1. TIKTOK LANCIA #EDUTOK

1. TIKTOK LANCIA #EDUTOK

di Francesca Cisternino
Tempo di lettura: 3 minuti

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambiamento nel consumo di contenuti educativi online, questo perché i canali di informazione sono cambiati. Dalla classica comunicazione televisiva di massa, siamo passati alle newsletters specializzate, alle riviste online, ai podcast su spotify fino ad arrivare alle piattaforme social.

In particolare, con 46 milioni di download e 150 milioni di utenti al giorno, TikTok ha il primato dell’app più scaricata nel primo trimestre di quest’anno.
TikTok inizialmente ha spodestato la sorella gemella Musical.ly: la popolare app a metà tra il social e il gioco che permette di riprendersi mentre si danza o canta in playback su una base a scelta, il tutto corredato da filtri, effetti speciali, slow motion.

Logo di TikTok

Fonte: digitalterminal.it

Tuttavia arriva sempre quel bel momento nella vita chiamato evoluzione in cui un po’ di lampadine si accendono e si inizia a far battere il cuore ai competitors, come al nostro caro amico Mark Zuckerberg.
L’evoluzione di TikTok è stata molto simile a quella di instagram. Quest’ ultima infatti da piattaforma dedicata unicamente a fotografi appassionati e professionisti, è diventata il social che conosciamo oggi, allo stesso modo TikTok ha deciso di cambiare i contenuti ripulendo la sua immagine.

Come in tutte le piattaforme social, l’utente non è solamente consumatore ma soprattutto creatore di contenuti: il “prodotto” offerto dalla piattaforma siamo noi stessi.

Il programma #EduTok segna un po’ la svolta di TikTok verso contenuti video educativi, esso infatti si propone di “rivoluzionare l’e-learning in India” con lo scopo di supportare gli utenti di Internet per la prima volta ad acquisire conoscenze relative all’alimentazione e all’inglese parlato, includendo anche suggerimenti e messaggi motivazionali.

EduTok per ampliare la conoscenza e la crescita

Fonte: TikTok.com

Il tutto è organizzato in 25 seminari dove 5000 persone creative verranno selezionate e invitate a partecipare.

#EduTok ha visto una grande risposta da parte degli utenti sin dal suo inizio. Ad oggi, oltre 10 milioni di contenuti sono stati creati e condivisi utilizzando l’hashtag #EduTok, che ha raccolto oltre 48 miliardi di visualizzazioni ed è stato condiviso 1,8 miliardi di volte su TikTok. 

Nitin Saluja, direttore, Politiche pubbliche, TikTok India, ha dichiarato: “L’educazione ha lo scopo di coinvolgere un processo di collaborazione e co-creazione. #EduTok – continua il direttore – ha consentito uno scambio attivo di conoscenze e competenze, che ha determinato un cambiamento nel consumo di contenuti educativi online.”

#EduTok ha lo scopo di sfruttare la portata di TikTok in 6 stati con tassi di alfabetizzazione più bassi.

Atul Satija, fondatore e CEO della Nudge Foundation (impresa sociale che ha collaborato alla creazione del programma) ha dichiarato: “L’educazione digitale sta diventando uno strumento fondamentale nel quadro educativo generale per supportare nuovi approcci di apprendimento e colmare il divario tra la domanda del settore e l’ecosistema delle competenze. Una piattaforma come TikTok ottimizza efficacemente le opportunità di apprendimento, in quanto offre accesso ad una varietà di strumenti, tutti sotto lo stesso tetto, offrendo quindi un’esperienza di apprendimento soddisfacente. La motivazione alla base del programma di tutoraggio è quella di dotare la nostra forza lavoro futura di idee pertinenti e all’avanguardia per guidare cambiamenti duraturi e diffusi.

The #EduTok program

Fonte: businessworld.it

In questo modo TikTok entra nel fiorente spazio tecnologico dell’istruzione in India.

Lo scopo di #EduTok è quello di sfruttare la grandezza di questo social per ottimizzare la diffusione di contenuti educativi in 6 stati con tassi di alfabetizzazione più bassi e di ottenere a tal fine visibili risultati.

L’evoluzione di questa piattaforma social è ancora tutta da scoprire, quale sarà il prossimo passo?

 

 

2. PORSCHE E BOEING  PER LA FLYING REVOLUTION

2. PORSCHE E BOEING PER LA FLYING REVOLUTION

di Antonino Ferro
Tempo di lettura: 3 minuti

Molte aziende scommettono sulla nuova frontiera del flying car per rivoluzionare i viaggi di media distanza nelle città e nelle aree suburbane. Da Boeing a Uber,  lo sviluppo dei primi veicoli a decollo verticale e in doppia configurazione stradale/aerea saranno la nuova conquista del business. La casa automobilistica tedesca Porsche annuncia ufficialmente la collaborazione con Boeing, la più grande azienda nel settore aerospaziale, per introdurre una vera rivoluzione nell’ambito della mobilità urbana. Le auto che si alzeranno in volo e in un sol colpo si lasceranno alle spalle i problemi del traffico stradale rappresentano la futura frontiera della mobilità. Dopo vari esperimenti ai diversi prototipi di start-up e aziende hi-tech che negli ultimi anni hanno effettuato vari test di volo in giro per il mondo, anche i più grandi brand del settore automobilistico iniziano a dimostrare un interesse concreto verso questo campo, che sembrerebbe destinato ad esplodere nel prossimo decennio anche se per molti sembrerebbe ancora qualcosa di futuristico. Si tratta di un accordo che ha come obiettivo quello di esplorare le possibilità di sviluppo dei veicoli terra-aria per il trasporto privato.

Le Porsche voleranno è accordo con Boeing

Fonte: motor1.com

Porsche, come spiegato da Detlev von Platen, membro del CDA del reparto vendite e marketing della Casa tedesca, scommette in maniera decisa sul fronte auto volanti: “Stiamo combinando la forza di due aziende leader internazionali per puntare ad un segmento di mercato potenzialmente importantissimo in futuro.” Porsche mira ad un miglioramento nell’ambito della produzione di automobili sportive e volanti, diventando un marchio leader della mobilità premium. Le aziende lavoreranno congiuntamente per valutare tutti gli aspetti relativi allo sviluppo di un velivolo ad alimentazione elettrica, in grado di decollare ed atterrare in verticale come un elicottero, e che quando si muove in strada possa garantire le prestazioni di una Porsche.

La casa automobilistica ha recentemente tolto i veli alla prima automobile elettrica, la Taycan, ma sembra voler guardare più lontano. La casa automobilistica tedesca  intende allargare i suoi orizzonti come costruttrice di vetture sportive, diventando un brand leader nella mobilità del flying car. A lungo termine, questo potrebbe voler dire passare alla terza dimensione del viaggio. Aurora Flight Sciences, a tal proposito, sta già sviluppando un concept che anticipa le forme di un veicolo capace di decollare verticalmente e di atterrare. Il prototipo verrà successivamente costruito e collaudato. Porsche e Boeing sono uniti sotto questo punto di vista dalla precisione dell’ingegneria, dallo stile e dall‘innovazione.

Porsche volanti

Fonte: motor1.com

Per quanto visto finora l’elettrificazione delle auto ha trovato in poco tempo un grande filone di sviluppo  grazie al passaggio intermedio di soluzioni ibride e piattaforme che offrono  spazi  adeguati ai componenti elettrici in sostituzione dei classici mezzi a combustione che diventano una risorsa sempre meno disponibile. Interessante sarà capire se Boeing e Porsche lavoreranno su un concetto di “drone” o su propulsori che cambiando posizione sono in grado di dare anche spinta forte per maggiore velocità. Si ricorda che Porsche già nel passato si era lanciata nell’aviazione prestando dei suoi motori ma con scarso successo; ora la sfida è decisamente più ambiziosa. Boeing non è l’unica realtà del settore degli aeromobili a muoversi verso lo sviluppo di auto volanti.

Lo scorso anno, la rivale Airbus ha annunciato un’intesa con Audi proprio in questo settore. Secondo uno studio condotto da Porsche nel 2018, il mercato della mobilità urbana aerea dovrebbe accelerare a partire dal 2025, il trasporto privato terra-aria è la prossima frontiera di business, l’obiettivo è esplorare le possibilità di sviluppo di questi velivoli. Tuttavia, i nodi da sciogliere sono ancora  moltissimi. L’aver già annunciato un veicolo premium significa anche costi elevati e numeri limitati. Quindi calcolando che siamo nel 2020 sarà difficile che in cinque anni giri un Boeing-Porsche,  ma forse non per chi frequenta alcuni paradisi come Dubai dove non vedono l’ora di salire su questi mezzi che si muovono in aria. Il rapporto del: The future of vertical mobility, realizzato da Porsche Consulting afferma che entro entro il 2035 ci saranno 23mila veicoli elettrici a decollo verticale sulle metropoli del mondo (la sigla internazionale che identifica queste auto volanti è eVTOL).

Auto volanti. Porsche fa un accordo con Boeing

Fonte: motor1.com

Molto attivo in questo settore è anche Uber Air, il ramo aziendale di Uber che sta progettando un servizio di taxi volanti, pronto per la fase di sperimentazione negli Stati Uniti, già dal 2020. Per la commercializzazione, le stime fanno ipotizzare una decina di anni, in tempo per le Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Dunque entro il 2030, secondo Dara Khosrowshahi, CEO di Uber, potrebbe iniziare il servizio di aerotaxi, prenotabile con un’App e dai costi non proprio accessibili. Il colosso che costruisce aerei di linea, Airbus, a fine gennaio ha testato il primo taxi volante senza pilota: si chiama Vahana e ha volato per meno di un minuto ad un’altezza di cinque metri dal suolo. Ovviamente è un prototipo che rende evidente il livello di investimento tecnologico ed economico dietro a questi taxi del futuro. Nessuno vuole arrivare ultimo. Infatti della partita fanno parte oltre Boeing anche la startup di Larry Page, fondatore di Google.
Restano però, tanti problemi a cui dare soluzione. Prima di tutto la sicurezza dei mezzi e l’incolumità dell’utente, poi la durata delle batterie trattandosi di velivoli ad alimentazione elettrica e infine il grande muro da abbattere sarà soprattutto la logistica degli hub urbani per consentire decollo ed atterraggio da una parte all’altra della città. Chissà cosa potrebbe accadere in città come Milano e Roma, dove al traffico terrestre si aggiungerebbe quello aereo.

3. LINKEDIN EVENT: OFFLINE BUSINESS NETWORKING

3. LINKEDIN EVENT: OFFLINE BUSINESS NETWORKING

di Federica Montalbano
Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 2002 Reid Hoffman con la collaborazione di Allen Blue, Konstantin Guericke, Eric Ly e Jean-Luc Vaillant danno vita alla piattaforma di business più famosa degli ultimi tempi: LinkedIn. Questa piattaforma, dedicata solo ai professionisti, permette di incontrarsi e discutere di lavoro e business in rete, pubblicare il curriculum vitae, progetti lavorativi e offerte di lavoro attraverso cui trovare nuovi collaboratori. Il social network si pone come obiettivo quello di creare una rete di professionisti e aziende per produrre uno scambio di contatti e informazioni

Oggi è il leader indiscusso dei social network per cercare lavoro ed intrecciare relazioni professionali, scambiando idee e nozioni con la propria rete. Viviamo nell’era in cui i social scandiscono la nostra vita, li usiamo per raccogliere informazioni sui prodotti, sugli eventi, sulle news e molto altro ancora. Ci fidiamo della nostra rete perché fanno parte della nostra vita, perché al di fuori del social abbiamo delle relazioni sociali con loro. Proprio per questo LinkedIn lancia la funzione “Eventi” per connettere nella vita offline la rete di contatti che abbiamo online. 

AJay Datta, Head of Product, India di LinkedIn, afferma che “Su LinkedIn, il nostro obiettivo principale è aiutare i nostri membri a connettersi e costruire relazioni professionali e durature. Le interazioni faccia a faccia sono la chiave per realizzare questa visione e dare vita alle comunità online. Con questo lancio, i nostri membri hanno ora una strada sicura e affidabile per interagire con la loro rete online e offline. Li vediamo usare questo prodotto per ospitare incontri di rete, workshop, incontri di ex studenti, lancio di prodotti e altri incontri faccia a faccia”. 

Questa nuova funzione al momento è disponibile solo in alcuni paesi ma nel giro di un mese anche chi ancora non riesce ad usufruirne potrà organizzare eventi con la propria rete. Gli utenti potranno interagire con un evento come organizzatori, creandolo e definendone ogni dettaglio, oppure come partecipante dopo aver ricevuto l’invito. Tutti coloro che hanno aderito ad un evento, possono estendere l’invito alla propria rete di contatti, così da coinvolgere l’intero network ed ampliare le proprie conoscenze.

Schermata di Linkedin Events per creare una propria community

Fonte: ninjamarketing.it

Il mondo degli eventi offline per LinkedIn non è una novità, già nel 2014 aveva creato la connected app, oggi nota come la funzione “nelle vicinanze”. Per esempio, durante una conferenza lo speaker può chiedere alla platea di attivare tale funzione per potersi connettere con tutti coloro presenti in sala. In questo modo si attiva una specie di radar che elenca tutti gli account LinkedIn nelle vicinanze che hanno deciso di attivare la funzione “nelle vicinanze” nello stesso momento. In questo modo tutti possono vedere con chi stanno condividendo la platea e aggiungerlo alla propria rete. 

Coloro che adesso popolano il mondo del business online, sono i cosiddetti Millennials e la Generazione X, che quando andavano al liceo e conoscevano qualcuno lo aggiungevano su Facebook oggi invece, quando al lavoro o in qualche evento di business conosciamo qualcuno la prima cosa che facciamo è cercarlo su LinkedIn e chiedergli il collegamento. Condividere i propri percorsi professionali e chiedere il parere della propria rete amplifica il concetto di community e attraverso questa nuova funzione, che il leader dei social per il business ha lanciato, non si vuole far altro che amplificare e rafforzare il concetto di community disposta ad incontrarsi e a confrontarsi non stando davanti uno schermo ma faccia a faccia. 

 

4. LEVI’S E GOOGLE

4. LEVI’S E GOOGLE

di Marta Candito
Tempo di lettura: 2 minuti

QUANDO LA MODA INCONTRA LA TECNOLOGIA

A tre anni dal lancio della prima giacca smart, Levi’s e Google decidono di provarci ancora una volta.
Il 04 ottobre 2019,  la Trucker Jacket ha fatto il suo debutto in Italia. Si tratta di un capo di abbigliamento del tutto fuori dagli schemi frutto dell’unione tra l’iconica giacca di jeans Levi’s e la tecnologia Jacquard di Google. 

Mostra due ragazzi che indossano le giacche Levis

Fonte: wired.it

Un giusto connubio tra storia ed innovazione, la Trucker Jacket permette a chiunque la indossi di comunicare rapidamente con il proprio smartphone. Grazie infatti ad un mini device ricaricabile, il Tag Jacquard, che si collega via bluetooth all’app, è possibile comandare lo smartphone attraverso semplici tocchi al polsino sinistro. Quest’ultimo, rappresenta il pezzo più interessante dell’intero capo. I fili Jacquard realizzati in leghe metalliche conduttive con cui è intessuto lo rendono, infatti, particolarmente sensibile al tatto. 

Ciascun utente potrà controllare la musica, geolocalizzare cose interessanti, scattare foto, catalogare informazioni, avere indicazioni stradali o ricevere l’aiuto di Google Assistant. 

La comunicazione tra giacca e smartphone può essere personalizzata associando ad ogni funzione un particolare gesto: sfioramento verso l’alto, verso il basso, doppio tocco, quattro dita ferme. Attraverso questi semplici movimenti, ciascun utente potrà controllare la musica, geolocalizzare cose interessanti, scattare foto, catalogare informazioni, avere indicazioni stradali o ricevere l’aiuto di Google Assistant.

Collegata direttamente al cellulare tramite un app

Fonte: wired.it

Interessante è sottolineare come l’utente che indossa la giacca non solo invia comandi ma può anche ricevere degli avvisi. Il Tag Jacquard è infatti dotato di un sistema di alert che permette al dispositivo di vibrare o al led presente sullo stesso di illuminarsi con tre differenti colorazioni: blu, verde e rosa. Si tratta di un sistema pensato e sviluppato principalmente per tutti i momenti in cui non si indossano le cuffie. 

La giacca è disponibile in due diversi modelli: un modello più leggero Classic Trucker ed un modello più pesante, adatto per le stagioni più fredde che prende il nome di Sherpa Jacket. Entrambi i modelli sono disponibili ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto al primo modello lanciato nel 2017.

Sebbene molte persone siano piuttosto scettiche sull’utilità del capo, le due aziende vedono nella Trucker Jacket un’opportunità di restare sempre connessi senza distrazioni. Un modo di conciliare ed incastrare alla perfezione due mondi apparentemente lontani: moda e tecnologia. 

 

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