Dopo un caldo mese di Luglio, NEAM vi offre fresche notizie!

Abbiamo scelto per voi:

1. Amazon conquista i farmaci da banco

2. Satispay e la corsa al mobile payment

3. Walkee: la startup che trasforma i passi in energia elettrica

4. Facebook investe nella realtà aumentata. Una startup italiana pensa marketplace

5. Smart mobility: la Volkswagen si prepara al futuro

Buona lettura!

 

  1. AMAZON CONQUISTA I FARMACI DA BANCO                                                       di Arianna Ziveri 

 

“Il mercato è ancora una volta nelle mani di Amazon”. A confermare questa affermazione è proprio l’ultimo annuncio di Amazon. Amazon comprerà il piccolo PillPack online per farmacia. Questa mossa metterà il più grande rivenditore online al mondo, qual è Amazon, in concorrenza diretta con catene di drugstore, distributori di farmaci e gestori di benefit farmaceutici.

Chi l’avrebbe mai detto che Amazon si sarebbe spinto così oltre i confini del rivenditore standard?

Ma andiamo più nel dettaglio, quali sono le intenzioni di Amazon verso PillPack?

PillPack fornisce farmaci prescritti e altri servizi pre-ordinati a persone che assumono più farmaci, è un mercato in crescita poiché la popolazione americana invecchia e richiede un trattamento per più condizioni complesse e croniche.

Amazon, quindi, è entrato in gioco e sta gareggiando per una quota di quello che è un mercato totale di farmaci da prescrizione da oltre $ 450 miliardi, secondo la società di ricerche IQVIA.

Sebbene PillPack si aspetta che le vendite superino solo $ 100 milioni (circa) quest’anno, l’enorme base di clienti di Amazon e l’infrastruttura di spedizione esistente potrebbero consentire all’azienda di crescere rapidamente. Amazon potrebbe anche negoziare direttamente con le aziende farmaceutiche, dando loro la possibilità di offrire farmaci generici economici anche ai clienti senza assicurazione sanitaria, secondo gli esperti del settore. Ma dovrà affrontare una concorrenza profondamente radicata dominata dalle farmacie gestite da CVS Health, Walgreen Boots Alliance e Walmart Inc e dai benefici della farmacia forniti da CVS, Express Scripts UnitedHealth Group.

Come sostiene Neil Saunders, Managing Director di GlobalData Retail, l’acquisizione di PillPack da parte di Amazon è un avvertimento di quello che sta per diventare una grande battaglia all’interno dello spazio farmaceutico.

Il potenziale dell’operazione di sconvolgere i principali attori della filiera farmaceutica a livello nazionale sta avendo il suo seguito: questa operazione di Amazon ha provocato una svendita di azioni dei rivali, mentre l’invio di azioni di Amazon è aumentato del 2,5%. Stiamo assistendo a un crollo delle catene di farmacie e drugstores che hanno perso circa $ 14 miliardi di valore di mercato e a una crescita sempre più rapida di Amazon che ha guadagnato circa $ 5,5 miliardi.                                                                                                                                               Le azioni di CVS chiudono con un 6,1%, mentre Walgreen ha perso il 10%. Le azioni dei drugstores McKesson Corp, Cardinal Health e AmerisourceBergen sono cadute tutte.

La notizia di questa operazione by Amazon arriva appena una settimana dopo che una joint venture di Amazon, Berkshire Hathaway Inc e JPMorgan Chase & Co ha nominato un CEO che avrà il compito di ridurre in modo significativo i costi sanitari per 1 milione di dipendenti.

Sebbene i negozi offline possano sentire gli effetti della competizione di Amazon, le più grandi battaglie saranno probabilmente combattute dalle farmacie per corrispondenza, che generalmente servono pazienti con patologie croniche come diabete e malattie cardiache e che potrebbero richiedere farmaci per controllare la pressione sanguigna, colesterolo e altri problemi.

PillPack, in proposito, ha detto che ha decine di migliaia di clienti in tutto il paese. Ma la sua aspettativa di oltre $ 100 milioni nel 2018 è in aumento rispetto ai concorrenti più grandi. Lo scorso anno il CVS ha incassato circa $ 45,7 miliardi di ricavi dalla sua attività di farmacia per corrispondenza, pari a circa il 15% delle sue dichiarazioni in farmacia.

I benefit manager della farmacia (PBM) negoziano prezzi dei medicinali con obbligo di prescrizione medica per datori di lavoro e gestiscono grandi farmacie per corrispondenza, offrendo incentivi ai pazienti per conseguire le prescrizioni con loro. Medici e PBM hanno a lungo detto che i pazienti che non assumono correttamente i loro farmaci sono una delle cause principali dell’aumento dei costi sanitari, che portano a ricoveri e problemi di salute più gravi. Aziende come PillPack e Express Scripts che offrono servizi di gestione delle cure per migliorare la conformità dei pazienti sono considerate sempre più importanti per aiutare a controllare i costi in aumento.

Qual è il pensiero generale di analisti del settore di questa mossa di Amazon?  Vediamo pareri contrastanti.

L’analista di Mizuho Ann Hynes afferma che le assicurazioni sanitarie e le fusioni PBM di Aetna Inc con CVS e Cigna Corp con Express Scripts “sono ancora più critiche ora”.

L’amministratore delegato di Walgreen – Stefano Pessina – in una conferenza ha dichiarato di non essere “particolarmente preoccupato” per l’accordo PillPack. “Il mondo della farmacia è molto più complesso rispetto alla consegna di alcune pillole o di alcuni pacchetti”- sempre Pessina aggiunge – “Sappiamo che dobbiamo cambiare il livello dei nostri servizi per i clienti e stiamo lavorando molto duramente in questa direzione”.

Alcuni analisti, invece, hanno minimizzato la minaccia immediata. Ad esempio, l’analista Morningstar Vishnu Lekraj, crede che l’abbiano comprato per conoscere il mercato e per determinare se sono in grado di fare investimenti più grandi.

L’analista di Cantor Fitzgerald, Steven Halper, ha osservato che i PBM in genere richiedono ai membri del piano sanitario di utilizzare le proprie farmacie per corrispondenza. In più, sostiene che PillPack potrebbe essere cacciato dalle attuali reti PBM, specialmente se Amazon ha progetti per aumentare considerevolmente il volume delle prescrizioni.

In una nota di ricerca George Saunders, scrittore statunitense, ha affermato che non solo Amazon ha finalmente fatto una solida mossa nel settore farmaceutico, ma lo ha fatto attraverso un fornitore innovativo che aiuta i pazienti a gestire e organizzare i loro farmaci da prescrizione. Inoltre, aggiunge che a suo parere questo “è solo il primo gioco” in una strategia sempre più aggressiva di Amazon per un ruolo molto più significativo in farmacia.

Dopo questi pareri discordanti di analisti e scrittori, che ne sarà di Amazon? Sarà un insuccesso o sarà il nuovo competitor più temuto nell’ambito della vendita di farmaci da banco? Staremo a vedere.

 

2. SATISPAY E LA CORSA AL MOBILE PAYMENT                                                                       di Francesca Cisternino

 

Satispay è l’applicazione gratuita per pagare nei negozi convenzionati fisici e online, per effettuare ricariche telefoniche e inviare denaro ai contatti della propria rubrica telefonica.
Come nasce?
“Dalla scomodità quotidiana di non poter pagare tante spese, specie quelle piccole, con una carta di credito perchè il negoziante sceglie di non accettarla a causa delle commissioni alte. E poi dal fatto che per i giovani anche i contanti non sono comodi. Così abbiamo iniziato a pensare come si poteva fare con il telefonino una delle poche cose che ancora non si facevano ” spiega Alberto Dalmazzo uno dei tre soci fondatori.

Alberto insieme a Dario Brignone e Samuele Pinta hanno iniziato a lavorare sul loro progetto nel gennaio 2013 e grazie all’aiuto di Giuseppe Donnagemma hanno raccolto negli ultimi due anni circa 8,5 milioni di euro di finanziamento , toccando nell’anno in corso la soglia di oltre 14 milioni.
In un’intervista Dario Brignone spiega con un semplice esempio le funzionalità di Satispay: “tu scarichi la nostra App e ci dai il tuo IBAN, ossia il numero di conto corrente. Dopo alcuni controlli l’app viene attivata e tu scegli quanti soldi vuoi sul telefonino ogni settimana, proprio come faresti con i contanti. Se hai scelto di avere 100 euro e nella settimana precedente ne hai spesi solo 40, il lunedì prenderemo dal tuo conto 40 euro per riportare la tua disponibilità al livello iniziale. Se non hai speso nulla in settimana non ci saranno operazioni. Se un amico ti ha accreditato 30 euro e ne hai 130, quei 30 verranno bonificati sul tuo conto corrente».

Gli elementi che contraddistinguono questo gruppo di giovani ragazzi sono gli stessi che li “proteggono” dagli altri player del mobile payment , essi sono :
– semplicità, creando un’applicazione intuitiva simile a quelle di messaggistica;
– sicurezza, perché utilizza solo il numero di telefono e l’IBAN dei propri clienti per i pagamenti, rendendo la procedura iniziale un po’ più macchinosa ma il risultato finale sicuramente più safe;
– indipendenza, che è anche la principale differenza rispetto alla maggior parte degli altri player sopra citati.

Satispay inoltre, é riuscita a differenziarsi sul mercato per un motivo ben preciso : mentre i grandi colossi considerano il pagamento un accessorio , spesso funzionale ad alimentare nuovi prodotti , l’ innovativa start up italiana ha incentrato il suo core business proprio nel pagamento, offrendo un servizio di alta qualità.

Viene spontaneo chiedersi come a costi così bassi e in tempi molto rapidi possa questo innovativo mobile payment  riscuotere tanto successo e crescere a ritmi frenetici , soprattutto in un settore molto concorrenziale, ricco di grandi player internazionali.

Come guadagnano?
“Con la commissione di 20 centesimi che ogni esercente paga sulle transazioni sopra i 10 euro. E studiamo i modi di far fruttare una piattaforma come questa, con un altissimo grado di personalizzazione: possiamo dire a un esercente che con Satispay può programmare una campagna di sconti rivolta solo a donne tra i 24 e i 33 anni. E alcuni ci chiedono anche di pensare al credito al consumo» chiarisce Samuele Pinta.

Una cosa é certa : la storia di Satispay è ancora tutta da scrivere.

 

3. WALKEE: LA STARTUP CHE TRASFORMA I PASSI IN ENERGIA ELETTRICA                       di Manuela Fiku

Il fatto che l’attività fisica faccia bene sia al corpo che alla mente è avvalorato ormai da secoli (già gli antichi romani dicevano “mens sana in corpore sano”). Camminare per almeno mezz’ora al giorno aumenta la resistenza cardiaca, migliora la forma fisica, incide sull’umore e persino sui neuroni. Ma se a tutto ciò aggiungessimo anche benefici ambientali?

Sembra assurdo, ma grazie a Giuliana Maugeri tutto questo sta per diventare realtà.

Giuliana ha 30 anni, è laureata in ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, ha fondato Walkee e proprio grazie a Walkee è stata selezionata per far parte di New Heroes, il progetto di RedBull che racconta la storia dei nuovi eroi del mondo del lavoro.

Ma cos’è Walkee?

Giuliana chiarisce: “Walkee è una mattonella che sfrutta la tecnologia piezoelettrica. Il materiale piezoelettrico è un materiale che se sottoposto a uno stimolo meccanico (quale può essere il passo esercitato da una persona) produce energia elettrica. In particolare, l’idea è quella di catturare l’energia dei passi dei pendolari e convertirla in energia elettrica.”

Come spiega Oscar Montigny di Redbull “La corrente generata viene poi stoccata in degli accumulatori di carica e utilizzata per varie finalità: fornire energia durante un blackout, alimentare (o coalimentare) l’illuminazione nelle stazioni.”

In sintesi, Walkee è una mattonella fatta di plastica riciclata che trasforma i passi delle persone in energia.

Per dare un’idea delle potenzialità di questo progetto, Giuliana ha effettuato uno studio sulla fattibilità e afferma che “utilizzando Walkee per 12 ore si può illuminare la stazione di Milano Cadorna per l’intera giornata.”.

La storia di Walkee è una storia di sostenibilità, è una storia di innovazione ed è una storia di successo. Guardando a questo progetto vediamo energia green, ma la novità non sta nel materiale piezoelettrico quanto piuttosto nella sua portata.

L’idea di sfruttare il calpestio delle persone come fonte rinnovabile infatti, è già stata sfruttata in alcune discoteche come a Rotterdam e a Londra ed è in progetto anche per gli ospedali. La novità sta nella scala e nelle finalità, nell’ottica di pianificare servizi di pubblica utilità.

Entro fine anno verrà implementato un progetto pilota supportato da Polihub e Gruppo Ferrovie Nord Milano. Non sappiamo quali saranno gli esiti quantitativi, ma possiamo già sbilanciarci su quelli qualitativi: il potenziale di Walkee è evidente sia in termini di produzione energetica a costo zero sia di risparmio a medio e lungo termine.

È un’innovazione che porta con sé un valore sociale e, in un’era di robotica e computerizzazione, l’aver conferito alla scienza un approccio così umano è forse la conquista più grande.

 

4. FACEBOOK INVESTE NELLA REALTA’ AUMENTATA. UNA STARTUP ITALIANA PENSA AL MARKETPLACE.

di Federica Montalbano

In Italia una fetta molto piccola della popolazione acquista online: alcuni sono frenati nell’acquisto di indumenti o accessori in quanto desiderano prima provarli e poi successivamente comprarli. Molti consumatori spesso si recano nei negozi per provare gli abiti che poi successivamente acquisteranno su internet o direttamente in negozio.

Questo avviene perché il consumatore quando acquista ricerca soddisfazione e fedeltà che si rispecchia nella relazione con i dipendenti dei negozi o con il brand, cercando di creare un’interazione tra sé stesso e il prodotto.

Le nuove tecnologie hanno reso possibile a coloro che sono poco fiduciosi nell’e-commerce di poter provare i loro prodotti prima di acquistarli; non si sta parlando solo di capi d’abbigliamento ma anche di accessori o di mobili.

Com’è possibile tutto ciò? Attraverso la Realtà Aumentata che Facebook sta introducendo per rendere più interattiva la User Experience dei suoi utenti. La feature già visibile a pochi utenti denominata “tocca per provarlo” consente di indossare in modo aumentato un indumento o un accessorio trasformando lo smartphone in un camerino simile a quello di un grande magazzino.

Le aziende che hanno colto questa innovazione sono state Michael Kors, Sephora e Bobbi Brown.

Grazie alla Realtà Aumentata gli annunci pubblicitari su Facebook saranno molto simili ad un camerino virtuale, consentendo così agli utenti di provare e indossare i prodotti pubblicizzati interagendo con la loro versione digitale. Le campagne pubblicitarie verranno prima testate negli Stati Uniti e poi arriveranno anche nel resto del globo.

Il potenziale di crescita del mercato della Realtà Aumentata è in forte aumento: si stima possa raggiungere i 120 miliardi di dollari nel 2020, con un tasso di crescita annua del +180% (fonte: Digi – Capital). Proprio per questo Facebook sta investendo molto in questo settore.

Applicando questa nuova tecnologia al marketing si potrà riscontrare una forte attrattività, tale da poter migliorare l’esperienza di acquisto e di conoscenza dei prodotti.

La startup italiana AR Market, già attiva nel mercato della Realtà Aumentata, si pone come protagonista nella creazione del primo Marketplace dell’AR, che consente di approcciare il mercato “aumentato” in maniera innovativa.

Il logo dello slogan è “Un’App per vederli tutti!”. Il Marketplace di AR Market punta a raccogliere in un’unica applicazione innumerevoli brand con vetrine personalizzate per ogni tipo di esperienza, dal marketing all’intrattenimento, alla didattica, cultura, medicina, industria, fino alla vendita.

Gli ideatori di AR Market annunciano che questa consentirà agli utenti, che vorranno fruire della Realtà Aumentata, di non dover scaricare diverse applicazioni ma di trovarle tutte in un’unica App.

Per cercare potenziali investitori AR Market dal 7 luglio scorso ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Crowdfundme.

Le basi per un’applicazione di successo ci sono tutte e il mercato è in costante mutamento tecnologico che apprezzerà questo modo innovativo di effettuare gli acquisti e chissà probabilmente aumenterà anche la percentuale di shopper che usufruisce dell’e-commerce.

 

5.SMART MOBILITY: LA VOLKSWAGEN SI PREPARA AL FUTURO                         di Caterina Pavarotti

Stare al passo coi tempi significa ripensare il proprio core business sulla base delle esigenze di una società che cambia. È un’urgenza con cui i maggiori produttori di autoveicoli si stanno confrontando ormai da anni. Sempre più ‘sedili vuoti’, sempre meno interazione tra le persone, attività quotidiane che hanno un impatto ambientale preoccupante: da queste considerazioni partono le migliori proposte di re-thinking della mobilità. Inoltre, la possibilità di entrare nel nuovo mercato delle auto elettriche, del car pooling e del ride hailing è un’occasione da non farsi scappare per avere controllo sui nuovi trend.

“Siamo convinti che il mercato del car sharing abbia ancora un grande potenziale” – ha di recente affermato Jürgen Stackmann, direttore vendite di Volkswagen – “la nostra offerta sarà on-demand e costituita esclusivamente da veicoli elettrici. Vogliamo promuovere una viabilità sostenibile e migliorare le condizioni di traffico delle grandi metropoli”.

Sulla scia dell’esperienza di Volvo (M), BMW (DriveNow) e Mercedes/Smart (Car2Go) anche Volkswagen è in procinto di lanciare il proprio brand dedicato alla smart mobility: si chiama Volkswagen WE e dall’anno prossimo sbarcherà nelle maggiori città di Germania (2019), Europa, Nord America e Asia (2020). Con l’obiettivo di offrire una mobilità zero-emissions a tutto tondo, la VW si propone come fornitore unico per tutte le esigenze di mobilità: non solo brevi spostamenti urbani, ma anche tratte più lunghe per i vacanzieri.

Il car sharing – oltre 50 modelli elettrici entro il 2025 – è solo uno dei servizi disponibili sulla piattaforma della casa di Wolfsburg. In fase di elaborazione è anche We Park, una parking app, e We Deliver, per la consegna di pacchi e prodotti, oltre a soluzioni di micro mobilità e di scooter sharing con i modelli a due ruote presentati lo scorso anno: I.D. Cityskater, una sorta di monopattino elettrico con una ruota anteriore e due potsteriori, e I.D. Streetmate, un e-scooter.

Infine Moia, sub brand nato nel 2016 come risposta al traffico globale, mette a disposizione navette elettriche di ultima generazione, dotate di ogni confort e Wi-Fi, per il trasporto di persone (al massimo sei) lungo tratte cittadine. Tramite l’app, gli utenti possono prenotare la propria corsa e l’algoritmo si occupa di organizzare il percorso in modo tale che le stazioni ‘virtuali’ siano posizionate entro un raggio di 2,5km da ciascun passeggero e l’orario di arrivo sia puntuale per tutti. Il prezzo del biglietto è più alto se messo a confronto con quello dei mezzi pubblici, ma rimane più conveniente rispetto ad un taxi.

Sebbene Volkswagen sia un automaker, lo scopo di Moia è quello di ridurre la presenza di autoveicoli sulle strade di almeno 1 milione di unità grazie all’attività di sharing, per ridurre le emissioni di Co2 e l’inquinamento acustico e ‘restituire le città alle persone’.

Questo, dopo il fallimento del progetto Twist, è un interessante tentativo di Volkswagen di rispondere ai cambiamenti della domanda, che soprattutto nelle aree urbane sta trasformando il proprio approccio in relazione alla proprietà dell’automobile.

Sulla base di una ricerca condotta da Alix Partners in Europa, Gran Bretagna e Francia sono i Paesi con maggiore propensione alla formula di ride sharing; al contrario, Italia e Germania preferiscono il car sharing.

In America invece la situazione è decisamente diversa: il car sharing è un prodotto maturo e negli ultimi 4 anni il suo utilizzo è diminuito del 20%, per contro si prevede un aumento del ride sharing del 18%. La Cina dimostra di essere un mercato molto dinamico, con prospettive di aumento di 40 punti percentuali sia su ride che car sharing nei prossimi 12 mesi. In Giappone invece treno e metropolitana continuano ad essere le formule più popolari.

I produttori di automobili si rendono conto che i servizi di car sharing e ride hailing potrebbero erodere le vendite di veicoli, e per non perdere la loro market share stanno mettendo in atto strategie di diversificazione del proprio tradizionale portfolio servizi.

Ma perché lanciarsi oggi in un business che, dati alla mano, risulta poco remunerativo anche per i maggiori competitors?

In primo luogo, si tratta di un’ottima occasione per aumentare la brand awareness dei nuovi prodotti, dato che tutti i modelli utilizzati saranno veicoli elettrici della linea I.D. È una vera e propria rivoluzione del concetto stesso di test drive: gli utenti potranno testare il veicolo di interesse nella quotidianità e per un tempo prolungato, e decidere di acquistarlo solo se veramente convinti. Per clienti e produttori questa soluzione rappresenta senza ombra di dubbio un’opportunità importante, potrebbe però rivelarsi una minaccia per i concessionari.

Inoltre questi servizi sono ad alto valore aggiunto per il cliente, e dunque funzionali a migliorare la Consumer Loyalty rispetto al brand: spesso si inseriscono in un vuoto d’offerta del trasporto pubblico, andando a sopperire alla necessità di spostamenti rapidi in aree non coperte in maniera efficiente.

Tutti i servizi della piattaforma Volkswagen WE vengono gestiti da UMI Urban Mobility International GmbH, sussidiaria interamente di proprietà di Volkswagen, con sede a Berlino e guidata da Philip Reth, che ha commentato “ i nostri clienti si aspettano una flotta ecosostenibile che li porti a destinazione velocemente ad un prezzo onesto. Ed è esattamente questa l’esperienza che offriremo.”

Non resta che attendere il lancio del servizio in Italia, ad oggi previsto per la sola città di Milano.

 

 

 

 

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