di Dario Consoli
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L’Australia brucia. Da oltre quattro mesi le fiamme stanno uccidendo decine di persone e milioni di animali, carbonizzando foreste e rigettando nell’aria tonnellate di CO2. Si calcola che a bruciare sia un area da 6 milioni di ettari, corrispondenti alla Lombardia, al Veneto e al Piemonte messi insieme.
A novembre è stato dichiarato lo stato d’emergenza, ma la stagione degli incendi è in realtà appena iniziata e sembra che il peggio debba ancora arrivare.

Una foto dall'altro dove possiamo vedere i vari incendi diffusi in Australia
Fonte: 4news.it

Cosa sta succedendo? Quali sono le ragioni dietro a questa catastrofe ambientale?

Attualmente in Australia è Estate e il 2019 si è confermato essere l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 ad oggi. Basti pensare che è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente. Nei mesi scorsi, l’incremento delle temperature, misto a siccità e venti forti, ha portato alla diffusione degli incendi, in particolare nel Nuovo Galles del Sud e nel Queensland.
Questa micidiale ondata di calore è stata provocata da una rara combinazione di fattori, come ci spiega in un post, ormai diventato virale su Facebook, Giorgio Vacchiano, ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano. Uno di questi fattori è il Dipolo dell’oceano Indiano (IOD), cioè un fenomeno di oscillazione termica delle temperature superficiali dell’oceano indiano, con la componente occidentale della massa d’acqua che può risultare molto più calda di quella orientale. Tale configurazione porta aria umida sulle coste africane e aria secca su quelle australiane. A tale fenomeno se ne sono aggiunti altri due, generando il mix letale: un improvviso riscaldamento della stratosfera, con oltre 40 gradi di aumento nella zona antartica, che ha portato ulteriore aria calda e secca sull’Australia; una fase negativa dell’oscillazione antartica, cioè lo spostamento da nord a sud di una fascia di venti a bassa pressione attorno all’Antartide. Tale fenomeno avrebbe contribuito anch’esso a portare aria calda sul continente.

Durante gli incendi molti animali sono rimasti feriti
Fonte: inMeteo.it

Si è vero, stiamo parlando di fenomeni naturali. Ma le condizioni estreme con le quali si sono presentati si legano inequivocabilmente ai cambiamenti climatici provocati dalle eccessive emissioni di CO2 nell’aria da parte dell’uomo.

Richard Betts, responsabile della ricerca sugli impatti climatici presso il Met Office Hadley Center, ha spiegato che “la temperatura media in Australia è di circa 1,4° C più calda rispetto alla temperatura media globale nel periodo preindustriale” e che “le temperature a dicembre in Australia, che si sono verificate di recente, sono estreme per ora, ma sarebbero normali in un mondo con un riscaldamento che aumenta di 3 gradi”. Il clima favorevole agli incendi si presenta naturalmente, ma sta diventando più severo e diffuso a causa dei cambiamenti climatici. Limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C contribuirebbe ad evitare ulteriori aumenti del rischio di condizioni meteorologiche estreme.

Ecco perché il governo australiano viene accusato come principale responsabile di queste catastrofi. L’Australia ha ottenuto il peggior punteggio assoluto nella valutazione della politica climatica da parte del Climate Change Performance Index del 2020. È inoltre uscita dagli accordi di Parigi e ha cancellato la Garanzia Energetica Nazionale, un programma che avrebbe dovuto ridurre le emissioni di Co2.

Da un lato il mondo pulito e curato, dall'altro il mondo che brucia per azioni dell'uomo
Fonte: ilmeteo.it

Il problema principale risiede nella natura dell’economia australiana, che ruota attorno all’esportazione di carbone, un combustibile fossile la cui estrazione non è compatibile con il raggiungimento degli obiettivi di Parigi per contenere la temperatura della Terra.
La realtà è comunque molto più articolata e complessa, ed ammettere che i veri responsabili di queste catastrofi ambientali siamo un po’ tutti è sicuramente più difficile che puntare il dito contro il primo ministro Morrison o chi lo ha eletto. La produzione di energia, il riscaldamento domestico, l’agricoltura e l’allevamento intensivo, i trasporti, la deforestazione, sono tutte attività svolte nel mondo che contribuiscono all’aumento di CO2 nell’atmosfera e di cui siamo responsabili tutti.

Quelli australiani sono solo alcuni dei sintomi più lampanti del futuro a cui stiamo andando incontro. Un futuro fatto di stravolgimenti, di morte e distruzione provocati dall’impatto che stiamo avendo sul nostro pianeta e del quale non sembriamo proprio voler renderci conto. Nascondere la testa sotto la sabbia però, in caso di incendi, allagamenti o siccità, non ci permetterà di aver salva la vita.

Alberi che bruciano. Incendi in Australia
Fonte: teleambiente.it

Il problema del cambiamento climatico è una realtà ed è tempo di agire seriamente.

Tutti noi possiamo dare una mano, soprattutto attraverso donazioni a distanza da effettuare a una delle tante associazioni impegnate nel contenimento degli incendi:

La Croce Rossa australiana

Ricerca di volontari sul posto

NSW Rural Fire Service

Country Fire Authority

 

Chi volesse offrire il proprio contributo a favore della fauna selvatica può invece rivolgersi a una delle numerose associazioni animaliste che si stanno occupando di soccorrere e salvare gli animali feriti dagli incendi:

WWF

Port Macquarie Koala Hospital

Wires

Kangaroo Island Wildlife Park