AMAZON, FACEBOOK, DAZN E GLI ALTRI: LA MORTE ANNUNCIATA DELLO SPORT IN TV?

AMAZON, FACEBOOK, DAZN E GLI ALTRI: LA MORTE ANNUNCIATA DELLO SPORT IN TV?

di Nunzio Salvatore Minissale
tempo di lettura: 3 minuti

C’era una volta un duopolio. Una scelta che molti italiani appassionati di sport dovevano compiere, ogni anno, per poter seguire la propria squadra del cuore: Sky o Mediaset Premium? C’erano (e ci sono ancora) molti altri italiani che per risolvere il dilemma preferivano la “terza via”: lo streaming. Illegale, certo, spesso di bassa qualità e con il commentario in improbabili lingue di dubbia origine, ma che dava la possibilità, con il semplice ausilio di una connessione ad internet, di seguire i principali eventi sportivi di tutto il mondo.

Oggi quel mondo non c’è più. Da qualche anno, infatti, i colossi del web hanno cominciato a presidiare il mercato dei diritti di trasmissione dello sport tramite piattaforme esistenti o create appositamente. Una torta che cresce sempre di più e della quale tutti vogliono un pezzetto. L’ultimo in ordine di tempo ad averla addentata è stato Amazon: è notizia di pochi giorni fa l’accordo tra il colosso di Seattle e la Federtennis francese che consentirà, dal 2021, la messa in onda di alcuni match del celeberrimo Roland Garros (uno degli eventi tennistici più seguiti al mondo) sulla piattaforma Prime Video, interrompendo un dominio, quello del canale televisivo Eurosport, che durava da 27 anni. Questo accordo, che riguarda (almeno per adesso) solo il mercato francese, produrrà presumibilmente un aumento di sottoscrizioni ad Amazon Prime, il servizio di spedizioni veloci e gratuite che include anche l’accesso alla sopracitata Prime Video, e consentirà alla Federtennis un incremento degli introiti televisivi del 25%. Un accordo “win-win”, dunque. Tranne che per Eurosport.

Fonte: hwupgrade.it

Questo è solo l’ultimo morso di Amazon alla grande torta dello sport live: rimanendo sempre in ambito tennistico, negli ultimi tempi ha acquisito, per la Gran Bretagna, i diritti di trasmissione di US Open, Masters 1000, ATP 500 e circuito donne (WTA). Negli USA invece, il gigante guidato daJeff  Bezos ha pagato, nel 2017, 50 milioni di dollari per trasmettere 10 gare di NFL (il campionato professionistico di football americano, un torneo che accoglie all’interno 7 dei 20 brand sportivi più ricchi al mondo secondo Forbes). L’intento sembra chiaro: invogliare l’utenza alla sottoscrizione dell’abbonamento Prime offrendo un ampio ventaglio di servizi, tra cui anche importanti eventi sportivi. Questo potrebbe configurarsi come un embrionale tentativo di sostituirsi alle classiche emittenti televisive a pagamento, che, per loro stessa natura, si limitano a trasmettere gli incontri, risultando così “limitate”; pensiamo invece alle potenzialità di una piattaforma come Amazon, in un mondo in piena rivoluzione digitale, con devices “always connected”: al gol della propria squadra del cuore, si potrebbe ricevere un messaggio sul proprio account Amazon che ci ricorda la possibilità di acquistare la divisa sullo stesso sito, e (sempre grazie al servizio di consegne veloci di Prime) riceverla il giorno dopo. Magari con un piccolo sconto per festeggiare il gol segnato.

Fonte: techxplore.com

Tornando al presente e a ciò che sta già rivoluzionato il modo di “vedere” lo sport, è del 2016 l’accordo tra NFL(sempre loro) e Twitter per la trasmissione, gratuita e disponibile su più devices, della partita del giovedì sera, il “Thursday Night”. Jack Dorsey, Ceo di Twitter, affermò:“Questo accordo trasformerà il modo di seguire il football da parte degli appassionati”. E sempre più spesso, infatti, i vertici delle leghe professionistiche dei più disparati sport decidono di affidarsi, per la trasmissione dei match cosiddetta “in chiaro” (ossia gratuita) a piattaforme online, piuttosto che ad emittenti televisive. Il caso da citare qui è quello di Facebook: il colosso di Zuckerberg ha scelto per sé una fetta sostanziosa della famosa torta, sottoscrivendo, un anno fa, un accordo con la UEFA per la trasmissione in chiaro di alcune partite della Champions League (triennio 2018-21) in tutta l’America latina. Gli utenti argentini, cileni o paraguayani potranno quindi vedere 32 matches a stagione direttamente dalla pagina Facebook della UEFA Champions League. “Come la più grande piattaforma di social media online a livello mondiale, Facebook garantirà un’ampia copertura in chiaro della competizione di club più prestigiosa al mondo. Attendiamo con impazienza il lancio di questa nuova partnership che garantirà di raggiungere l’ampia comunità di tifosi locali di calcio in un modo altamente innovativo e accessibile”; queste parole, pronunciate da Guy-Laurent Epstein, direttore marketing di UEFA, chiariscono le motivazioni dietro alla scelta: un unico accordo con una piattaforma accessibile da tutti significa più pubblico e più facilmente raggiungibile. E ancora una volta, la televisione rimane il grande sconfitto di questa partita.

Questi piccoli esempi disegnano un mercato globale che sembra aver virato in una direzione precisa; e per quanto riguarda l’Italia, invece? anche nel bel paese, da un anno a questa parte, l’utenza media ha imparato a familiarizzare con il concetto di “sport (legale) in streaming”. L’assegnazione di 4 partite di Serie A a settimana a Perform ed al suo servizio di eventi live on-demand DAZN ha aperto la strada, anche in Italia, ad un nuovo modo di seguire lo sport, più “smart” e accessibile senza tv. Si potrebbe continuare citando anche le iniziative dei singoli club calcistici ( la AS Roma è stata la prima società in Europa a trasmettere, nel 2016, un’intera partita in diretta sulla propria pagina Facebook) o dei tornei “minori” e federazioni di sport meno seguiti (sempre su Facebook). Il messaggio che se ne ricava, banalmente, è che la rivoluzione digitale ha prodotto conseguenze importanti anche nel mondo dello sport: ha dato l’opportunità (gratuita) a molti tornei di raggiungere un pubblico più vasto, e ha permesso a nuovi player (le piattaforme online, per l’appunto) di entrare in un mercato che, fino a pochi anni fa, viveva in una situazione di oligopolio che sembrava impossibile da scardinare. Ne saranno felici gli utenti, che potranno tendenzialmente pagare di meno per la visione di un Federer-Nadal o di un Barcellona-Real Madrid; e sarà interessante vedere come i grandi colossi televisivi come Sky reagiranno a questo cambio di paradigma. Pochi anni e capiremo se vedere lo sport in tv sarà rimasta una piacevole abitudine, o soltanto un dolce ricordo d’infanzia.

NEAM FEBBRAIO 2019

NEAM FEBBRAIO 2019

Vi siete persi le notizie più importanti di Febbraio?

Don’t panic! C’è NEAM!

Questo mese abbiamo scelto per voi:

  1. Burger King vs McDonald’s: come fare pubblicità trollando lo storico rivale
  2. Cosa ha spinto Elon Musk a pubblicare i brevetti di Tesla Inc?
  3. Può un uovo crudo controllare la psicologia sociale?
  4. Pensavate mai di camminare su un asfalto fatto di plastica?
  5. Un nuovo centro medico apre a Milano. Dove? Da Esselunga ovviamente

 

Buona lettura!

 

1. BURGER KING VS MCDONALD’S: COME FARE PUBBLICITA’ TROLLANDO LO STORICO RIVALE

1. BURGER KING VS MCDONALD’S: COME FARE PUBBLICITA’ TROLLANDO LO STORICO RIVALE

Tempo di lettura: 1 minuto

di Roberto Faraci

Fonte: TPI

Fare una campagna pubblicitaria di successo e che allo stesso tempo crei scalpore è sicuramente geniale, ma se riesci anche a trollare il rivale di una vita sfruttando un momento imbarazzante della sua storia, lo è ancor di più. E’ quello che i dirigenti di Burger King sono riusciti brillantemente a fare ai danni di McDonald’s, sfruttando un’imperdibile occasione.

McDonald’s perde la proprietà del “Big Mac”

Anche se sei leader nel settore della ristorazione, non significa che si è legittimati a fare di tutto: è quello che è successo a McDonald’s. Perdendo clamorosamente la loro stessa causa, i dirigenti della storica catena di fast food hanno perso la proprietà del marchio “Big Mac”, dopo essersi scagliati contro la piccola catena irlandese Supermac’s. Un eccesso di sicurezza, o semplicemente una mossa avventata? Come la si voglia mettere, parliamo di un piccolo suicidio che, quando sei uno dei marchi più famosi al mondo, non puoi permetterti di fare, perché qualcuno potrebbe cogliere la palla al balzo!

Burger King approfitta della situazione!

Fonte: TPI

Con una campagna pubblicitaria originalissima, Burger King ha lanciato in Svezia un menù caratteristico, intitolato “Non sono Big Mac”. Basterebbe questo per rendere l’idea, ma è nei nomi dei singoli panini dove sta la trollata geniale: “Come un Big Mac ma grande per davvero”, “Tutto tranne che un Big Mac”, “Come un Big Mac ma più succulento e gustoso”. Questi sono solo alcuni dei nomi geniali che Burger King ha trovato per infierire ancora di più contro gli storici rivali. Come se non bastasse, la catena di fast food ha lanciato uno spot esclusivamente per deridere ancora di più McDonald’s. Iwo Zakowski, ceo di Burger King Svezia, in un comunicato stampa si giustifica così: “Non potevamo restare indifferenti di fronte ad una situazione così divertente”.

Una cosa è certa: i dirigenti di McDonald’s avrebbero dovuto lasciare al piccolo Supermac’s la propria versione del “Big Mac”.

2. COSA HA SPINTO ELON MUSK A PUBBLICARE I BREVETTI DI TESLA INC.?

2. COSA HA SPINTO ELON MUSK A PUBBLICARE I BREVETTI DI TESLA INC.?

Tempo di lettura: 2 minuti

di Alessio Artista

Il 18 gennaio 2019 sul sito della Tesla viene pubblicato un comunicato:

Fonte: Tesla

“Guardando avanti alla nostra missione di accelerare l’avvento dei trasporti e dell’energia sostenibili, che è importante per tutta la vita sulla Terra, affrontiamo una sfida estremamente difficile: rendere le nostre automobili, batterie e prodotti solari competitivi rispetto ai combustibili fossili. … Sfortunatamente non abbiamo altra scelta che ridurre l’organico a tempo pieno di circa il 7% … e trattenere solo i dipendenti più critici”. È così che il CEO di Tesla Inc (Elon Musk) annuncia il licenziamento di molti suoi dipendenti.

Qualche giorno dopo (31 gennaio 2018), con un tweet Elon Musk sorprende tutti annunciando al mondo, come aveva fatto nel 2014, che i brevetti di Tesla Inc appartengono a tutti.

Il perché di questa decisione è sicuramente imputabile a diverse ragioni sia ecologiche che economiche.

Per quanto riguarda le ragioni ecologiche è bene ricordare la mission di Tesla: “accelerare l’avvento del trasporto sostenibile portando sul mercato al più presto automobili elettriche di massa convincenti.”; sul loro sito, infatti, possiamo trovare la quantità di CO₂ risparmiata da coloro che utilizzano l’auto elettrica prodotta da tesla (circa 3,5 milioni di tonnellate). Il tutto risulta chiaramente in linea con l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che l’8 ottobre 2018 ha lanciato un ultimatum (di circa 12 anni) per riuscire a salvare la terra dal surriscaldamento globale, che da sempre più peso al tweet di Elon Musk.

Passando alle ragioni economiche dobbiamo ricordare l’alto livello ingegneristico di cui ogni auto marchiata “Tesla” dispone, tra cui l’hardware per la guida completamente autonoma. È quindi evidente che la struttura dei costi per produrre queste auto non può che essere elevata.

Fonte: Tesla

Per essere competitivi sul mercato bisogna utilizzare delle efficienti economie di scala (all’aumentare della produzione diminuisce il costo per produrre un’unità di quel prodotto); queste economie di scala diventano sempre più produttive all’aumentare della domanda e dei competitor.

Quando Tesla ha bisogno di una componente necessario alla fabbricazione dell’auto elettrica, deve crearla internamente o rivolgersi ad un basso numero di fornitori a causa della ridotta diffusione del prodotto.

Se l’auto elettrica diventasse comune come l’auto a benzina, ci sarebbero più industrie automobilistiche pronte a richiedere delle componenti necessarie alla produzione di auto elettriche e questo porterebbe Elon Musk ad abbassare la struttura dei costi di fabbricazione.

Dopo aver compreso quali sono gli obiettivi di Tesla e le ragioni economiche che possano spingere il colosso mondiale a rendere pubblici i brevetti, non possiamo non chiederci come, un domani non tanto lontano, Tesla riuscirà a difendersi dalle grosse case automobilistiche che decideranno di produrre auto elettriche. Elon Musk ci sorprenderà di nuovo?

 

 

 

3. PUO’ UN UOVO CRUDO CONTROLLARE LA PSICOLOGIA SOCIALE?

3. PUO’ UN UOVO CRUDO CONTROLLARE LA PSICOLOGIA SOCIALE?

Tempo di lettura: 2 minuti

di Francesca Cisternino

Indovinello: è un must dell’english breakfast. Ci piace cotto, crudo, fritto. E’ partito con un obiettivo obsoleto per poi rivelarsi più ambizioso e di impatto sociale.

Avete capito di chi stiamo parlando?

Fonte: The Verge

Dell’uovo più famoso del mondo, il più amato dal globo, insomma del nuovo record di like su instagram che in pochi giorni è riuscito a polverizzare il precedente record detenuto da Kylie Jenner, modella ventunenne con una foto che ritraeva la nascita della sua bimba.

Si fanno chiamare EGG GANG e il 4 Gennaio 2019 hanno postato sul profilo pubblico @world_record_egg l’immagine di un comune uovo crudo con un copy alquanto interessante: “Creiamo un record mondiale insieme e riceviamo il post più gradito su Instagram. Vincendo l’attuale record mondiale detenuto da Kylie Jenner ( 18 milioni)! Abbiamo ottenuto questo”.

Ma diciamocelo, può un uovo crudo o sodo che sia, prendere così tanti like solo perché un anonimo profilo (bianco,vuoto, privo di bellezza grafica) l’ha esplicitamente chiesto?

Eppure in cambio non ha promesso niente, non ha regalato codici sconto, promozioni, nessuna formula fake di bellezza like fitvia, ci ha solo chiesto di mettere un “mi piace”e noi l’abbiamo fatto, 53.144.753 di utenti l’hanno fatto.

Qual è stata la necessità? Cosa ci ha portato a farlo? Abbiamo solo ubbidito ad un “ordine”?

Facciamo tutti, molto più spesso di quanto ci piace credere, ciò che gli altri ci dicono di fare e Vittorio Pelligra giornalista di “ilSole24ore”ce lo ha dimostrato tramite un esperimento condotto con i suoi colleghi : “Abbiamo arruolato novanta volontari e a ciascuno di essi abbiamo assegnato cinquanta palline. Ogni partecipante poteva mettere le palline in due contenitori, uno blu e uno giallo. Per ogni pallina messa nel contenitore blu ogni partecipante avrebbe ottenuto 2 punti, mentre per ogni pallina messa nel contenitore giallo ne avrebbe guadagnato 4. I punti sarebbero poi stati convertiti in denaro, denaro vero, sonante; più punti più denaro. Ogni partecipante poteva distribuire le palline a suo piacimento, senza vincoli di sorta. Semplicemente le istruzioni dell’esperimento dicevano ad un certo punto: “la regola è quella di mettere le palline nel contenitore blu”.

L’esperimento era in totale anonimato e non erano previste sanzioni, tantomeno c’era una scelta giusta e una sbagliata. I risultati del test sono stati sorprendenti: “Di tutte le palline messe a disposizione dei partecipanti [.. ] il 67% sono state messe nel contenitore blu”.

Questo vuol dire che molte persone hanno rinunciato a dei potenziali guadagni per seguire un suggerimento.

Fonte: Wikipedia

Tuttavia quest’esito non ha stupito alcuni osservatori, infatti la psicologia sociale ha documentato molti casi simili a questo: il “Milgram experiment” ne è un esempio. Milgram era uno psicologo statunitense che nel Seicento condusse un esperimento al fine di studiare le determinanti della disponibilità all’obbedienza, ordinando ai partecipanti di seguire delle azioni in conflitto con i valori etici e morali dei soggetti stessi.

“Il ricercatore (V) ordina al soggetto (L – insegnante) di punire con scosse elettriche, che quest’ultimo crede siano dolorose, un altro soggetto (S – allievo), che in realtà è un attore e complice. Molti soggetti hanno continuato a dare scosse elettriche nonostante le suppliche di misericordia da parte degli attori”

Siamo creduloni, e questo lo sappiamo, ma tornando al nostro uovo “tutto è ben quel che finisce bene”, l’account social ha continuano a postare immagini dell’uovo con crepe fino al 3 Febbraio 2019 quando l’autore ha svelato la sua identità: la mente creatrice è Chris Godfrey,  un pubblicitario britannico che lavora per l’agenzia The & Partnership.

Nel penultimo post ha promosso la visione del Super Bowl (la finale del campionato della National Football League che negli Stati Uniti viene considerato come l’incontro che assegna il titolo di campione del mondo di questo sport) su HULU (un servizio di video in streaming)  dove è stata trasmetta una pubblicità in cui l’uovo è stato usato per parlare di salute mentale come mostrato nell’ultimo post pubblicato dalla EGG GANG il 4 febbraio.

Anche se alla fine l’uovo non si è schiuso, almeno siamo certi che è stato usato per scopi socialmente utili.

 

 

 

 

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