loro prezzo imbattibile e da un passaparola generale da parte dei clienti che venivano completamente conquistati dai punti vendita. Fortunatamente, nel corso dello stesso anno, Flying Tiger ha compiuto dei passi da gigante tramite adeguati piani di social media marketing che l’hanno resa attiva sulle piattaforme online, un processo di re-branding e ulteriori rafforzamenti dell’identità aziendale.

Flying Tiger è un caso di successo che dimostra come ancora oggi nel 2018 il canale fisico abbia ancora la sua importanza e come un’esperienza divertente possa risiedere alla base di un business.
E tu sei già stato rapito da questo brand?


INSTAGRAM E SHOPPING: ARRIVANO 3 NUOVE FUNZIONI

di Federica Montalbano
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Nella settimana più frenetica dell’anno per quanto riguarda gli acquisti, Instagram lancia tre nuove funzioni per lo shopping che renderanno più visibili i prodotti che i profili Business vogliono promuovere.

Il Black Friday è il giorno più atteso per tutte le attività commerciali, online e offline, è una giornata di shopping sfrenato a caccia dell’acquisto perfetto prima dei grandi saldi invernali.

Instagram non poteva perdere l’occasione per ricordare ai suoi utenti che oltre ad essere una piattaforma di condivisione di esperienze ed immagini è anche una piattaforma di business.

Fra le nuove funzioni di Instagram vi è la lista acquisti. Con questa nuova feature gli utenti avranno un’opzione simile a quella dei siti degli acquisiti online, potendo salvare i prodotti che gli interessano.

Ma come funziona? Semplicemente, basta toccare il tag di un prodotto in una storia o in post del proprio feed. Attraverso l’icona di salvataggio nell’angolo in basso a destra dell’immagine vi sarà l’opzione “Salva in acquisti”. In questo modo l’user potrà accedere alla raccolta acquisti dal proprio profilo sfogliando gli elementi salvati.

Un’altra funzione è acquista tramite video. In questo modo sarà possibile acquistare i prodotti direttamente dai video, grazie al pulsante shopping posto nell’angolo in basso a sinistra del video stesso. Premendo il pulsante si potranno visualizzare i prodotti sponsorizzati, il loro prezzo e accedere alla scheda prodotti che fornirà una descrizione più accurata.

Inoltre, i profili Business avranno una sezione Shopping in cui mostrare i prodotti, totalmente rinnovata. Con ciò si punta a facilitare la visione di tutti i prodotti presenti all’interno di un post, di un video o di una storia. Attraverso questa funzione gli utenti potranno sfogliare l’intero catalogo dell’azienda che ha chiesto la sponsorizzazione. La sezione del negozio includerà un feed di immagini dei prodotti sulle quali è possibile fare clic per visualizzare le informazioni.

In questo modo Instagram da vetrina fotografica diventa una vetrina per i rivenditori i quali possono liberamente mostrare i loro prodotti senza effettuare molti sforzi. Tutte queste funzioni così intuitive per l’utente alla fine non sono altro che soluzioni pratiche per apportare benefici ai marchi rendendo ancor più visibile il loro portafoglio prodotti.

 


WELCOME HOME | Caffeina

di Manuela Fiku
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Caffeina è nota a tutti come digital agency. Quello che tutti magari non sanno però è la storia, tra passato, presente e futuro. 


Cosi come per le persone, conoscere la storia di un’azienda ti permette di capirne e apprezzarne l’identità. Caffeina ha una bellissima storia e una meravigliosa identità ed entrambe sono state raccontate e valorizzare al meglio dai tre soci fondatori Tiziano Tassi, Henry Sichel e Antonio Marella oltre che dagli special guest che si sono alternati: dal sindaco Federico Pizzarotti, a Nicola Rosi, passando per Andrea Amico, Alessandro Casu, Francesco Orlando, Daniele Chieffi, Maria Cristina Origlia e Mauro Del Rio.


Quello che è emerso è stato un percorso in salita, fatto di sacrifici, idee persone e valori, concretizzati oggi nel rebranding con il nuovo logo e soprattutto il nuovo Head Quarter.

Abbiamo centinaia di foto scattate all’inaugurazione dell’HQ di Caffeina | Ideas Never Sleep. ma credo che questa sia una delle più significative.

È la foto di una scritta su una delle pareti degli uffici e racchiude probabilmente i concetti chiave che stanno alla base di quest’azienda.

Crescita.
Perché Caffeina è una startup nata nel 2012 che è riuscita a crescere in maniera sostenibile arrivando ad avere oggi più di 110 dipendenti e un portafoglio clienti da far invidia. Questa crescita prevede evoluzioni, alleanze e nuove idee.

Idee.
Come dicono sempre loro “ideas never sleep” e dopo una giornata intera passata in quest’azienda posso confermare: non si fermano mai. Hanno ridefinito il concetto di agenzia digitale ma non solo. Tante le novità presentate, tra queste la digital academy.

Impatto.
Il loro modo di operare mira alla creazione di valore per i dipendenti, i clienti, l’azienda stessa e persino la comunità. Caffeina investe in formazione, in creazione (in quanti hanno provato la VR?), in sostenibilità ambientale e satisfaction sia dei dipendenti sia dei clienti.

Amazing.
(non lo traduco perché in inglese rende di più). La prima cosa che ho pensato quando sono entrata nell’HQ è stata “tutto questo è pazzesco” e ora, post evento, posso riconfermare che tutto ciò che fanno e che sono è veramente pazzesco.

L’evento, suddiviso tra speech e party, tra ufficio e rooftop, è stato qualcosa di incredibile, un’occasione per far incontrare dipendenti e clienti, amici e parenti.

 

Il team di Oikosmos ha partecipato cercando nel suo piccolo di contribuire a qualcosa di grande e siamo grati ai fondatori di Caffeina per averci dato questa opportunità.

Auguriamo un enorme in bocca al lupo a Tiziano, Henry, Antonio e a tutti i coloro che contribuiscono a rendere Caffeina unica.

E mi raccomando, #NeverSleep.

 

 


Finalmente Starbucks in Italia! Cosa aspettarsi e cosa c’è dietro l’apertura dello store più discusso dell’ultimo periodo

Di Roberta Signorino Gelo

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Fan italiani della famosissima catena di caffetterie in american style, siete stati finalmente accontentati!

È avvenuta infatti pochissimi giorni fa, il 7 settembre nel cuore di Milano, l’attesissima inaugurazione del primo punto vendita a marchio Starbucks sul territorio italiano. La frenesia e il desiderio di assaggiare tutti i prodotti del brand non è tardata ad arrivare e a distanza di 4 giorni infatti piazza Cordusio è ancora dominata da una fila interminabile di gente che vuole varcare l’ingresso del nuovo store.

Molti clienti tuttavia non hanno trovato esattamente ciò che si aspettavano: la nuova caffetteria non è come gli altri Starbucks comuni in giro per il mondo, ma è una “Reserve Roastery”. Si tratta di punti vendita ibridi a metà tra una caffetteria e un impianto di torrefazione, al mondo limitatissimi e presenti in città altrettanto importanti come Seattle, Shangai o Chicago.

Dimenticate dunque i classici frappuccini e il bicchiere di plastica con scritto il proprio nome.
L’esperimento italiano di Starbucks, che ha adottato lo storico palazzo delle poste come location, sta utilizzando degli approcci molto diversi.
Si va da un logo totalmente differente raffigurante una R al di sotto di una stella (il classico marchio lo troviamo solo sporadicamente) ad uno store altamente esperienziale: i colori dominanti vanno dal bronzo al marrone, richiamando quello del caffè, e la scelta degli arredi lo rende un luxury store dove il cliente vive un’esperienza a 360 gradi avendo la possibilità di osservare l’intero processo di torrefazione dai chicchi alla bevanda pronta. L’atmosfera richiama per certi versi anche la famosa Fabbrica di cioccolato dell’omonimo film del 2005, grazie alla colorata tostatrice e i tubi di rame sparsi per il soffitto. Anche la comunicazione out of store non manca, con la piazza ricolma di enormi cartelloni raffiguranti il logo e tutte le varietà di caffè in vendita all’interno dello store.

Assodato il fatto che tale Starbucks non è il classico luogo di ritrovo e di pausa dello studente medio come accade comunemente nel resto del mondo, e ciò lo dimostra anche il salatissimo menù che offre caffè espresso a 1,80€ e fette di torta a 6,50€ (queste ultime per altro italianissime, grazie alla partnership con il colosso italiano Princi leader nel settore bakery), in realtà c’è dell’altro dietro all’apertura dello store più discussa dell’anno.
La Reserve Roastery di Milano è la prima nata in Europa e ciò non è un caso. Come anticipato prima, oltre alla veste di experience cafè vista dagli occhi del consumatore, essa nasce come impianto di produzione ma soprattutto centro di distribuzione. La tostatrice rimarrà in funzione 24 ore su 24 con una capacità produttiva giornaliera di circa 3450 kg di caffè tostato in grani; di questi solo una piccola porzione viene destinata al consumo all’interno del locale, perché la maggioranza verrà confezionato e spedito in tutte le caffetterie presenti in Europa.

Quella di accrescere la notorietà e la fedeltà al brand principale è dunque solo una finalità accessoria dell’approdo di Starbucks in Italia, poiché la principale è quella di consentire alla multinazionale americana un consistente risparmio di costi in termini di logistica. Fino ad oggi infatti l’unico produttore presente in Europa si trovava nei Paesi Bassi e, non riuscendo a provvedere all’intero fabbisogno degli store nei paesi vicini, arrivavano quantità aggiuntive dagli Stati Uniti con una conseguente accentuazione dei costi di trasporto.

Tirando le somme, nonostante molti amanti del frappuccino delusi, nazionalisti legati alla tradizione del caffè italiana e denunce già ricevute a casa Starbucks per dei prezzi ritenuti eccessivi, il nuovo investimento di Schultz sembra averci preso un’altra volta. Nel weekend è stata registrata in media un’ora di attesa per accedere al locale e 40 minuti per poter ordinare al corner dell’experience bar all’interno. È già stata stimata la possibilità che i prezzi delle case nei dintorni dello store possano aumentare per non parlare dei fan che si sono mossi lungo tutta la penisola, ansiosi di poter vivere un’esperienza unica e di poterla condividere nel mondo social.

L’Italia era già pronta, Starbucks ha solamente pensato bene di rispettare la tradizione del caffè nel paese in cui il caffè non è solo una bevanda, ma un rito.

 

 


THE FERRAGNEZ: UN ROYAL WEDDING TUTTO ALL’ITALIANA.

di Federica Montalbano

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Tutte le favole che si rispettano iniziano con “C’era una volta” ma in questa favola tutto ebbe inizio con “Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vouitton” e credo che la Disney non avrebbe saputo fare di meglio.

Due mondi diversi: da un lato le influencer, il mondo della moda, delle griffe e delle sfilate; dall’altro invece i rapper che non hanno paura di dire ciò che pensano attraverso le loro rime.

Due mondi opposti ma allo stesso tempo complementari accomunati da Instagram e dal costante bisogno (o meglio necessità) di postare ogni istante della loro vita per condividerlo con i propri followers.

Molti si chiedono del perché Chiara Ferragni non abbia concesso nessuna esclusiva del suo esilarante matrimonio affermando che in questo modo si sarebbe aumentata la loro visibilità data la forte influenza social degli invitati in quanto cantanti, influencer e youtuber.


Che sia marketing o meno vi sareste mai immaginati un silenzio di 24 ore da parte dell’imprenditrice digitale nativa di Instagram?  Ciò che rende la Ferragni tale sono i suoi 14 milioni di follower e sinceramente aspettiamo le sue stories come una serie TV trasmessa sul canale nazionale. Dal primo appuntamento, dai voli in aereo, dalla proposta di matrimonio fino alla nascita di Leone, non abbiamo perso neanche un istante della loro storia d’amore.

In questo modo al di là della mossa di marketing e di aver reso virale l’evento, anche noi comuni mortali abbiamo potuto partecipare dal nostro piccolo schermo all’evento dell’anno.

Al matrimonio fisicamente erano presenti 150 invitati ma in realtà erano molti ma molti di più. Tutti stavano aspettando questo momento, sia fan incalliti della coppia che haters sempre pronti a dire la loro; come da manuale in quel giorno i social sono letteralmente impazziti. 

Secondo gli analisti di Launchmetrics, il matrimonio dei Ferragnez avrebbe ottenuto un “valore mediatico” almeno doppio rispetto al Royal Wedding inglese. Per effettuare queste analisi la società ha ideato un algoritmo, il Media Impact Value (MIV), che prova a trasformare i contenuti virali della rete e le interazioni tra i vari utenti in valore economico. Il matrimonio o meglio l’evento era correlato ad un hashtag #TheFerragnez che ha generato 67 milioni di interazioni per quanto riguarda i post (tra like, commenti, condivisioni e menzioni), generando successivamente un Media Impact Value di 36 milioni di dollari. Non c’è che dire, il nostro Royal Wedding non ha eguali.

Essendo due personaggi di spicco nel mondo social certamente tutti i brand della moda e non, hanno fatto a gara per accaparrarsi un po' di pubblicità, ma come biasimarli?

Partiamo da Alitalia che ha siglato un accordo commerciale con i Ferragnez dedicandogli un intero volo di linea interamente brandizzato, con tanto di commenti pervenuti dal mondo politico. Seguono Diesel con le camicie brandizzate per Fedez e Versace che gli ha confezionato l’abito delle nozze. La sposa invece nel suo giorno veste Dior, ma non un solo vestito bensì tre. Alle damigelle invece pensa Alberta Ferretti e Trudi realizza le mascotte dei novelli sposi. 

Insomma un matrimonio a cui tutti saremmo voluti essere invitati anche solo per bere dal putto che piscia vodka e fare un giro sulla ruota panoramica del Lunapark The Ferragnez alla Dimora delle Balze; un matrimonio impeccabile, pieno di classe e stile.

Chiara non ci ha deluso ma… come detto in precedenza c’erano anche loro, gli amici di Fedez.

Brand a parte colui che ha ricevuto il più alto ritorno in termini di immagine e di followers è stato Ceskiello,uno dei Cavalieri di Fedez. Potendo partecipare attraverso le innumerevoli storie di IG al matrimonio, gli utenti social hanno iniziato a scrivere tweet utilizzando l’hashtag #Ceskiello tanto da farlo risultare tra quelli in tendenza durante le ore delle nozze. Lui è l’uomo che ha reso il Royal Wedding un vero e proprio matrimonio all’italiana intrattenendo gli invitati ma anche tutti coloro che seguivano da casa.

“Bukowski diceva che l'essere umano ha due grandi difetti: l'incapacità di arrivare in orario e l'incapacità di mantenere le promesse. Io non posso garantirti che sarò sempre in orario ma ti prometto che anche se in ritardo ci sarò per sempre". Con queste parole e un fiume di lacrime si concludono le promesse di Fedez per la sua Chiara e anche noi vogliamo promettervi che ci saremo sempre sia in bene che in male. I commenti negativi anche se in ritardo arrivano sempre e di haters in questo matrimonio ne abbiamo visti molti.

Un consiglio? A pranzo piuttosto che invidia mangiate i ravioli che sono più buoni però mi raccomando #SPECKERICOTTAANCHENO.


BEST MARKETING MEMES

di Arianna Ziveri

Le vacanze sono iniziate ma le nostre idee continuano ad essere in movimento, ecco perché siamo qui per presentarvi una NOVITA': a breve uscirà Best Marketing Memes, una rubrica che esalterà i miglior meme di marketing del momento.

Sappiamo che suscitare emozioni, entusiasmo e divertimento nel consumatore ha un responso positivo sulle aziende e soprattutto sulle loro vendite. Analizzeremo quindi una serie di social meme marketing delle aziende più rilevanti e attive a livello social in Italia facendo riferimento a un tema particolare, a una festività o ad accadimenti, fino a strutturare il podio dei tre vincitori del mese. Il tutto verrà pubblicato poi nelle nostre pagine di Facebook e Instagram.

Negli anni si tende, sempre di più, a generalizzare su questo mestiere: “fare marketing”, “vendere”. Tutti “vendono” e “tutti fanno marketing” a parer pubblico... Ma cosa vuol dire “fare marketing”?  Cosa c’è veramente dietro a questo mestiere? Ci sono innumerevoli rischi. Rischi che potrebbero far crollare le proprie vendite. Ci sono casi in cui per una mal interpretazione o un messaggio espresso male, le aziende ci rimettono. Ma ci sono casi opposti in cui le aziende sanno sfruttare il loro potenziale al meglio e vedono la crescita a doppia cifra.  

In questa sede, avrà luogo l’avvio di questo progetto, dove anche i lettori potranno inviarci i loro meme marketing preferiti per ampliare sempre di più i nostri elementi di analisi. 

Il primo podio sarà dedicato ai mondiali di Russia 2018. Quale azienda ha utilizzato al meglio quest’occasione? Lo scopriremo presto! 

#staytuned #staywinner


Linkontro 2018: intelligenza artificiale e consumatori

Come stanno impattando le nuove tecnologie sul mercato?

 

Dal 17 al 20 maggio si è svolto l’annuale incontro organizzato da Nielsen, Linkontro, che ha riunito 527 manager, 33 giornalisti e 28 relatori provenienti dalle realtà del largo consumo: dalla distribuzione all’industria di marca, dalla comunicazione alla tecnologia.

Il focus quest’anno era sull’impatto della tecnologia sull’uomo. Si è parlato con molto ottimismo – ma anche un po’ di paura – di strategie per l’integrazione, della creazione di modelli di business ad hoc per prendere il meglio da questa rivoluzione digitale. Temi come la CryptoCurrency e la sempre più richiesta Cyber-security, la robotica e l’intelligenza artificiale. Si parla anche delle nuove competenze richieste, il life-long learning e il reverse mentoring (non più solo parole che si sentono a livello accademico, ma realtà e approcci tangibili che potrebbero  - se usate nel modo giusto - impattare in modo significativo sulle performance aziendali e sulla loro sopravvivenza).

Si parla anche di frammentazione dei canali e dei device, dei modelli dei consumatori, della polarizzazione e del dinamismo tra essi. Christian Centonze, FMCG Solutions Leader di Nielsen, ci riporta i dati del Nielsen Consumer Panel (Febbraio 2018) e ci spiega i due nuovi stili emergenti di consumatori: i Golden e i Low price. I Golden (4,3 milioni e dal 2015 sono cresciuti del 49%) cercano benessere e puntano ai prodotti premium. I Low price – 4,3 milioni di consumatori, cresciuti dal 2015 di circa il 19% – sono invece quelli che cercano convenienza (trovate qualche informazione in più a riguardo qui).

Nel suo intervento, Centonze sottolinea anche il grande – e implicito – trend emergente, ovvero la richiesta di semplificazione. Con il digitale si moltiplica la quantità di informazioni, creando un contesto di overload, e la sfida rimane quella di come impattare sull’attenzione del consumatore, risorsa che rimane comunque scarsa. Sempre uno studio Nielsen, rileva che il 40% delle categorie acquistate non sono pianificate e più del 60% delle persone scopre nuovi prodotti e fa scelte di brand all’interno del punto vendita. Il punto vendita quindi diventa sempre di più un media, il posto in cui si comunica in modo più significativo sul consumatore: come si valorizza il prodotto, come si posiziona e ciò che si vuole comunicare.

E’ finita quindi l’era dello ZMOT? Basta davvero presidiare il punto vendita per affrontare questo cambiamento del consumatore? Quale sarà il vero impatto della rivoluzione digitale?

Centonze conclude il suo intervento sottolineando una cosa imprescindibile: “E’ evidente che viviamo e vivremo in un mondo in cui l’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante. Ma io davvero credo che l’ultimo miglio per il successo sarà sempre garantito dalla capacità di parlare alla parte più umana della nostra intelligenza.


Neam - news of economy and more

NEAM : News of Economy And More

   

Il  team di Oikosmos  è pronto a partire con un nuovo progetto!

NEAM è una rivista online mensile che troverete su questo sito. Selezioneremo e commenteremo per voi le notizie più interessanti del mese dal mondo dell'economia, finanza, marketing, comunicazione, cultura, social media.

L'obiettivo di NEAM è quello di informare, divertire e sensibilizzare i nostri lettori sugli eventi che quotidianamente influenzano le scelte del consumatore.

Siamo pronti a sorprendervi!

#staytuned #staystrong