Agosto è il mese in cui tutto si ferma. In Italia più che mai.

Gli uffici chiudono, la gente prepara le valige, spiagge e piscine si riempiono.
Sono tutti fermi.
Ma NOI no!

NEAM AGOSTO è pronto!

Abbiamo scelto per voi:

1. Birkenstock e Supreme: questo matrimonio non s’ha da fare

2. Kalashnikov lancia la sua auto elettrica

3. Starbucks e McDonald’s : un progetto per la salvaguardia dell’ambiente

4. Problemi con DAZN?

5. Alla scoperta della domotica con Amazon Experience Center

Buona lettura!

 

  1. BIRKENSTOCK E SUPREME: QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE                             di Asia Bonaldi

Avete presente “I Promessi Sposi” no? Renzo e Lucia, Don Abbondio, Don Rodrigo e via dicendo. Ecco, prendete la storia e cambiate i nomi dei personaggi con i nomi di alcuni dei brand più famosi e amati dai millenials (ma non solo).

Gli sposini della situazione sono i brand Birkenstock e Supreme. Aimè, il ruolo di Don Rodrigo lo riveste proprio il CEO dell’azienda tedesca, Oliver Reichert, che ha rifiutato con fermezza una possibile collaborazione con Supreme, noto marchio americano che inizialmente rivolse il suo sguardo al mondo degli skater e che, crescendo, ha diversificato la propria offerta basandosi principalmente su collaborazioni con altri brand molto noti. Strategia che ha funzionato con marchi come Nike, Vans, Louis Vuitton, Stone Island. Ha funzionato con tutti, tranne che con Birkenstock.

Reichert ha rilasciato un’intervista a The Cut in cui ha spiegato il rifiuto a collaborare con Supreme (ma anche con Vetements). “Non c’è alcun beneficio per noi nell’accettare di prostituirci, perché questa sarebbe solo una forma di prostituzione”, queste le testuali parole rilasciate da Reichert.

Inoltre, facendo un passo indietro nella storia di Brikenstock, notiamo che è stato proprio Reichert a tirare fuori il potenziale nascosto di queste calzature. Convinto del successo che avrebbero potuto raggiungere si è fissato un obiettivo, apparentemente molto ambizioso: vendere 20 milioni di scarpe all’anno, entro il 2020. Obiettivo centrato con ben 3 anni di anticipo!

Una grossa mano al fatturato dell’azienda tedesca è stata data da Céline, nel 2012, che ha deciso di far sfilare le proprie modelle della collezione primavera/estate con addosso un paio di Arizona, nere in visone, di Birkenstock.

Da qui, Birkenstock non è stata più vista come produttrice di scarpe ortopediche, anti-moda e perfette per stare in casa, ma è diventato un vero e proprio Brand, con la B maiuscola.

Le collaborazioni non sono mai mancate ma Reichert ha ammesso di averne rifiutate alcune con veri e propri giganti della moda “perché Birkenstock non aveva bisogno di ulteriori richieste oltre all’intensa produzione da rispettare, soprattutto perché i clienti di quei marchi conoscono e probabilmente già indossano Birkenstock”.

Pochi giorni dopo il rilascio dell’intervista è arrivata, immediata, la smentita da parte di Vetements, che ha precisato che “era in trattative con Birkenstock, in passato, per una collaborazione relativa a una sfilata. Ma il progetto non è andato in porto per questioni tecniche di produzione e progettazione”, mentre da Supreme il nulla.

Insomma, così è stato deciso, questo matrimonio non s’ha da fare… Né domani, né mai!

 

2.  KALASHNIKOV LANCIA LA SUA AUTO ELETTRICA                                                di Marco Scopece

L’azienda Kalashnikov cala un asso inaspettato. Nella continua lotta all’innovazione tecnologica tra oriente ed occidente, all’iconica figura di Elon Musk e alla sua voglia di rendere elettrico il mondo dei trasporti, la Russia risponde con le sue armi migliori. Ed è proprio il caso di dirlo, l’azienda che ha creato uno dei fucili più famosi del XX secolo, l’AK-47, oggi propone al mondo la sua automobile completamente elettrica.
Ma come sono passati dalle armi alle automobili? Procediamo per gradi.
A cavallo tra il 2017 ed il 2018, l’azienda Kalashnikov viene privatizzata: la conglomerata di stato Rostec cede il 26% delle proprie partecipazioni ad enti privati, perdendone la maggioranza e mantenendone solo il 25%.

Il disimpegno dello stato nei confronti dell’azienda produttrice dell’Ak-47 ha richiesto una riorganizzazione dell’azienda stessa che, trovatasi con circa 2 miliardi di rubli (30 milioni di euro) di debito ha iniziato dapprima ad ampliare la propria gamma di armi ed in secondo luogo a diversificare il proprio business.
Se pensavate che le armi fossero un mercato redditizio per tutti, beh questo è il momento di cambiare idea.

Ed ecco dunque che l’Ak-47 si trasforma nella Kalashnikov CV-1, una macchina con un stile retrò, completamente elettrica che dalle prime indiscrezioni sul web dovrebbe avere una batteria da 90 kWh e scatta da 0 a 100 km/h in circa 6 secondi, per un’autonomia di 350 km. La vera novità messa a punto dalla Kalashnikov è l’inverter, ovvero il sistema in grado di trasformare l’energia elettrica continua proveniente dalle batterie in energia alternata per alimentare il motore.
Il passato torna in veste di futuro. Ma la sfida con gli States e con Mr.Musk non sembra ancora decollata perché le prestazioni delle Tesla sono ancora di gran lunga superiori.

La Kalashnikov in questa nuova veste spiazza un po’ tutti: non solo automobili, il processo di diversificazione del business ha portato l’azienda Russa a produrre anche motocicli, una linea di abbigliamento, ombrelli e persino cover per cellulari e oggetti per la casa.
Ma non pensiate si sia rammollita: nella stessa occasione, è stato presentato un robot bipede che sembra uscito da una pellicola cinematografica anni ‘90. La funzione principale? Uccidere

 

3.  STARBUCKS E MCDONALD’S: UN PROGETTO PER LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE       di Francesca Cisternino

L’attenzione per la salvaguardia dell’ambiente si diffonde giorno per giorno , sempre più velocemente tra le diverse realtà aziendali.

Ma chi l’avrebbe mai detto che due concorrenti agguerrite a livello globale nel tentare di strapparsi a vicenda i clienti ai quali fornire caffè e bevande, si sarebbero alleate nel nome della sostenibilità? Ebbene sì,  Starbucks e McDonald’s hanno un obiettivo comune: produrre un bicchiere completamente green.

Ma questi prodotti non erano già riciclabili?

Sì, infatti i bicchieri utilizzati attualmente dai due giganti del food sono già riciclabili a livello tecnico ma non esiste uno standard universale per riciclare correttamente questo oggetto, che quindi potrebbe essere riciclato correttamente a New York ma non a Detroit, a seconda di come la raccolta differenziata venga gestita.

Starbucks e McDonald’s insieme distribuiscono annualmente il 4% dei 600 miliardi di bicchieri nel mondo e rappresentano due delle prime tre catene Food & Beverage più popolari, quindi migliorando il riciclaggio delle coffee cup si darebbe una svolta ecologica al settore .

Questo progetto a cui hanno preso parte anche Subway e Burger King prende  il nome di THE NEXTGEN CUP CHALLENGE: dal primo giorno di settembre, imprenditori,ricercatori, creativi e start up impegnate sul fronte della lotta allo spreco sono invitati a presentare le proprie idee.

I 7 progetti vincitori della sfida  potranno accedere al programma di incubazione che per 6 mesi li aiuterà a sviluppare il prodotto su ampia scala.

L’ iniziativa vede coinvolti il WWF, accademici e ricercatori , l’industria della plastica e della carta e la piattaforma di investimento Closed Loop Partners, la quale opera a sostegno dell’economia circolare, finanziando progetti sostenibili.

La challenge fornirà sovvenzioni a buone idee e aiuterà le startup a lavorare insieme per fornire soluzioni pronte per il mercato.

Marion Gross ( chief supply chain officer di  McDonald’s Stati Uniti) ha dichiarato: “Nella sicurezza alimentare non c’è alcun vantaggio competitivo. Dobbiamo tutti portare soluzioni e assicurarci di stare attenti all’interesse pubblico. E’ un problema sociale ed esiste un modo in cui possiamo venirne fuori insieme, non come concorrenti, ma come risolutori di problemi. Possiamo usare la nostra scala collettiva per fare la differenza”.

Hai qualche idea per migliorare il riciclaggio delle coffee cup e incentivare la tutela dell’ambiente?

Leggi il bando e partecipa al progetto!

 

4.  PROBLEMI CON DAZN?                                                                                                        di Jacopo Colavecchia

Criticata e contestata sin dal principio, la piattaforma Dazn continua a scatenare l’ira dei tifosi soprattutto dopo le prime due giornate di campionato.
Doveva essere la novità che permetteva all’Italia e soprattutto al calcio italiano di rilanciarsi rispetto agli altri campionati, ma l’esordio della piattaforma targata Perform, è stato tutto fuorché positivo.
I tifosi non hanno potuto seguire in maniera scorrevole nessuna delle partite offerte da Dazn, in particolare le due più importanti dell’esordio della piattaforma: Lazio-Napoli e Sassuolo-Inter. La piattaforma non ha retto l’elevato numero di utenti collegati nello stesso momento, incappando in problemi di connessione e di buffering.
La cosa, che ha mandato ancor di più su tutte le furie i tifosi, è stata l’arroganza del colosso Perform nel definire i problemi come “irrilevanti e prontamente risolti”, nonostante così non fosse.
Al termine della prima giornata di campionato, Il CEO di Dazn è tempestivamente intervenuto per scusarsi dei problemi verificatisi e per assicurare che per le successive partite sarebbe filato tutto liscio. Ma, purtroppo per i tifosi, così non è stato e anche le partite della successiva giornata (in particolare Napoli-Milan) hanno riportato i soliti problemi di buffering e connessione della settimana precedente, segno di un sistema che, almeno per ora, proprio non funziona. Quindi Perform, per calmare le acque, ha annunciato “ulteriori investimenti per migliorare i servizi”.
Il campionato non è entrato nel vivo e già siamo allo scontro totale, tanto che il Codacons ha denunciato sia Dazn che Sky per pratiche commerciali scorrette nei confronti dei tifosi. Già! perché alla fine, gli unici a rimetterci sono sempre loro.
5. ALLA SCOPERTA DELLA DOMOTICA CON AMAZON EXPERIENCE CENTER                                    di Benedetta Ruffolo

Da molto tempo ormai sentiamo parlare di IoT e domotica. Ma cosa sono?

Per IoT si intende l’internet delle cose. Espressione utilizzata da qualche anno, per indicare apparecchiature e dispositivi – diversi dai computer – che utilizzano una connessione internet. Si passa dai sensori per il “fitness”, automobili, climatizzatori, ma anche elettrodomestici, lampadine e telecamere.

Obiettivo?

Semplificare la vita, automatizzando alcuni processi e mettendoci a disposizione informazioni che prima non avevamo. Esempi sono le strade intelligenti, che sono in grado di dialogare con le automobili, i semafori e la segnaletica per ottimizzare il traffico o ridurre l’inquinamento e i termostati che sono in grado di stabilire la temperatura adatta per ogni momento, permettendo così di risparmiare energia.

Pensate ora di avere la possibilità di sapere se il vostro frigo ha il necessario per la cena, ma siete fuori casa. Con un semplice click sul proprio smartphone si può ottenere una risposta, ecco questa è la domotica.

La domotica è l’applicazione dell’IoT nelle abitazioni. Ciò rende le case intelligenti e capaci di utilizzare i dati ambientali per il loro funzionamento, in modo da rispondere alle esigenze dei proprietari.

Le continue innovazioni tecnologiche portano sul mercato dispositivi e apparecchiature altamente performanti, ma non bisogna dare per scontato che gli utilizzatori sappiano da subito utilizzarle o quantomeno comprenderne le funzioni.

Per questo motivo Amazon ha pensato di creare gli Amazon Experience Center. Nel 2014, Il colosso di Jeff Bezos ha introdotto sul mercato Alexa, l’assistente vocale personale che è in grado di interagire con la voce, fissare appuntamenti, riprodurre musica e dare informazioni sul meteo e il traffico, inoltre è in grado di controllare diversi dispositivi “intelligenti”, fungendo da sistema di automazione per la gestione della domotica. Dal momento che non tutti riescono a stare al passo con le nuove tecnologie, Amazon ha creato una nuova catena di showroom, chiamata appunto Amazon Experience Center, per consentire alle persone di toccare con mano i vantaggi delle case intelligenti.

Per la realizzazione degli showroom Amazon ha stretto una partnership con l’impresa di costruzioni Lennar, che ha installato i dispositivi quali: gli Amazon Dash Button, le TV collegate al sistema Fire TV di Amazon e i prodotti che interagiscono con Alexa, all’interno degli showroom. Sarà possibile quindi controllare tutti i dispositivi che sono connessi quali ad esempio: luci, tapparelle, termostato o televisione.

Gli Amazon Experience Center non saranno solamente delle rappresentazioni delle case modello, dove le persone potranno toccare con mano le soluzioni smart della case, potranno inoltre essere utilizzate, per ordinare dei servizi a domicilio presenti nell’Amazon Home Services, che permettono ad esempio di prenotare un elettricista o un idraulico.

Il direttore generale di Amazon Services, Nish Lathia, ha spiegato che la società voleva che i propri clienti testassero le soluzioni smart e i vantaggi e le comodità di Alexa, in un vero contesto domestico. Se i dispositivi e le attrezzature smart sono il futuro delle abitazioni, Amazon, riconosce il vantaggio per i consumatori di conoscere appieno le funzionalità e gli utilizzi.

Per il momento il progetto sarà attivo solo in America, dove Amazon conta di aprire 15 “centri esperienziali” nelle città di Dallas, Atlanta, Los Angeles, Miami, Orlando, San Francisco, Washington Dc e Seattle.

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