NEAM GENNAIO 2019

NEAM GENNAIO 2019

Si respirano nuove #ideeinmovimento in casa Oikosmos.

Sarà un anno ricco di progetti e cambiamenti, ma Neam rimane un appuntamento fisso ed imperdibile.

Per la prima edizione del 2019 abbiamo scelto per voi:

  1. Pan di stelle, Patamilka vs. Nutella – piccoli Davide contro Golia
  2. Apple in caduta libera: i motivi del crollo in borsa
  3. L’approdo del primo polo d’innovazione in Italia targato Crédit Agricole
  4. 10yearschallenge, l’evoluzione dell’idea di privacy
  5. La sorprendente partnership tra Hearst e Teads

Buona lettura!

1.PAN DI STELLE, PATAMILKA VS. NUTELLA – PICCOLI DAVIDE CONTRO GOLIA

1.PAN DI STELLE, PATAMILKA VS. NUTELLA – PICCOLI DAVIDE CONTRO GOLIA

Tempo lettura: 3 minuti

di Mattia Garozzo

Dopo il recente annuncio di Barilla, di aver deciso di competere contro Ferrero nella categoria creme spalmabili, lanciando la crema Pan di Stelle , anche Mondelez ha deciso di scendere in campo, rilasciando il suo nuovo prodotto, ovvero la crema spalmabile Patamilka . Con questa decisione, le due aziende si aggiungono alla lista di tutte le altre che provano da anni a scalfire il dominio di Nutella.

Superando la prima eccitazione per l’uscita dei prodotti, e provando a porre una seria riflessione sull’iniziativa, tale scelta appare piuttosto innaturale.

Fonte: Alimentando.info

I dati di mercato mostrano, a Febbraio 2018, nell’intera categoria Creme Spalmabili Dolci una variazione di vendite in volumi in diminuzione del -5,7 ed una variazione di vendite a valore del -1,8%. In particolare il barattolo, che rappresenta la quasi totalità della categoria presenta una variazione del -6% di volumi e una variazione del -2,3% di valore.

Pertanto una differenza sicuramente non positiva rispetto all’anno precedente.
Questo può essere conseguenza del recente cambio degli stili alimentari assistito negli ultimi anni e di conseguenza di ricerca di prodotti più salutari da parte del consumatore.

Questa azione da parte di Barilla, nel contesto del mercato italiano, può avere solo 2 motivazioni:

  1. Vuole essere una chiara risposta al concorrente interno, magari tentando di spostare l’attenzione di Ferrero su uno dei suoi prodotto di punta.
  2. Si aspettano che il mercato ritorni a crescere.

La ricerca di prodotti più salutari ha inoltre spinto le aziende a produrre le loro creme spalmabili differenziandole dalla Nutella sotto il profilo nutrizionale.
Infatti la crema Pan di Stelle presenta un prodotto in un vasetto trasparente di 330 gr. con nocciole 100% italiane, una speciale granella (come riportato sul tappo riciclabile del barattolo) ed il cacao, acquistato, come specifiche l’azienda, supportando le iniziative sociali della  Fondazione Cocoa Horizons. Il tutto in assenza di olio di palma, in linea con tutti i prodotti Barilla presenti sul mercato.

 

La crema Patamilka si differenzia, invece, per la presenza di olio di semi di cotone.
Questa scelta pertanto rappresenta un chiaro segno da parte delle aziende di differenziare il proprio prodotto rispetto a quello di Ferrero ponendo l’attenzione sulla salute del consumatore.

 

 

I dati mostrano inoltre il ranking dei produttori a valore dove i primi tre coprono l’89,1% del mercato. Di questi, Ferrero costituisce il leader del mercato nonostante la battaglia mediatica subita sulla presenza dell’olio di palma all’interno del prodotto.

Uno dei punti di forza di Ferrero per tale leadership è l’ormai riconosciuto inconfondibile sapore di Nutella, ritenuto unico dal consumatore che ormai da anni consuma Nutella come crema spalmabile e la utilizza come punto di riferimento per valutare i prodotti sostitutivi.
Pertanto sia per Barilla che per Mondelez, sarà molto dura la battaglia per conquistare il cambio di rotta da parte del consumatore.

 

Conclusione

Possiamo dire che la crema Pan di Stelle e la Patamilka, avranno il ruolo di marche follower e se sostenute da elevati investimenti nel brand potrebbero riuscire a sottrarre una discreta quota di mercato a Nutella fino ad oggi ritenuta una missione impossibile.

2. APPLE IN CADUTA LIBERA: I MOTIVI DEL CROLLO IN BORSA

2. APPLE IN CADUTA LIBERA: I MOTIVI DEL CROLLO IN BORSA

Tempo lettura: 3 minuti

di Roberto Faraci

Anno dopo anno, il colosso americano di Cupertino ha scalato le classifiche, fatturando miliardi e miliardi di dollari, grazie a prodotti di qualità ma, soprattutto, di tendenza. Cosa è successo negli ultimi mesi? Che qualcosa non andasse per il verso giusto era prevedibile: nascondere i dati sulle vendite dei propri smartphone lascia trapelare che ci sia un calo
vigoroso in atto, è così è stato.

Perché passare da Agosto ad oggi, da un valore di mille miliardi a 683 miliardi non è una cosa di poco conto, ed attorno all’azienda californiana aleggia un’aria di sfiducia e costante preoccupazione. Quali possono essere le ragioni di un crollo tanto brusco quanto improvviso? Analizziamole nel dettaglio.

Tensioni commerciali: Usa e Cina
Apple è stato fortemente influenzato da una delle situazioni maggiormente preoccupanti che caratterizzano il mercato globale: le tensioni commerciali tra Usa e Cina. La Cina, tuttavia, sembra essere uno degli indiziati principali che hanno innescato questa crisi secondo l’opinione dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. In una nota lettera
rivolta agli investitori, infatti, Cook afferma addirittura che la crisi è giustificata nella sua
totalità dagli ammanchi cinesi sulle linee iPhone, Mac e iPad.

Mantenimento di prezzi elevati
Aumentare il prezzo di un prodotto quando le vendite sono in calo può dare i suoi frutti, ma se il calo non solo continua, ma si intensifica? E’ la domanda che devono farsi i dirigenti di Apple in questi ultimi mesi, perché se aumentare i prezzi degli smartphone all’inizio ha permesso anche di registrare ricavi record, adesso continuare su questa strada può essere
controproducente. Per intenderci, l’iPhone più economico è stato fissato al prezzo di 750 dollari, un grosso azzardo! Se si dovesse andare avanti con questa strategia, chi avrà un grande motivo per preoccuparsi?

Le preoccupazioni degli investitori
Alcuni annunci fatti nell’ultimo periodo, come i tagli alla produzione effettuati da diversi fornitori, e alcuni dati come il basso  numero di prodotti consegnati negli ultimi mesi, sono motivo di forte preoccupazione di tutti gli investitori di Apple. Come ho anticipato prima, i dirigenti del colosso americano avevano annunciato che non avrebbero più dichiarato i dati sulle vendite effettuate ogni trimestre, e questa è stata naturalmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e dalla quale si è poi innescata una situazione di sfiducia generale.

Che visione hanno gli investitori nel lungo periodo? Possiamo parlare di una comunità divisa, in quanto vi sono coloro che parlano della fine di Apple, esattamente come successo a Nokia tempo fa, ma ci sono anche coloro che ritengono la guerra commerciale tra Usa e Cina la causa principale di questo crollo e che, di conseguenza, le azioni torneranno a salire non appena la situazione tornerà alla normalità.

La lettera di Tim Cook
Di sicuro l’Ad Tim Cook non si è limitato a guardare e in questa sua lettera, dopo aver illustrato le difficoltà riscontrate, ha cercato di rasserenare gli animi affermando che “non possiamo cambiare le condizioni macroeconomiche ma possiamo intraprendere ed accelerare altre iniziative per migliorare i nostri risultati.” Nel finale, l’amministratore delegato afferma con sicurezza e decisione che “abbiamo alte aspettative perché per Apple possono esserci, noi continueremo a puntare sempre in alto e invito gli investitori a fare lo stesso.” Insomma, Apple è sempre stato uno dei marchi leader del mercato globale, con la sua riconoscibilissima mela morsicata. La domanda a questo punto è solo una: possiamo parlare del “colosso Apple” già al verbo passato, un po’ come successo a Nokia, o si tratta solo di una situazione temporanea, destinata a finire? La parola al mercato!

3. L’APPRODO DEL PRIMO POLO D’INNOVAZIONE IN ITALIA TARGATO CRÉDIT AGRICOLE

3. L’APPRODO DEL PRIMO POLO D’INNOVAZIONE IN ITALIA TARGATO CRÉDIT AGRICOLE

Tempo lettura: 2 minuti

di Veronica Amato

Le decisioni d’innovazione sono complesse ma di vitale importanza per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese. È stato il principio di imprenditorialità a spingere Crédit Agricole, prima banca mutualistica d’Europa, nella ricerca del profitto, alla creazione di un polo d’innovazione “Le Village by CA” capace di unire aziende e start up nei processi innovativi.

Lo slogan di tale progetto è “cooperare per innovare”, e dato che le imprese spesso fanno fatica a trovare partner che capiscono la valenza delle innovazioni tecnologiche, è necessario indirizzare la propria mission culturale e strategica all’open innovation anche in rilevanza del fatto che per innovazione non s’intende solo quella interna all’impresa,ma soprattutto quella esterna al fine di aumentare le capacità d’ascolto del mercato finale.

Infatti, il progetto di Crédit Agricole ha preso forma a Parigi nel 2014 e oggi, è possibile rilevare 24 village che ospitano 600 startup e oltre 400 partner industriali ma anche istituzionali interessati e operanti nel territorio con più di 200 milioni di fondi raccolti.

Il village di Porta Romana a Milano, è il primo in Italia e ha l’obiettivo, come anche afferma Gabriella Scapicchio a cui è stata affidata la divisione aziendale dedicata all’innovazione da CA,  di appoggiare l’Italia e le sue imprese ad alto potenziale d’innovazione, sostenendole nel superare gli ostacoli tipici dei processi innovativi come i fattori legati al grado di conoscenza, fattori istituzionali, fattori di costo ed elementi di mercato.

“Le Village by CA” è una struttura di 2700mq racchiusa in un convento del XV secolo, e funge da acceleratore d’idee.

Si tratta di un vero e proprio polo multifunzionale per lavorare in co-working e raggiungere determinati obiettivi di business, di sviluppo nonché per migliorare le performance dell’impresa, sia incrementando la soddisfazione sul posto di lavoro e quindi anche più in generale la produttività, sia accedendo a beni non commerciabili come le conoscenze provenienti dall’esterno o la riduzione dei costi di approvvigionamento.

Pertanto, in un contesto che tende alla Digital Trasformation, e volendo ricordare l’incipit dell’importante evento annuale del Wef a Davos in Svizzera Stiamo entrando in una quarta rivoluzione industriale plasmata da tecnologie avanzate dove il mondo digitale e quello fisico-biologico si combinano per creare innovazioni a velocità e scala senza pari nella storia umana,è evidente come  Crédit Agricole attraverso “Le Village” coglie la sfida di sperimentare il nuovo approccio di Open Innovation, e potrebbe non essere l’unico, infatti sono in previsione due nuove aperture, una a La Spezia e l’altra a Rimini dove ha acquistato la Cassa di Risparmio.

 

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