5. MUKAKO: UN E-COMMERCE TUTTO AL FEMMINILE

5. MUKAKO: UN E-COMMERCE TUTTO AL FEMMINILE

di Veronica Amato 

Tempo di lettura: 2 minuti

Mukako, azienda al femminile e operante nella cura e crescita del bambino, nasce da un’idea di Martina Cusano, laureata all’Università Bocconi, con un MBA ad Harvard e prestigiose esperienze lavorative alle spalle.

Fonte: Mukako.com

L’imprenditrice, che nel tempo è anche diventata mamma, ha deciso di dedicarsi al progetto Mukako insieme ad Elisa Tattoni, finlandese, conosciuta in Spagna mentre ricopriva un ruolo in Privalia.

Il progetto Mukako è nato da esigenze pratiche e bisogni funzionali, che scaturiscono dall’essere mamma come il bisogno di non rimanere senza pannolini.

La missione di Mukako risiede nel “prendersi cura dei genitori” cercando di eguagliare il concetto di prodotto e servizio anche avvalendosi della traduzione finlandese di Mukako In “Scatola che ti accompagna” e sostanziandosi in una fornitura di un box al genitore di una quantità di pannolini ideale e necessaria al figlio, calcolata tramite un algoritmo basato su peso, sesso e età. Le variabili possono essere modificate con una sezione specifica nel sito online, durante tutta la crescita del bambino.  

E se è vero che internet e la rete in generale, agevolano il soddisfacimento di grappoli di bisogni, nasce per Mukako l’esigenza di non soffermarsi al singolo pannolino, piuttosto di sviluppare un’offerta che vanta più di 10.000 prodotti che variano da quelli specifici per la prima infanzia, ai giocattoli fino ai prodotti per l’igiene.

Inoltre, il Team Mukako è riuscito a sviluppare MUtable, il tavolo multi-gioco, sempre acquistabile dal sito, che consente al bambino di cimentarsi in svariate attività e giochi creativi, tramite l’inserimento di lavagne al centro dello stesso.

Fonte: Mukako.com

A valorizzare ancor di più MUtable è l’elemento di praticità grazie alla sacca posta al di sotto che svolge la funzione di porta giochi, oppure il portacolori incorporato nel tavolino stesso. Infine, altre componenti che concorrono alla creazione di valore di MUtable è la possibilità di scelta tra varie tonalità di colore per meglio adattarsi ai desideri dei clienti e quella di incorporare un’estensione che consente al bambino di giocare in compagnia.

Senz’altro i prodotti innovativi e di design proposti dall’azienda, nonché i valori in cui credono le 2 fondatrici e sui quali hanno fondato Mukako, hanno consentito di passare dai 800.000€ del 2016 a circo 4Mln di fatturato nel 2017.

Tutte queste operazioni di successo hanno permesso all’azienda di farsi strada verso la crescita internazionale attuando una delocalizzazione delle attività e destinando la produzione in Cina con magazzini in Italia, USA e agenzie di marketing a Londra e Milano.

Riveste un ruolo importante il team, che ha una particolare sensibilità ai clienti e ai prodotti venduti, e la piattaforma online, ossia il canale principale con cui l’azienda presenta, propone, comunica le alternative e concretizza la vendita fidelizzando i clienti e accrescendo la Brand Reputation.

Gran bello esempio di fare impresa!

 

1. NEXT FUTURE TRANSPORTATION:  IL MEZZO DI TRASPORTO DEL FUTURO PARLA ITALIANO

1. NEXT FUTURE TRANSPORTATION: IL MEZZO DI TRASPORTO DEL FUTURO PARLA ITALIANO

di Dario Consoli

tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte vi siete fermati a riflettere ed immaginare come saranno le città del futuro? Magari subito dopo aver visto un film di fantascienza, avrete sicuramente sognato di spostarvi su strade a più piani percorse da auto volanti e autobus elettrici componibili. Di sicuro vi siete immedesimati in un futuro dove potrete raggiungere il vostro posto di lavoro o l’Università con mezzi ipertecnologici, antitraffico, antigravità, super veloci, magari ai limiti del teletrasporto.

Ma vi siete mai chiesti quanto in realtà è vicino questo futuro?

Fonte: Linkiesta.it

Tommaso Gecchelin, trentaduenne padovano, sta rivoluzionando il mondo dei trasporti pubblici, anticipando quelle che possono essere state, fino ad oggi, le nostre fantasie sulle Smart City.  Laureato in Fisica all’Università di Padova e in Disegno industriale allo IUAV di Venezia, Tommaso è l’ideatore di un rivoluzionario sistema di trasporto elettrico e a guida autonoma fatto di una serie di capsule o pod in grado di dividersi e assemblarsi a seconda della situazione, delle esigenze dei passeggeri e della tipologia di trasporti a cui sono destinati. Un autobus che si compone e scompone in base al numero dei passeggeri e alla loro destinazione, in grado di venire a prenderti sotto casa. Il tutto gestibile attraverso una semplice app.

Fantascienza?

È quello che hanno pensato in Italia; un progetto troppo ambizioso, troppo futuristico. Ma non per lo sceicco di Dubai che ha subito trovato l’idea allettante e ha invitato il giovane genio nostrano a presentare il progetto ad Expo 2020.

Ma andiamo per ordine.

Quando Tommaso presentava Next Future Transportation ad investitori e aziende italiane, c’era stato subito molto scetticismo: “alcune aziende cui abbiamo cercato di far fare il primo prototipo funzionante ci hanno sparato delle cifre assurde, per chi ci ha risposto. Altre ci hanno semplicemente detto che era un progetto non fattibile, troppo futuristico”. Fu cosi che allora decise di rimboccarsi le maniche e realizzare tutto internamente: Gecchelin ha riunito un team interamente italiano in grado di spendere le proprie competenze per poter dare vita a quello che sembrava destinato a rimanere un semplice sogno. Nel salotto di casa sua iniziavano a prendere vita i primi mini-prototipi. “Per realizzare un progetto del genere servono competenze di robotica, informatica avanzata, ottica. È stato possibile solo creando un team, per altro nel nostro caso interamente padovano” (Tommaso Gecchelin, fondatore di Next Future Transportation).

Fonte: LaRepubblica.it

Nel 2015, grazie al co-fondatore di NFT, Emmanuele Spera, tutto ha iniziato a prendere forma; l’invenzione di Gecchelin gli ha permesso di aprire un’azienda, con sede nella Silicon Valley, che vede impiegate una decina di dipendenti. Dal Veneto alla Silicon Valley, dunque, passando per gli Emirati. Già, perché anche quando Next Future Transportation era ancora un embrione c’era qualcuno che scommetteva sull’idea. Era il 2016 e Tommaso presentava prototipi in scala 1:10 della sua invenzione al Dubai Future Accelerator, davanti a investitori pubblici e privati. Ed è li che è riuscito a fare centro! L’idea è piaciuta a tal punto che Dubai utilizzerà Next Future Transportation per l’Expo 2020.

Ma come funziona questo meraviglioso autobus futuristico?

Si tratta di singoli moduli che si uniscono e si dividono a seconda delle necessità. Ciascun veicolo modulare è realizzato in alluminio leggero e resistente, misura due metri in larghezza e mezzo metro in lunghezza, può ospitare fino a dieci passeggeri ed è alimentato ad energia elettrica. La particolarità del mezzo è quella di avere la capacità, grazie ad un braccio meccanico, di ricongiungersi agli altri moduli in movimento sfruttando un sistema di allineamento ottico. Si tratta di una soluzione pensata principalmente per ridurre il traffico in città, ma si trae un vantaggio anche in ottica sicurezza: in caso di curve strette ogni singolo pezzo è in grado di staccarsi leggermente e rimanere allineato, senza che nessuna auto si disponga tra i moduli. Ma le particolarità non terminano qui.

Fonte: LaRepubblica.it

Dall’inizio alla fine, la corsa è gestita da un App e da un algoritmo che raggruppa i passeggeri in base alla destinazione che devono raggiungere. Tramite lo smartphone si seleziona la meta, si sale su un veicolo (che vi viene a prendere ovunque vi troviate) e dopo ogni singolo modulo va da sé. Nelle arterie principali questi veicoli poi si riuniscono, agganciandosi, e l’applicazione ci suggerirà in quale modulo andarsi a sedere. Le persone cosi si muovono tra un veicolo e l’altro per andare a concentrarsi solo in quelli che giungono nella propria destinazione. In tal modo tutti i veicoli di coda rimangono liberi per andare a prendere altre persone. L’algoritmo dunque serve proprio a congiungere veicoli e persone al cui interno le destinazioni sono identiche.

L’idea è nata anni fa, quando, durante la mia laurea in Fisica a Padova, ho iniziato a studiare le dinamiche del traffico. Era chiaro dalle simulazioni che le persone, una in ogni veicolo, si muovessero congestionando soprattutto le arterie principali in direzione del centro, nel commuting mattutino. L’idea era quindi di attuare una specie di car pooling dinamico, tra auto che spontaneamente si trovano sulle arterie principali, dirette verso la stessa destinazione”. Spiega il giovane Gecchelin a La Stampa.

Fonte: LaRepubblica.it

Una rivoluzione nel mondo dei trasporti che in Europa potremmo sperimentare forse tra una decina di anni. Ambizioso ma nulla di impossibile, soprattutto perché la storia di Tommaso ci insegna proprio questo. Bisogna sempre credere nei propri sogni perché questi si realizzano solo quando ci si crede fermamente e si ha il coraggio di mettersi in gioco.

3. WALKMAN: IL LETTORE MUSICALE CHE HA SEGNATO UN’ EPOCA

3. WALKMAN: IL LETTORE MUSICALE CHE HA SEGNATO UN’ EPOCA

di Federica Montalbano

tempo di lettura: 4 minuti

Le persone che hanno cambiato il nostro modo di agire, pensare ed acquistare, nel corso della storia dell’uomo, sono poche. I millennials potranno attribuire questo merito a Steve Jobs co-fondatore di Apple, Jeff Bezos fondatore di Amazon o Marck Zuckerberg co-fondatore di Facebook, ma negli anni ’70 chi poteva cambiare il mondo?

Fonte: Corriere della Sera

Avvertita l’esigenza dei giovani di poter ascoltare musica ovunque si trovassero Akio Morita, co-fondatore di Sony, sfidò la sua azienda e senza effettuare precedenti ricerche di mercato, cambiò il modo di ascoltare musica, cambiò lo stile di vita dei giovani dell’epoca e lanciò sul mercato il Walkman.

Il TPS-L2, un parallelepipedo blu e argento dotato di cuffie con spugnette colorate, aveva la capacità di poter essere agganciato alla cintura e di poter portare sempre con sé la musica che più piaceva.

Per noi nativi digitali che oggi grazie al nostro smartphone possiamo ascoltare musica in qualsiasi momento della giornata, mentre camminiamo, siamo in viaggio, siamo in palestra o corriamo al parco, è la quotidianità, ma negli anni ’70 non era così. Grazie a questo lettore musicale, tutti potevano ricavarsi un momento di intimità personale, cosa che prima di allora non era possibile.

Antecedente questa rivoluzionaria svolta vi era il Sony TC-D5, ingombrante mangiacassette, che insieme al Walkman viene celebrato in tutti i musei di design come prodotti che hanno caratterizzato un’epoca.

Fonte: Corriere della Sera

Quando si lancia un nuovo prodotto sul mercato bisogna avere ben chiaro il target di riferimento e questo Morita lo aveva già identificato. “Questo prodotto soddisferà i giovani che vogliono ascoltare musica tutto il giorno, lo porteranno sempre con loro e non gli interesseranno le funzioni di registrazione. Se lo dotiamo di un sistema per la riproduzione solo tramite cuffia, sarà un successo”, disse nel 1979 e così fu.

Il 1° luglio 1979 venne lanciato sul mercato il Walkman venduto a 39.433,58 yen, ovvero 400 € di oggi. Sony prevedeva di vendere 5mila unità nel primo mese ma si accorse subito di aver sbagliato le previsioni, perché nei primi due mesi vennero venduti 50mila pezzi. Non c’è da stupirsi di questi risultati visto che nel 2007 dopo un anno dal lancio, Steve Jobs aveva venduto 1,4 milioni di iPhone.

Il Walkman è il precursore del vecchio iPod della Apple, ormai superato dall’iPhone, ma ciò che accomuna questi due prodotti è il fatto di aver segnato un’epoca, di aver cambiato il modo di vivere, gli stili di vita e la visione che i giovani del tempo avevano. Chi si sarebbe mai potuto immaginare di poter leggere le e-mail direttamente dal proprio cellulare in qualsiasi posto si trovasse? Di poter ascoltare i brani che più piacciono senza dover per forza acquistare l’intero cd? In passato sembrava utopia, oggi invece è realtà.

Fonte: Corriere della Sera

Ciò che queste due aziende hanno venduto ai giovani è stata l’esperienza. Oggi come allora il consumatore ricerca esperienze, vuole vivere emozioni, momenti nuovi e unici e le aziende che vendono questo sono quelle che hanno maggior successo sul mercato. Amazon non vende beni, vende la comodità di poter acquistare un prodotto e vederselo consegnare a casa nel minor tempo possibile. Apple non vende iPhone, offre uno status, una community di appartenenza a tutti quei giovani che nelle giornate di lancio dei singoli prodotti campeggiano davanti agli Apple store, ma anche a quei giovani meno wild che acquistano il proprio smartphone successivamente alla data di uscita in store. Così la Sony nel lontano 1979 non vendette un semplice lettore musicale, ma la possibilità di portare la musica allacciata alla propria cintura, di poterla condividere con le persone che ci stavano accanto o semplicemente poter vivere un momento unico da soli  permettendo di estraniarsi dal contesto.

Il Walkman ha segnato un’era, è stato protagonista delle migliori storie d’amore come quella di Vic e Mathieu ne “Il tempo delle mele” (1980). Chi non ricorda quella scena in cui lui le mette le cuffie e ballano insieme sulle note di Reality di Richard Sanderson? Quanti giovani ragazze non hanno sognato una scena del genere dopo aver inserito la cassetta della colonna sonora del film nel loro walkman?

Fonte: Corriere della Sera

Questo rivoluzionario” strumento” ha rappresentato intere generazioni, rivoluzionato il mondo musicale ed è stato per un paio di decenni “l’oggetto” maggiormente ricercato, icona indiscussa delle giovani generazioni che ne facevano un culto di aggregazione.

Ma come ogni importante invenzione del nostro secolo, la strada non sempre risulta scorrevole e priva di problematiche.

Infatti a far causa alla Sony fu Andreas Pavel che, precedentemente a Morita, aveva brevettato un apparecchio, “Stereobelt”, da allacciare alla cintura. Nonostante ciò non gli fu garantita l’esclusività pertanto possiamo dire che dalla loro genialità abbiamo avuto modo di vivere delle esperienze meravigliose, tutte segnate da una colonna sonora “portatile”. E a questo punto non possiamo fare a meno di chiederci e fantasticare su: Quale sarà la prossima invenzione in grado di cambiarci e regalarci magiche esperienze?

 

 

4. HUTCH: COME TU MI VUOI

4. HUTCH: COME TU MI VUOI

di Alessia Pizzuti

tempo di lettura: 3 minuti

Customizzare, personalizzare, in poche parole rendere unico il capo che si indossa o il bene che si usa oggi sembra valere di più del prodotto in questione. L’ evoluzione di questi ultimi anni sembra dettata dal frequente scontro tra una produzione massificata e una tipicamente personalizzata, una tendenza che si riversa in tutti gli ambiti, ancor di più in quello digitale.

Fonte: Global Dating Insights

In quest’ ottica, la parola d’ordine dell’ultimo Salone del Mobile in Italia è stata personalizzazione, degli ambienti, degli spazi e dell’arredamento ad esso appartenente. Appare però evidente la difficoltà per il consumatore nella vita quotidiana di trovare un professionista che con il suo lavoro possa rispecchiare a pieno i gusti dei suoi clienti, nella possibilità di trovare soluzioni d’arredo che possano soddisfarne non solo l’utilità ma anche il senso estetico.

Trovano perciò terreno fertile alcuni esperimenti preliminari come Zoom Interiors e Homee, che avevano, molto semplicisticamente, l’intento di creare una sorta di community che promuovesse un dialogo continuo tra cliente e designer. Il lancio di queste piattaforme ebbe un riscontro positivo per discutere dei lavori commissionati ma trovò ben presto limite nell’esigenza dell’interessato a vedere rapidamente una concreta realizzazione dei progetti.

Fonte: businessinsider.com

Nasce così la start up americana Hutch, da un’idea di Beatrice Fischel-Bock, attuale co-fondatrice e CEO, che si propone di superare il vincolo della ricerca di un designer trasformando l’utente dell’app in designer stesso. La nuova app si differenzia dalle sue concorrenti perché punta su una componente visual ad alta definizione e una funzionalità pre-e-dopo che consente di avere un concreto paragone tra l’immagine inviata e il successivo lavoro di design virtuale. Secondo gli utenti è una soluzione più rapida e meno dispendiosa, automatizzata che permette di adottare soluzioni semplici su idee di progettazione e arredamento.

L’ acquisto degli articoli, dal mobile  alla piccola oggettistica, può dirsi compiuta direttamente nell’app. Gli articoli selezionati sullo schermo possono essere spediti direttamente da un produttore o in alternativa da un rivenditore che ne occulta il brand d’origine etichettandoli in bianco. La peculiarità del meccanismo è che nella maggior parte dei casi non si conosce realmente la marca di mobili fin quando non arriverà a destinazione. Sebbene questo possa sembrare un limite alla trasparenza verso il consumatore, in realtà non è un elemento che gioca a sfavore dell’acquirente, o almeno così sembra per l’attuale target di riferimento del business (studenti e giovani professionisti) che non hanno tipicamente preferenze di brand definite ma piuttosto hanno a cuore che i prodotti assolvano alla funzionalità e le caratteristiche esplicitate durante la compravendita.

Fonte: Global Dating Insights

Hutch è il frutto di un progetto di squadra dove più menti hanno lavorato su qualcosa di differente per scoprire di volta in volta limiti, angolazioni nuove e rimanere sempre aggiornati sulle tendenze del mercato.

Quest’app non è ancora ufficialmente available in Italia nonostante risulti già su tutti i Play Store Android e IOS.

È curioso pensare come ci siano tutti i buoni presupposti affinchè possa avere successo anche nel territorio italiano, nota patria del design industriale e artigianale, da sempre punto di riferimento del contesto europeo in fatto di stile.

Quella di oggi è una continua lotta tra un design che personalizza e uniforma allo stesso tempo. È una sfida. Il fatto che arrivi un’app di questo stampo in Italia deve essere uno spunto di riflessione su come domanda e offerta si siano plasmate in evoluzione delle preferenze del consumatore nel tempo. Alcuni esperti pensavano che non sarebbe mai potuto accadere, che l’autorità di alcune professioni cosiddette “artigianali” potessero rimanere per sempre soprattutto in una cultura d’impresa italiana che da sempre ha dimostrato nel settore la sua vocazione. Stiamo assistendo a un cambiamento di rotta?

5.LA PRIMA AUTO STAMPATA IN 3D, CON UN TOCCO “MADE IN ITALY”

5.LA PRIMA AUTO STAMPATA IN 3D, CON UN TOCCO “MADE IN ITALY”

                                                                                                            di Dario Iudice

tempo di lettura: 3 minuti

Il settore automobilistico sta vivendo un profondo cambiamento negli ultimi anni. Si parla sempre di più di elettrificazione dei veicoli, di veicoli interconnessi, di sistemi che aiutano il conducente ad essere maggiormente attento alla guida e quindi di correggere gli errori umani.

Fonte: Polymaker

Tra le rivoluzioni del settore, non può mancare la prima auto stampata in 3D. La start up italocinese XEV sta lavorando a Torino ad un prototipo di e-car realizzata con la tecnologia dell’«additive manufacturing», processo attraverso il quale si possono unire dei materiali per fabbricare oggetti da modelli 3D computerizzati, di solito uno strato sopra l’altro. Con questo metodo si stima un taglio dei costi del 70% e tempi di produzione dell’80% poiché si taglia completamente il set up della linea di produzione e di allestimento.

La produzione inizierà a fine anno, ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

Il progetto che ha un’impronta “Made In Italy”, è stato ideato da una start up fondata da Lou Tik, il manager che per dieci anni ha gestito il centro di ricerca e di design del colosso cinese Auhui Jianghuai Automobile, al Torino Jac Italy.

Tra gli angel investor italiani ci sono: Moschini, la holding di Franco Moschini, presidente di Poltrona Frau, Teoresi, società di ingegneria nata nel 1987 e Comec, l’azienda di componentistica del presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz, il quale ha fornito gli spazi per “stampare” i primi prototipi dell’e-car.

Fonte: Polymaker

Lo stesso Alberto Dal Poz, spiega che questa è la vera rivoluzione tecnologica: «questo nuovo approccio in futuro trasformerà le regole del gioco: il numero dei componenti passerà infatti da tremila a meno di duecento»

Diverso è anche l’approccio all’utilizzo che segue il processo di transizione all’elettrico nella mobilità e al cambio di modello d’uso delle auto, da status symbol di proprietà a servizio da condividere. Con Xev, la e-car sarà personalizzabile in ogni minimo dettaglio (un po’ come accade oggi per le sneakers) sarà una vera e propria city car a impatto zero.

Diego Tornese, Chief Corporate Development Officer di Teoresi, aggiunge «Sarà infatti un piccolo mezzo dotato di un’autonomia e prestazioni sufficienti per muoversi con agilità in un contesto urbano (si parla di una velocità massima di 70 chilometri orari per un’autonomia di circa 150 chilometri, ndr), in un’ottica di car sharing e trasporto multimodale»

Fonte: Polymaker

Dal punto di vista industriale, poi, Lou Tik e il suo staff sembrano avere le idee abbastanza chiare: la produzione dovrebbe iniziare già alla fine di quest’anno e nel 2020 si dovrebbe raggiungere la soglia psicologica dei 10 mila veicoli per poi passare a un obiettivo ben più ambizioso, vale a dire i 50 mila veicoli nel 2021 e gli 80 mila a partire dal 2022. I pre-ordini hanno tuttavia già superato quota settemila solo in Europa (ci sarebbe l’interessamento di Poste Italiane e di Bnp Paribas).

Il  prezzo di vendita finale, che si stima sarà attorno ai 10.000€, di gran lunga inferiore alle altre macchine elettriche della stessa categoria ad oggi sul mercato.

Quindi non ci resta che aspettare e scoprire questo nuovo modello di auto stampata in 3D e soprattutto elettrica. Possiamo dire di essere testimoni di una nuova rivoluzione industriale, che vede protagonista ancora una volta l’auto!

 

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