Di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 5 minuti

In una società in cui l’atteggiamento eco-friendly ha preso piede in ogni ambito, è giusto dedicare attenzione anche ad ambito che riguarda tutta la popolazione: la moda.
Avete mai pensato che anche i nostri abiti inquinano? Soprattutto quelli di fast-fashion.
Come la maggior parte dei prodotti che quotidianamente utilizziamo, anche i nostri abiti sono ormai fabbricati con microplastiche.
Il lavaggio di tessuti sintetici rappresenta una delle principali sorgenti di microplastiche che arrivano ai mari. Questo perché alcune microfibre rilasciate dai vestiti nelle acque di scarico riescono passano attraverso i filtri e gli impianti di depurazione e raggiungono l’ambiente.
Una buona fetta (dal 15 al 30%) delle microplastiche negli oceani sono quelle cosiddette primarie, cioè quelle che arrivano già frammentate in strutture di dimensioni microscopiche. La fonte principale delle microplastiche primarie è proprio il lavaggio di capi sintetici, un dato riconosciuto da vari studi (Consiglio nazionale delle ricerche – CNR).  Il processo di lavaggio con lavatrici di uso domestico, infatti, contribuisce per il 35% del rilascio di queste sostanze.

A tal proposito si è appena concluso il G7 che ha visto nascere anche il Fashion Pact, che vede impegnate 32 aziende che si dedicheranno a rivedere i processi produttivi e diminuire l’impatto di una delle industrie più inquinanti al mondo

Fonte: insidemarketing.it

I tre obiettivi che caratterizzano l’accordo riguardano il clima, la biodiversità e gli oceani. I marchi che hanno sottoscritto il patto si impegneranno per:

  • l’approvvigionamento di materie prime sostenibili;
  • l’adozione di energie rinnovabili nei vari processi produttivi e lungo tutta la filiera;
  • l’introduzione di materiali innovativi la cui produzione non comprometta le specie vegetali e animali; 
  • la promozione di un modello di consumo più sostenibile.

QUINDI, COS’È L’ECO-FASHION?
Moda realizzata con materiali ecologici e con metodi di lavorazione ecocompatibili.
Nello specifico, la definizione “eco-fashion” non indica solamente come avviene la filiera produttiva di abiti e accessori, ma opera nel completo e totale rispetto delle persone e dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e degli animali. L‘ecosostenibilità della moda si basa su principi chiari e ben definiti:

  • Condizioni di lavoro dei dipendenti e delle persone
  • Produzione etica
  • Diritti degli animali

COME SI DISTINGUONO LE AZIENDE GREEN, L’USO DELLA BLOCKCHAIN

Le aziende che decidono di mostrarsi eco-friendly possono affidarsi alla tecnologia della Blockchain, che permette la la tracciabilità di tutta la filiera produttiva raccontando la storia del prodotto, delle piccole imprese coinvolte e dell’azienda stessa.
La Blockchain si fonda sul valore della trasparenza in ogni nodo che lega i singoli processi produttivi, attraverso la garanzia di certificazioni di provenienza e di lavorazione, fino al prodotto finito.
In questo ambito, vengono promosse la tracciabilità dei capi, la sostenibilità ambientale e sociale, l’affidabilità a sfavore della contraffazione di un capo.
Tutta la storia del prodotto, diventa leggibile attraverso un microchip o un QR Code posto sull’etichetta del capo.
Tra i vantaggi rilevati di tale tecnologia, oltre a supportare le aziende nella creazione di sistemi di tracciabilità della filiera trasparenti e non modificabili, consente un controllo dei partner responsabili della distribuzione e un monitoraggio del mercato grigio, migliorando la fidelizzazione dei clienti e stabilendo una connessione diretta con i clienti. L’impossibilità di modificare il database può garantire, quasi nel 100 per cento dei casi, la provenienza dei beni.
Durante la Fashion Week di Milano, appena conclusa, è sbancata “A new awareness” una nuova piattaforma per la divulgazione e la promozione della sostenibilità ideata da  Marina Spadafora.
https://www.youtube.com/watch?v=-bscm3e_4kM

Il progetto oltre ad aver selezionato stilisti che si sono distinti per la loro creatività e carattere green.
Inoltre sono stati indotti consigli pratici su come riciclare i propri abiti e su come costruire un guardaroba sostenibile

Fonte: lifegate.it

 

Fonte: lifegate.it

 

L’Italia si sta muovendo nella direzione giusta per quanto riguarda la manifattura di filati e tessuti che vengono realizzati seguendo i protocolli della campagna Detox di Greenpeace e ZDHC (ovvero, “zero discharge hazardous chemicals”).
Abbiamo molte startup di successo che hanno inventato materiali sostenibili per la moda derivati da scarti riciclati tra le più note Orange Fiber.
ORANGE FIBER, IL PROCESSO SOSTENIBILE
Convertire i sottoprodotti dell’industria di trasformazione degli agrumi in tessuti sostenibili e innovativi è possibile. È quello che fa dal 2014 Orange Fiber, un’azienda siciliana fondata da Adriana Santanocito ed Enrica Arena.
Il processo innovativo ideato da Orange Fiber permette di trasformare gli scarti delle arance in tessuti di alta qualità.

ORANGE FIBER X H&M CONSCIOUS EXCLUSIVE COLLECTION
Tutta la qualità, l’innovazione e l’attenzione all’ambiente dei loro tessuti da agrumi per la Conscious Exclusive 2019, la collezione premium di H&M realizzata solo con materiali riciclati e sostenibili.
In linea con il proprio impegno per una moda più green e sempre attento alle innovazioni di settore, il brand svedese ha scelto Orange Fiber per creare un sofisticato top in stile boho, omaggio alla bellezza.

Fonte: orangefiber.it

ORANGE FIBER X FERRAGAMO
Dall’amore per l’innovazione, il design e la creatività italiana, nasce nel 2017 la Ferragamo Orange Fiber Collection.
Coerente al proprio motto, Responsible Passion, Salvatore Ferragamo ha colto per primo l’essenza e le potenzialità espressive del loro tessuto da agrumi ed insieme arricchito dalle preziose stampe del designer italiano Mario Trimarchi e interpretato dall’inconfondibile impronta stilistica di Salvatore Ferragamo per un’esclusiva collezione che celebra la creatività mediterranea.
L’obiettivo futuro delle fondatrici è di fare di Orange Fiber, il first mover italiano nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione green da fonti rinnovabili capace di dare nuova vita al comparto manifatturiero italiano e creare un marchio altamente riconoscibile e differenziato dagli altri, per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione.

Fonte: orangefiber.it

YATAY
Il marchio italiano attento all’ambiente e all’impatto delle lavorazioni sulle foreste,  ha realizzato le sue scarpe da ginnastica green.
Il brand utilizza materiali composti da fibre riciclate e resine a base biologica, poliuretano biodegradabile e cotone urbano, canapa italiana e zero solventi. Hanno inoltre un valore in più: un albero piantato ad ogni paio acquistato.

Fonte: charitystars.com

 

CUBITTS
Il brand di occhiali da sole londinese ha raccolto la sfida di trasformare alcuni materiali di scarto per realizzare montature di occhiali. CD, patate, scatole di plastica e alluminio hanno preso forma in bellissimi oggetti fatti a mano.
Cubitts sta indirizzando i suoi sforzi per diventare più sostenibile in ogni fase della sua attività, dal riutilizzo degli scarti di produzione alla riduzione degli imballaggi.

Fonte: thejackalmagazine.com

PATAGONIA – DON’T BUY THIS JACKET
La comunicazione di Patagonia, in ogni canale online e offline, persegue questo obiettivo e comunica, in modo anticonvenzionale, la sua identità eco-friendly.
Un esempio è stata campagna stampa contro il consumismo di massa del Black Friday nel 2011 “Don’t Buy this Jacket”. Patagonia invitava i lettori a non comprare una giacca nuova solo per lo sconto, ma a riflettere se ne avessero davvero bisogno. La produzione di abiti in eccesso grava infatti sulla sostenibilità ambientale e va quindi contro i principi di Patagonia.

Fonte: businessinsider.com

Non ci resta che prestare più attenzione a ciò che compriamo ed indossiamo.
Per concludere eccovi alcune le certificazioni che attestano un processo sostenibile dei capi:

  • GOTS (Global Organic Textile Standard), attesta la totale assenza di sostanze chimiche in ogni singolo passaggio della filiera produttiva, dalla produzione e lavorazione delle fibre tessili, sino all’etichettatura del prodotto finito. 
  • OCS (Organic Textile Standard) promossa dalla Textile Exchane garantisce la provenienza da agricoltura biologica delle fibre tessili impiegate e la loro tracciabilitá durante l’intero ciclo produttivo. 
  • GRS (Global Recycle Standard) certifica che le aziende produttrici fanno uso di materiale riciclati. 
  • ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) garantisce che i materiali dichiarati 100% riciclati siano effettivamente il prodotto di una lavorazione degli scarti basata su processi ecologici.
  • FSC (Forest Stewardship Council) fornisce garanzie sulla provenienza delle materie prime impiegate nel settore dell’abbigliamento da foreste gestite responsabilmente ed eticamente nel pieno rispetto dell’ambiente, dei lavoratori e delle popolazioni dei territori da cui vengono ricavate.

 

 

 

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