di Manuela Fiku
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Se siete appassionati di business lo associate al fatturato di 3,5 miliardi di sterline.
Se siete attenti alla pulizia della casa lo associate all’aspirapolvere.
Se siete amanti dello styling lo associate al nuovo HairWrap.

Di chi stiamo parlando? Di James Dyson.

Se dovessimo raccogliere gli stereotipi del genio-imprenditore probabilmente lui li incarnerebbe tutti.

Partito da un garage (ebbene sì), dopo 5 anni e 5.127 prototipi scartati (altro che Thomas Edison e le sue 1999 lampadine), ha costruito il primo aspirapolvere senza sacchetto.

È un inventore, un ingegnere, un imprenditore, è curioso e caparbio. Ha 71 anni e corre 3 volte a settimana sulle colline della campagna inglese. Crede nella qualità dei prodotti che devono essere innovativi, utili e di design e su questi tre pilastri ha costruito il suo impero.

Aspirapolveri senza filo e senza sacchetto, asciugacapelli e acconciatori, asciugamani, ventilatori senza pale e purificatori d’aria: se esiste un modo per sfruttare i cicloni d’aria lui lo trova.

Continua a investire miliardi in tecnologie del futuro con l’obiettivo dichiarato di lanciare 100 nuovi prodotti nei prossimi quattro anni.

«La mia visione è molto semplice. Sono appassionato di tecnologia e di design funzionale. Con la tecnologia cerco di creare prodotti diversi che funzionino meglio di quelli che offre il mercato»

 

Ma esattamente a quale mercato fa riferimento? Se fino a qualche mese fa operava nel mercato domestico, oggi la visione di James Dyson ha confini molto più estesi e la nuova scommessa riguarda l’automotive. La prima auto elettrica a marchio Dyson dovrebbe vedere la luce, secondo le previsioni, nel 2021.

Ha acquistato e ampliato di un campo d’aviazione a Hullavington, nell’Inghilterra occidentale, che fungerà da struttura di collaudo per le vetture prodotte; nei due grandi hangar, che l’azienda sta ristrutturando, lavorano attualmente circa 400 persone; Il circuito di prova comprenderà 15 km di sezioni ad alta velocità, colline e percorsi fuoristrada, per testare a pieno le caratteristiche dei vari prototipi.

Gli investimenti sono ingenti e continui, a conferma che tutto sta procedendo secondo i piani.

L’auto Digital Motor (marchio già depositato) di Dyson verrà prodotta a Singapore mentre progetto e design saranno nell’headquarter in Gran Bretagna.

A chi gli chiede “Perché proprio ora?” Sir Dyson risponde in un’intervista a GQ che dopo aver creato il suo vuoto ciclonico nei primi anni Novanta, è entrato più in sintonia con lo sporco e l’inquinamento intorno a lui e così si è ritrovato ossessionato dai tubi di scappamento diesel. Ha iniziato così a sviluppare filtri. Ai tempi però tutti dicevano che il diesel era pulito, quindi nessuno, dice Dyson, era interessato. “Ci siamo arresi.”

L’attenzione per l’inquinamento è rimasta ed ecco perché Dyson ha progettato purificatori per ambienti in grado di eliminare il 99,97 per cento degli allergeni e delle polveri inquinanti.

Oggi la consapevolezza ambientale è sicuramente elevata e il bisogno di ridurre l’inquinamento è più forte che mai. Un bisogno ecologico dal quale la Dyson può trarre in futuro importanti profitti, dalla vendita di un veicolo che probabilmente verrà venduto a un prezzo superiore ai 100mila dollari. Un prodotto di fascia alta, coerente con la strategia aziendale, che si discosta da Tesla e dalle altre aziende automobilistiche che stanno investendo in questa direzione puntando però al mercato di massa.

GQ, Dyson ha ammesso di avere una soluzione alternativa per le batterie che comporterebbe un importante vantaggio sulla concorrenza. Non solo. I suoi piani sembrano puntare ben oltre l’automobile: batterie innovative e veloci da caricare potrebbero rivelarsi la soluzione per costruire aeroplani con motori elettrici.

Siamo forse di fronte all’inizio di una nuova rivoluzione dei trasporti?

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