1. BURGER KING VS MCDONALD'S: COME FARE PUBBLICITA' TROLLANDO LO STORICO RIVALE

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di Roberto Faraci

Fonte: TPI

Fare una campagna pubblicitaria di successo e che allo stesso tempo crei scalpore è sicuramente geniale, ma se riesci anche a trollare il rivale di una vita sfruttando un momento imbarazzante della sua storia, lo è ancor di più. E’ quello che i dirigenti di Burger King sono riusciti brillantemente a fare ai danni di McDonald’s, sfruttando un’imperdibile occasione.

McDonald’s perde la proprietà del “Big Mac”

Anche se sei leader nel settore della ristorazione, non significa che si è legittimati a fare di tutto: è quello che è successo a McDonald’s. Perdendo clamorosamente la loro stessa causa, i dirigenti della storica catena di fast food hanno perso la proprietà del marchio “Big Mac”, dopo essersi scagliati contro la piccola catena irlandese Supermac’s. Un eccesso di sicurezza, o semplicemente una mossa avventata? Come la si voglia mettere, parliamo di un piccolo suicidio che, quando sei uno dei marchi più famosi al mondo, non puoi permetterti di fare, perché qualcuno potrebbe cogliere la palla al balzo!

Burger King approfitta della situazione!

Fonte: TPI

Con una campagna pubblicitaria originalissima, Burger King ha lanciato in Svezia un menù caratteristico, intitolato “Non sono Big Mac”. Basterebbe questo per rendere l’idea, ma è nei nomi dei singoli panini dove sta la trollata geniale: “Come un Big Mac ma grande per davvero”, “Tutto tranne che un Big Mac”, “Come un Big Mac ma più succulento e gustoso”. Questi sono solo alcuni dei nomi geniali che Burger King ha trovato per infierire ancora di più contro gli storici rivali. Come se non bastasse, la catena di fast food ha lanciato uno spot esclusivamente per deridere ancora di più McDonald’s. Iwo Zakowski, ceo di Burger King Svezia, in un comunicato stampa si giustifica così: “Non potevamo restare indifferenti di fronte ad una situazione così divertente”.

Una cosa è certa: i dirigenti di McDonald’s avrebbero dovuto lasciare al piccolo Supermac’s la propria versione del “Big Mac”.


2. COSA HA SPINTO ELON MUSK A PUBBLICARE I BREVETTI DI TESLA INC.?

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di Alessio Artista

Il 18 gennaio 2019 sul sito della Tesla viene pubblicato un comunicato:

Fonte: Tesla

“Guardando avanti alla nostra missione di accelerare l'avvento dei trasporti e dell'energia sostenibili, che è importante per tutta la vita sulla Terra, affrontiamo una sfida estremamente difficile: rendere le nostre automobili, batterie e prodotti solari competitivi rispetto ai combustibili fossili. … Sfortunatamente non abbiamo altra scelta che ridurre l'organico a tempo pieno di circa il 7% ... e trattenere solo i dipendenti più critici”. È così che il CEO di Tesla Inc (Elon Musk) annuncia il licenziamento di molti suoi dipendenti.

Qualche giorno dopo (31 gennaio 2018), con un tweet Elon Musk sorprende tutti annunciando al mondo, come aveva fatto nel 2014, che i brevetti di Tesla Inc appartengono a tutti.

Il perché di questa decisione è sicuramente imputabile a diverse ragioni sia ecologiche che economiche.

Per quanto riguarda le ragioni ecologiche è bene ricordare la mission di Tesla: “accelerare l'avvento del trasporto sostenibile portando sul mercato al più presto automobili elettriche di massa convincenti.”; sul loro sito, infatti, possiamo trovare la quantità di CO₂ risparmiata da coloro che utilizzano l’auto elettrica prodotta da tesla (circa 3,5 milioni di tonnellate). Il tutto risulta chiaramente in linea con l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che l’8 ottobre 2018 ha lanciato un ultimatum (di circa 12 anni) per riuscire a salvare la terra dal surriscaldamento globale, che da sempre più peso al tweet di Elon Musk.

Passando alle ragioni economiche dobbiamo ricordare l’alto livello ingegneristico di cui ogni auto marchiata “Tesla” dispone, tra cui l’hardware per la guida completamente autonoma. È quindi evidente che la struttura dei costi per produrre queste auto non può che essere elevata.

Fonte: Tesla

Per essere competitivi sul mercato bisogna utilizzare delle efficienti economie di scala (all’aumentare della produzione diminuisce il costo per produrre un’unità di quel prodotto); queste economie di scala diventano sempre più produttive all’aumentare della domanda e dei competitor.

Quando Tesla ha bisogno di una componente necessario alla fabbricazione dell’auto elettrica, deve crearla internamente o rivolgersi ad un basso numero di fornitori a causa della ridotta diffusione del prodotto.

Se l’auto elettrica diventasse comune come l’auto a benzina, ci sarebbero più industrie automobilistiche pronte a richiedere delle componenti necessarie alla produzione di auto elettriche e questo porterebbe Elon Musk ad abbassare la struttura dei costi di fabbricazione.

Dopo aver compreso quali sono gli obiettivi di Tesla e le ragioni economiche che possano spingere il colosso mondiale a rendere pubblici i brevetti, non possiamo non chiederci come, un domani non tanto lontano, Tesla riuscirà a difendersi dalle grosse case automobilistiche che decideranno di produrre auto elettriche. Elon Musk ci sorprenderà di nuovo?

 

 

 


3. PUO' UN UOVO CRUDO CONTROLLARE LA PSICOLOGIA SOCIALE?

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di Francesca Cisternino

Indovinello: è un must dell’english breakfast. Ci piace cotto, crudo, fritto. E’ partito con un obiettivo obsoleto per poi rivelarsi più ambizioso e di impatto sociale.

Avete capito di chi stiamo parlando?

Fonte: The Verge

Dell’uovo più famoso del mondo, il più amato dal globo, insomma del nuovo record di like su instagram che in pochi giorni è riuscito a polverizzare il precedente record detenuto da Kylie Jenner, modella ventunenne con una foto che ritraeva la nascita della sua bimba.

Si fanno chiamare EGG GANG e il 4 Gennaio 2019 hanno postato sul profilo pubblico @world_record_egg l’immagine di un comune uovo crudo con un copy alquanto interessante: “Creiamo un record mondiale insieme e riceviamo il post più gradito su Instagram. Vincendo l'attuale record mondiale detenuto da Kylie Jenner ( 18 milioni)! Abbiamo ottenuto questo”.

Ma diciamocelo, può un uovo crudo o sodo che sia, prendere così tanti like solo perché un anonimo profilo (bianco,vuoto, privo di bellezza grafica) l’ha esplicitamente chiesto?

Eppure in cambio non ha promesso niente, non ha regalato codici sconto, promozioni, nessuna formula fake di bellezza like fitvia, ci ha solo chiesto di mettere un “mi piace”e noi l’abbiamo fatto, 53.144.753 di utenti l’hanno fatto.

Qual è stata la necessità? Cosa ci ha portato a farlo? Abbiamo solo ubbidito ad un “ordine”?

Facciamo tutti, molto più spesso di quanto ci piace credere, ciò che gli altri ci dicono di fare e Vittorio Pelligra giornalista di “ilSole24ore”ce lo ha dimostrato tramite un esperimento condotto con i suoi colleghi : “Abbiamo arruolato novanta volontari e a ciascuno di essi abbiamo assegnato cinquanta palline. Ogni partecipante poteva mettere le palline in due contenitori, uno blu e uno giallo. Per ogni pallina messa nel contenitore blu ogni partecipante avrebbe ottenuto 2 punti, mentre per ogni pallina messa nel contenitore giallo ne avrebbe guadagnato 4. I punti sarebbero poi stati convertiti in denaro, denaro vero, sonante; più punti più denaro. Ogni partecipante poteva distribuire le palline a suo piacimento, senza vincoli di sorta. Semplicemente le istruzioni dell'esperimento dicevano ad un certo punto: “la regola è quella di mettere le palline nel contenitore blu”.

L’esperimento era in totale anonimato e non erano previste sanzioni, tantomeno c’era una scelta giusta e una sbagliata. I risultati del test sono stati sorprendenti: “Di tutte le palline messe a disposizione dei partecipanti [.. ] il 67% sono state messe nel contenitore blu”.

Questo vuol dire che molte persone hanno rinunciato a dei potenziali guadagni per seguire un suggerimento.

Fonte: Wikipedia

Tuttavia quest’esito non ha stupito alcuni osservatori, infatti la psicologia sociale ha documentato molti casi simili a questo: il “Milgram experiment” ne è un esempio. Milgram era uno psicologo statunitense che nel Seicento condusse un esperimento al fine di studiare le determinanti della disponibilità all’obbedienza, ordinando ai partecipanti di seguire delle azioni in conflitto con i valori etici e morali dei soggetti stessi.

“Il ricercatore (V) ordina al soggetto (L - insegnante) di punire con scosse elettriche, che quest'ultimo crede siano dolorose, un altro soggetto (S - allievo), che in realtà è un attore e complice. Molti soggetti hanno continuato a dare scosse elettriche nonostante le suppliche di misericordia da parte degli attori”

Siamo creduloni, e questo lo sappiamo, ma tornando al nostro uovo “tutto è ben quel che finisce bene”, l’account social ha continuano a postare immagini dell’uovo con crepe fino al 3 Febbraio 2019 quando l’autore ha svelato la sua identità: la mente creatrice è Chris Godfrey,  un pubblicitario britannico che lavora per l’agenzia The & Partnership.

Nel penultimo post ha promosso la visione del Super Bowl (la finale del campionato della National Football League che negli Stati Uniti viene considerato come l'incontro che assegna il titolo di campione del mondo di questo sport) su HULU (un servizio di video in streaming)  dove è stata trasmetta una pubblicità in cui l’uovo è stato usato per parlare di salute mentale come mostrato nell’ultimo post pubblicato dalla EGG GANG il 4 febbraio.

Anche se alla fine l’uovo non si è schiuso, almeno siamo certi che è stato usato per scopi socialmente utili.

 

 

 

 


4. PENSAVATE MAI DI CAMMINARE SU UN ASFALTO FATTO DI PLASTICA?

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di Alessia Pizzuti

Nell’epoca in cui il consumatore è attratto da beni super funzionali e tecnologicamente avanzati la nuova sfida sta nell’inaspettato: si fa largo l’idea non solo di esibire automobili ecosostenibili quanto piuttosto nel “creare” strade con durata di vita più lunga, tempi di costruzione e manutenzione brevi e nel rispetto di standard ecosostenibili sempre più severi.

Fonte: Decor units

Questo è il punto di partenza di VolkerWessels per PlasticRoad.

L’azienda olandese, dapprima sostenitrice del più grande progetto di pulizia globale “the Ocean Cleanup”, ha infatti intuito che le migliaia di tonnellate di plastica provenienti dai mari potrebbero trovare nuova vita come plastica riciclata trasformando così il canonico rifiuto e adattandolo ad una nuova catena produttiva.

PlasticRoad si presenta come un fabbricato dotato di uno spazio vuoto interno che può essere utilizzato per vari scopi: per immagazzinare temporaneamente acqua durante precipitazioni estreme, per il transito di cavi e tubi evitando danni all'escavazione e numerose applicazioni ancora sperimentabili tra cui l'installazione di sensori o sistemi di ricarica elettrica per veicoli di ultima generazione. Tra le caratteristiche di maggiore di rilievo va segnalato anche il peso del materiale con cui il fabbricato stesso è assemblato, fino a quattro volte più leggero di quello che viene in genere utilizzato per rivestire i percorsi ciclabili. L’ innovazione più importante risiede nel fatto che il prodotto non è soggetto alla corrosione: la nuova struttura stradale gestisce temperature da -40° a +170° senza problemi, coinvolge i più disparati tipi di plastica che vengono categorizzati in differenti impianti produttivi, prevedendo una durata di vita triplicata.

I primi a credere in questa rivoluzione ecologica furono i Paesi Bassi.

A Rotterdam il primo caso di installazione dell’intero impianto che ha facilmente tenuto fede al buon proposito sulla riduzione del riscaldamento globale e, allo stesso tempo, ha rappresentato un buon punto di riferimento per i Paesi che si fanno promotori della stessa causa.

Ciò che ha maggiormente invogliato Paesi come UK a seguire il progetto, sono perlopiù vantaggi dal punto di vista operativo: le varie parti infatti possono essere prefabbricate nello stabilimento aziendale e, una volta pronti, portati sul luogo di posa; sono materiali leggeri il cui trasporto può essere fatto velocemente senza l’utilizzo di cantieri stradali permanenti che ostacolino il traffico automobilistico.

Fonte: Mikeshouts

Il 14 febbraio 2019 il governo della città di Cilegon, in Indonesia, ha firmato per la costruzione di una strada lunga 10 km che possa essere da monito per una realtà più ampia in futuro, un piano significativo che rappresenta un buon punto di partenza per combattere le circa 3,22 milioni di tonnellate di plastica nei mari circostanti e le ingenti quantità disperse nei quattro maggiori fiumi indonesiani Brantas, Solo, Serayu e Progo, oggi tra i 20 fiumi più inquinati al mondo.

Questo caso aziendale mostra come il modello della Green Economy non sia più un concetto astratto ma piuttosto qualcosa che può essere applicato realmente intorno a ciascun cittadino globale.

Non mancano però pecche al sistema.

Nonostante sia noto il duplice approccio positivo della Green Economy sulla vita dell’uomo in termini di maggiore benessere e migliore qualità della vita e sulla tutela della biodiversità in termini di riduzione ai rischi ambientali, non è di così semplice applicazione. È importante infatti che progetti come PlasticRoad vengano promossi dalle autorità stesse attraverso cospicui investimenti iniziali ma che vengano congiuntamente supportati da coraggiose riforme politiche e veri e propri regolamenti istituzionali.

Il trend dell’ecosostenibilità è nato dalla critica nei confronti del modello di economia tradizionale che non ha tenuto conto dei danni ambientali che esso recava nel tempo, soprattutto nei settori come l’agricoltura, la pesca, il turismo, l’allevamento.

Nonostante le notevoli difficoltà economiche fronteggiate negli ultimi anni, l'Italia è riuscita ad affermarsi nella Green Economy e anche il consumatore italiano ha capito che è una filosofia di vita che fa bene tanto a sè stesso quanto all’ambiente. Ed è così che mentre si ridefiniscono nuovi progetti di vita, ci si attende un cambio anche delle strategie dell’offerta. Uno degli interrogativi che ci si pone adesso è se le istituzioni e le imprese siano in grado di dare ciò che le persone richiedono.

 

 

 

 

 


5. UN NUOVO CENTRO MEDICO APRE A MILANO. DOVE? DA ESSELUNGA OVVIAMENTE

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di Roberta Signorino Gelo

Fonte: ilsole24ore

In un momento in cui i maggiori key trends che interessano il consumatore o, per meglio dire, lo shopper (colui che acquista) riguardano principalmente la maggiore attenzione verso tematiche inerenti alla salute e al benessere, Esselunga ci ha visto bene ancora una volta. I format infatti cambiano e si evolvono continuamente in risposta all’impatto di alcune forze rappresentate dalle discontinuità del macroambiente, i quali portano al cambiamento della società e dei suoi bisogni; tra queste si ricordano anche ad esempio il diffuso fenomeno dell’urbanizzazione, l’invecchiamento della popolazione e il progressivo uso di smartphone.

È in tale dinamico contesto che Esselunga ha deciso di dotare due dei suoi Superstore presenti in alcune regioni del nostro territorio di un vero e proprio centro medico. Le città scelte sono momentaneamente due e si trovano nei pressi di Milano: la prima è Rho e la seconda a Monza e le aperture sono state previste per il 1 Marzo 2019.

Si tratta di una collaborazione con il centro medico Santagostino che prevederà 7 ambulatori, i quali offriranno visite specialistiche di ginecologia, medicina dello sport, dermatologia, oculistica, ortopedia, otorinolaringoiatria, fisiatria, cardiologia e anche pediatria con un posizionamento di prezzo “low cost”: vaccini ed esami di laboratorio saranno infatti disponibili a prezzi concorrenziali rispetto al classico ticket.

Fonte: Milano Life

Questo il commento di Luca Foresti, amministratore delegato del gruppo: “il nostro intento è garantire la salute a tutti con servizi di qualità a tariffe accessibili. Con questa apertura ci avviciniamo alle persone che vanno a fare la spesa almeno una volta la settimana a Rho, con lo scopo di rendere più comodo per i clienti Esselunga occuparsi della propria salute. Siamo convinti che supermercati e centri commerciali possano anche essere luoghi in cui avvicinare le persone al mondo della cura e della prevenzione”.

I format dunque stanno cambiando e diventando sempre più ibridi in risposta alla richiesta dei consumatori/shopper di servizi time saving e all’esigenza di soddisfare più bisogni diversi tra loro compiendo un’unica grande esperienza d’acquisto. Molti altri competitor oltre ad Esselunga stanno seguendo tale strada (tra i più innovativi si ricorda Carrefour) e l’interesse della distribuzione si sta focalizzando sempre più sull’ambito medico e farmaceutico.

Quale sarà il prossimo passo? Una possibile liberalizzazione del commercio dei farmaci potrebbe avere un ruolo rilevante?

 


NEAM GENNAIO 2019

Si respirano nuove #ideeinmovimento in casa Oikosmos.

Sarà un anno ricco di progetti e cambiamenti, ma Neam rimane un appuntamento fisso ed imperdibile.

Per la prima edizione del 2019 abbiamo scelto per voi:

  1. Pan di stelle, Patamilka vs. Nutella - piccoli Davide contro Golia
  2. Apple in caduta libera: i motivi del crollo in borsa
  3. L'approdo del primo polo d'innovazione in Italia targato Crédit Agricole
  4. 10yearschallenge, l'evoluzione dell'idea di privacy
  5. La sorprendente partnership tra Hearst e Teads

Buona lettura!


1.PAN DI STELLE, PATAMILKA VS. NUTELLA - PICCOLI DAVIDE CONTRO GOLIA

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di Mattia Garozzo

Dopo il recente annuncio di Barilla, di aver deciso di competere contro Ferrero nella categoria creme spalmabili, lanciando la crema Pan di Stelle , anche Mondelez ha deciso di scendere in campo, rilasciando il suo nuovo prodotto, ovvero la crema spalmabile Patamilka . Con questa decisione, le due aziende si aggiungono alla lista di tutte le altre che provano da anni a scalfire il dominio di Nutella.

Superando la prima eccitazione per l'uscita dei prodotti, e provando a porre una seria riflessione sull'iniziativa, tale scelta appare piuttosto innaturale.

Fonte: Alimentando.info

I dati di mercato mostrano, a Febbraio 2018, nell'intera categoria Creme Spalmabili Dolci una variazione di vendite in volumi in diminuzione del -5,7 ed una variazione di vendite a valore del -1,8%. In particolare il barattolo, che rappresenta la quasi totalità della categoria presenta una variazione del -6% di volumi e una variazione del -2,3% di valore.

Pertanto una differenza sicuramente non positiva rispetto all’anno precedente.
Questo può essere conseguenza del recente cambio degli stili alimentari assistito negli ultimi anni e di conseguenza di ricerca di prodotti più salutari da parte del consumatore.

Questa azione da parte di Barilla, nel contesto del mercato italiano, può avere solo 2 motivazioni:

  1. Vuole essere una chiara risposta al concorrente interno, magari tentando di spostare l’attenzione di Ferrero su uno dei suoi prodotto di punta.
  2. Si aspettano che il mercato ritorni a crescere.

La ricerca di prodotti più salutari ha inoltre spinto le aziende a produrre le loro creme spalmabili differenziandole dalla Nutella sotto il profilo nutrizionale.
Infatti la crema Pan di Stelle presenta un prodotto in un vasetto trasparente di 330 gr. con nocciole 100% italiane, una speciale granella (come riportato sul tappo riciclabile del barattolo) ed il cacao, acquistato, come specifiche l'azienda, supportando le iniziative sociali della  Fondazione Cocoa Horizons. Il tutto in assenza di olio di palma, in linea con tutti i prodotti Barilla presenti sul mercato.

 

La crema Patamilka si differenzia, invece, per la presenza di olio di semi di cotone.
Questa scelta pertanto rappresenta un chiaro segno da parte delle aziende di differenziare il proprio prodotto rispetto a quello di Ferrero ponendo l'attenzione sulla salute del consumatore.

 

 

I dati mostrano inoltre il ranking dei produttori a valore dove i primi tre coprono l’89,1% del mercato. Di questi, Ferrero costituisce il leader del mercato nonostante la battaglia mediatica subita sulla presenza dell’olio di palma all’interno del prodotto.

Uno dei punti di forza di Ferrero per tale leadership è l’ormai riconosciuto inconfondibile sapore di Nutella, ritenuto unico dal consumatore che ormai da anni consuma Nutella come crema spalmabile e la utilizza come punto di riferimento per valutare i prodotti sostitutivi.
Pertanto sia per Barilla che per Mondelez, sarà molto dura la battaglia per conquistare il cambio di rotta da parte del consumatore.

 

Conclusione

Possiamo dire che la crema Pan di Stelle e la Patamilka, avranno il ruolo di marche follower e se sostenute da elevati investimenti nel brand potrebbero riuscire a sottrarre una discreta quota di mercato a Nutella fino ad oggi ritenuta una missione impossibile.


2. APPLE IN CADUTA LIBERA: I MOTIVI DEL CROLLO IN BORSA

Tempo lettura: 3 minuti

di Roberto Faraci

Anno dopo anno, il colosso americano di Cupertino ha scalato le classifiche, fatturando miliardi e miliardi di dollari, grazie a prodotti di qualità ma, soprattutto, di tendenza. Cosa è successo negli ultimi mesi? Che qualcosa non andasse per il verso giusto era prevedibile: nascondere i dati sulle vendite dei propri smartphone lascia trapelare che ci sia un calo
vigoroso in atto, è così è stato.

Perché passare da Agosto ad oggi, da un valore di mille miliardi a 683 miliardi non è una cosa di poco conto, ed attorno all’azienda californiana aleggia un’aria di sfiducia e costante preoccupazione. Quali possono essere le ragioni di un crollo tanto brusco quanto improvviso? Analizziamole nel dettaglio.

Tensioni commerciali: Usa e Cina
Apple è stato fortemente influenzato da una delle situazioni maggiormente preoccupanti che caratterizzano il mercato globale: le tensioni commerciali tra Usa e Cina. La Cina, tuttavia, sembra essere uno degli indiziati principali che hanno innescato questa crisi secondo l’opinione dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. In una nota lettera
rivolta agli investitori, infatti, Cook afferma addirittura che la crisi è giustificata nella sua
totalità dagli ammanchi cinesi sulle linee iPhone, Mac e iPad.

Mantenimento di prezzi elevati
Aumentare il prezzo di un prodotto quando le vendite sono in calo può dare i suoi frutti, ma se il calo non solo continua, ma si intensifica? E’ la domanda che devono farsi i dirigenti di Apple in questi ultimi mesi, perché se aumentare i prezzi degli smartphone all’inizio ha permesso anche di registrare ricavi record, adesso continuare su questa strada può essere
controproducente. Per intenderci, l’iPhone più economico è stato fissato al prezzo di 750 dollari, un grosso azzardo! Se si dovesse andare avanti con questa strategia, chi avrà un grande motivo per preoccuparsi?

Le preoccupazioni degli investitori
Alcuni annunci fatti nell’ultimo periodo, come i tagli alla produzione effettuati da diversi fornitori, e alcuni dati come il basso  numero di prodotti consegnati negli ultimi mesi, sono motivo di forte preoccupazione di tutti gli investitori di Apple. Come ho anticipato prima, i dirigenti del colosso americano avevano annunciato che non avrebbero più dichiarato i dati sulle vendite effettuate ogni trimestre, e questa è stata naturalmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e dalla quale si è poi innescata una situazione di sfiducia generale.

Che visione hanno gli investitori nel lungo periodo? Possiamo parlare di una comunità divisa, in quanto vi sono coloro che parlano della fine di Apple, esattamente come successo a Nokia tempo fa, ma ci sono anche coloro che ritengono la guerra commerciale tra Usa e Cina la causa principale di questo crollo e che, di conseguenza, le azioni torneranno a salire non appena la situazione tornerà alla normalità.

La lettera di Tim Cook
Di sicuro l’Ad Tim Cook non si è limitato a guardare e in questa sua lettera, dopo aver illustrato le difficoltà riscontrate, ha cercato di rasserenare gli animi affermando che “non possiamo cambiare le condizioni macroeconomiche ma possiamo intraprendere ed accelerare altre iniziative per migliorare i nostri risultati.” Nel finale, l’amministratore delegato afferma con sicurezza e decisione che “abbiamo alte aspettative perché per Apple possono esserci, noi continueremo a puntare sempre in alto e invito gli investitori a fare lo stesso.” Insomma, Apple è sempre stato uno dei marchi leader del mercato globale, con la sua riconoscibilissima mela morsicata. La domanda a questo punto è solo una: possiamo parlare del “colosso Apple” già al verbo passato, un po' come successo a Nokia, o si tratta solo di una situazione temporanea, destinata a finire? La parola al mercato!


3. L'APPRODO DEL PRIMO POLO D'INNOVAZIONE IN ITALIA TARGATO CRÉDIT AGRICOLE

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di Veronica Amato

Le decisioni d’innovazione sono complesse ma di vitale importanza per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese. È stato il principio di imprenditorialità a spingere Crédit Agricole, prima banca mutualistica d’Europa, nella ricerca del profitto, alla creazione di un polo d’innovazione “Le Village by CA” capace di unire aziende e start up nei processi innovativi.

Lo slogan di tale progetto è “cooperare per innovare”, e dato che le imprese spesso fanno fatica a trovare partner che capiscono la valenza delle innovazioni tecnologiche, è necessario indirizzare la propria mission culturale e strategica all’open innovation anche in rilevanza del fatto che per innovazione non s’intende solo quella interna all’impresa,ma soprattutto quella esterna al fine di aumentare le capacità d’ascolto del mercato finale.

Infatti, il progetto di Crédit Agricole ha preso forma a Parigi nel 2014 e oggi, è possibile rilevare 24 village che ospitano 600 startup e oltre 400 partner industriali ma anche istituzionali interessati e operanti nel territorio con più di 200 milioni di fondi raccolti.

Il village di Porta Romana a Milano, è il primo in Italia e ha l’obiettivo, come anche afferma Gabriella Scapicchio a cui è stata affidata la divisione aziendale dedicata all’innovazione da CA,  di appoggiare l’Italia e le sue imprese ad alto potenziale d’innovazione, sostenendole nel superare gli ostacoli tipici dei processi innovativi come i fattori legati al grado di conoscenza, fattori istituzionali, fattori di costo ed elementi di mercato.

“Le Village by CA” è una struttura di 2700mq racchiusa in un convento del XV secolo, e funge da acceleratore d’idee.

Si tratta di un vero e proprio polo multifunzionale per lavorare in co-working e raggiungere determinati obiettivi di business, di sviluppo nonché per migliorare le performance dell’impresa, sia incrementando la soddisfazione sul posto di lavoro e quindi anche più in generale la produttività, sia accedendo a beni non commerciabili come le conoscenze provenienti dall’esterno o la riduzione dei costi di approvvigionamento.

Pertanto, in un contesto che tende alla Digital Trasformation, e volendo ricordare l’incipit dell’importante evento annuale del Wef a Davos in Svizzera Stiamo entrando in una quarta rivoluzione industriale plasmata da tecnologie avanzate dove il mondo digitale e quello fisico-biologico si combinano per creare innovazioni a velocità e scala senza pari nella storia umana,è evidente come  Crédit Agricole attraverso “Le Village” coglie la sfida di sperimentare il nuovo approccio di Open Innovation, e potrebbe non essere l’unico, infatti sono in previsione due nuove aperture, una a La Spezia e l’altra a Rimini dove ha acquistato la Cassa di Risparmio.