5. FINO A CHE PUNTO SI PARLERA’ DI SHARING ECONOMY?                                                         tempo di lettura: 2 minuti

   di Francesca Cisternino

La parola del 2018 è condivisione, e non mi riferisco alle foto dei cenoni pubblicate nelle storie di instagram, ma all’ evoluzione del mondo dei servizi attraverso la sharing economy.

Grazie all’ ubiquità degli smartphone e alla diffusione di apposite applicazioni, è improvvisamente diventato possibile trasformare le città in una grande comunità. In poco tempo abbiamo iniziato a condividere: l’auto mediante app che utilizzano sistemi di car sharing, il nostro tempo libero, offrendo aiuto al vicinato dietro un piccolo pagamento, un posto letto per i turisti.

Tuttavia a giudicare dalle ultime news che riguardano i principali portavoce dello sharing, la risposta sarebbe negativa.

Perché? Semplicemente si è perso l’obiettivo iniziale e se n’è creato un altro secondo cui gli unici vincitori sono le tanto amate startup (con valutazioni da decine di miliardi di dollari), i cui guadagni finiscono nelle tasche di pochi venture capitalist.

Facciamo alcuni esempi: con Uber si è passati dalla condivisione di un’auto, a driver professionisti che svolgono un lavoro di fatto dipendente (ma senza godere di tutele lavorative), inoltre il colosso continua a lavorare alla sua flotta di auto autonome e nel giro di pochi anni potrà anche fare a meno dei driver. In questo modo Uber diventerà una normalissima compagnia di taxi.

Allo stesso modo anche le persone che ci portano la pizza a casa sono rider di Deliveroo o Glovo, privi di assicurazione e sottoposti ad un ranking feroce, in cui un punteggio basso può causare l’estromissione dalla piattaforma

Non ci dimentichiamo di Airbnb che nasce con l’idea di offrire un divano a qualche turista, per poi trasformarsi in un vero business per chi possiede diversi appartamenti e preferisce affittare per brevi periodi (causando l’espulsione di chi già abitava in quelle case e provocando un aumento dei prezzi dell’affitto). Oggi Airbnb è pronta a costruire le proprie case in collaborazione con Brookfield Property Partners, una delle più grandi agenzie immobiliari al mondo. Non si starà mica trasformando in un servizio alberghiero? Cosa condivideranno i turisti?

Insomma l’ideologia californiana che ha dato vita all’economia condivisa si è trasformata in una fortemente centralizzata, questo perché le piattaforme non sono state ben distribuite e indirizzate a comunità mirate (come si pensava all’inizio) ma sono diventati dei monopoli verticali in cui c’è spazio per una sola app nel settore.

Senza fare di tutta l’erba un fascio, continuano ad esistere ancora realtà che conservano l’idea originaria di condivisione: BlaBlaCar consente di trovare un passaggio dovendo solo dividere le spese, Enjoy, Car2Go o le biciclette di Mobike sono effettivamente dei mezzi condivisi.

 

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