#IDE2019 Oikosmos intervista Lorenzo Bertè – Caffeina

#IDE2019 Oikosmos intervista Lorenzo Bertè – Caffeina

Il primo incontro di INSIDE DIGITAL ERA ha visto come protagonisti Graziano Vincini e Lorenzo Bertè di Caffeina.

In questa intervista a Lorenzo Bertè, lead experience designer di Caffeina, approfondiamo il tema della UX.

Quali sono le skills necessarie per diventare un experience designer?
Qual è la differenza tra UI e UX?
Come funziona l’experience center di Milano?

Scopritelo in questa intervista di Roberta Signorino Gelo

INSIDE DIGITAL ERA

INSIDE DIGITAL ERA

di Manuela Fiku

Fin dall’antichità l’uomo ha avuto bisogno di sviluppare strumenti per risolvere un problema o migliorare un aspetto della propria vita quotidiana.

Da sempre quindi la tecnologia si intreccia con la storia della civiltà, determinandone tradizioni, cultura e modi di procedere.

Oggi però il progresso incalza a ritmi mai visti prima e guida le nostre vite. Se prima volevamo elimiare gli sforzi, oggi vogliamo essere potenziati. Cambiano le esigenze, cambiano gli obiettivi.

Esattamente 30 anni fa nasceva il world wide web. Da allora di cose ne sono successe.

Le nostre scelte vanno di pari passo con gli algoritmi che decidono cosa dovremmo vedere e analizzano quello che facciamo. Nel peggiore dei casi, non possiamo nemmeno abbassare i nostri dispositivi perché abbiamo perso la nostra capacità di resistere.

Tutto continua a cambiare e ad evolversi attraverso la digital transformation che richiede nuove skills per il futuro.

Sentiamo spesso parlare di User Experience, Growth Hacking, Startup, Criptovalute…
Ma cosa sono esattamente? Quali sono gli sbocchi lavorativi? Quali sono le competenze richieste?

Oikosmos è dunque lieta di presentare INSIDE DIGITAL ERA, un progetto che ci sta molto a cuore, un ciclo di seminari tutto incentrato sul digital che tocca vari ambiti del mondo economico.

Come si inserisce il digital in amministrazione aziendale? In finanza? In Marketing? A livello internazionale?
Con testimoni d’eccezione provenienti da aziende importanti abbiamo quindi deciso di portare il digitale nel Dipartimento di Economia.

Perchè?

Perchè siamo nati come webTV e quindi il digitale fa parte del nostro dna.

Perchè la tecnologia non è qualcosa che ci capita, è qualcosa che scegliamo di creare e, nel nostro piccolo, è qualcosa che cerchiamo di capire.

Perchè solo attraverso la conoscenza possiamo costruire il futuro che vogliamo.

Perchè siamo INSIDE DIGITAL ERA

#StayTuned #StayIDE #IDE2019

 

 

 

ON/OFF FOR ENTREPRENEURS | LUIGI GALIMBERTI E MASSIMO AMBANELLI

ON/OFF FOR ENTREPRENEURS | LUIGI GALIMBERTI E MASSIMO AMBANELLI

di Anna Lo Coco
tempo di lettura: 3 minuti

Martedì 5 maggio si è svolto il primo incontro di “On/Off for Entrepreneurs”, un ciclo di eventi che ci vede come partner, in cui si è discusso di imprenditorialità nel settore food e agroalimentare. Protagonisti? Luigi Galimberti CEO di SferaMassimo Ambanelli CEO di HiFOOD e Marco D’angelo Fouder di Project Mii.

Le Officine On/Off possiamo intenderle come una community collaborativa che promuovono l’autoimprenditorialità, mettendo a disposizione dei veri e propri spazi di co-working e un laboratorio di fabbricazione digitale.

L’evento inizia con dei brevi saluti da parte di alcuni collaboratori:

“Digital Innovation Hub ha una missione semplice: l’innovazione attraverso la trasformazione digitale”.

Roberto Buratti – Unione Parmense Industriali

“L’idea imprenditoriale è anche una zona di fallimento del mercato. Su 100 idee, magari al mercato ne arrivano due, ed è per questo che l’attore pubblico deve dare il giusto supporto”.

Alain Marenghi – Aster-AreaS3

Continuano i saluti con Vittorio Cavani (Giovani Imprenditori) e Davide Bezzecchi (Project manager di UPIDEA) che aiutano le imprese a crescere e fungono da ponte tra le nuove start up e le aziende di confindustria.

Ma entriamo nel vivo dell’evento, prende la parola Luigi Galimberti, fondatore della start up “SFERA”, che esordisce raccontando la sua storia personale.

Un racconto particolare quello di Galimberti, che dopo un fallimento, una crisi profonda, decide di partire da se stesso, cercando di capire chi è e cosa sapesse fare.

Quasi per caso partecipa ad un convegno che lo rende consapevole dei problemi dell’agricoltura. Decide, così, di ripescare un’idea e in poco tempo, precisamente nel 2015, nasce SFERA.

Le startup non nascono da buone idee… Nascono da bisogni reali”.

Galimberti – Fondatore di SFERA

SFERA AGRICOLA” è azienda Toscana composta da una serra attiva, che permette la crescita di ortaggi in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni metereologiche.

L’idea nasce dalla sofisticazione dei bisogni del consumatore che sono sempre più attenti alla provenienza degli ortaggi.

Nasce con “SFERA” il primo pomodoro al mondo Nichel Free, privo di metalli pesanti che soddisfa una buona parte della clientela femminile allergica.

“Una volta si moriva di fame, oggi si muore per quello che si mangia. Il cibo oggi ha troppe sostanze chimiche, ed è diventato pericoloso”.

Luigi Galimberti – Fondatore di SFERA

Tre sono le parole chiave di SFERA: servizio, velocità e trasparenza.

Galimberti si sofferma anche sulla Digital Trasformation affermando che l’innovazione di Sfera è un’innovazione di processo e che, in realtà, tutto sta nel mindset e nel saperlo trasmettere.

Successivamente prende la parola Massimo Ambanelli, co-fondatore di “HI-FOOD”.

Anche Ambanelli esordisce con la propria storia personale, viaggia molto, frequenta un Master negli USA. È lì che inizia a parlare delle mancanze del settore alimentare, ma soprattutto è lì che cambia il suo pensiero.

“In Italia ci insegnano che c’è sempre qualcuno più bravo di te”.

Massimo Ambanelli – Co fondatore di HI-FOOD”

Durante il suo racconto Ambanelli si sofferma sul concetto di “TEAM”, specificando che è semplice sbagliare, ma che da soli è difficile riprendersi, mentre in team è facile cambiare rotta. Bisogna, inoltre, crederci tanto per riuscire ad assumersi dei rischi e durare.

Sottolinea ancora una volta l’importanza di creare rete:

“Se un’idea è valida sta in piedi da sola; bisogna condividerla quanto più possibile per creare le condizioni tali da farla rendere al massimo”.

Massimo Ambanelli- Co fondatore di HI-FOOD

HI-FOOD è un motore di innovazione che utilizza l’innovazione per creare ingredienti naturali potenziandoli con funzionalità tecnologiche. Assurdo? Non per HiFOOD.

Guidata dalla ricerca e dallo sviluppo, l’azienda, nata nel 2012, si focalizza sul free from diventando un supporto fondamentale per prodotti con un alto contenuto di innovazione e conoscenza.

Tanti i casi in cui HI-FOOD interviene, tra quisti l’utilizzo di un’economia circolare utilizzando le crusche per estrarre delle proteine dagli scarti.

A guidare il confronto Marco D’Angelo, marketer e startupper appassionato di tecnologia, founder di PROJECT MII, startup che opera in ambito Blockchain e filiera agroalimentare.

A concludere questo incontro di digital e food ma soprattutto imprenditoria intervengono i founder di due startup: Alessandro Candiani, fondatore di DNA-PHONE, piattaforma per la ricerca chimica, e Angela Montanari, fondatrice di TOMAPAINT , startup che dagli scarti del pomodoro estrae la bioresina da applicare nei contenitori creando così vernici.

“Mi piace unire il concetto di bellezza a quello della passione. Quando si fa qualcosa con la giusta passione deve per forza uscire qualcosa di bello”.

Alessandro Candiani – fondatore di DNAPhone

#FOODMATCH19 RECAP: NOI C’ERAVAMO!

#FOODMATCH19 RECAP: NOI C’ERAVAMO!

di Roberta Signorino Gelo

Tempo lettura: 2 minuti

#maps4business è stato l’hashtag ufficiale di quest’anno e rappresenta una allusione a tutte le vie di crescita per avere successo nel settore del Food&Beverage. Stiamo parlando dell’evento Food Match 2019, convegno organizzato da Gruppo Food e da Facebook e svoltosi lo scorso 28 Febbraio presso la sede de Il Sole 24 Ore di Milano.

Giunto ormai alla sua quinta edizione il Food Match, che vede ogni anno il confronto tra l’industria agroalimentare italiana e il retail sugli ultimi trend del settore, quest’anno si è focalizzato sull’innovazione e sulla rivoluzione digitale e ha visto la partecipazione di numerosi personaggi di spicco aventi differenti background.

Ad aprire le danze è stato lo scrittore Alessandro Baricco, autore di “The Game – Le mappe per leggere la rivoluzione digitale”. Egli, definendo il mondo digitale “un sistema con cui siamo in grado di tradurre ogni pezzo di mondo in un numero”, ha fornito una visione semplice e completa di ciò che è e cosa rappresenta la digitalizzazione, descrivendone dapprima tutti i vantaggi (come quello di esprimere liberamente il proprio pensiero) ma esaltando contemporaneamente il bisogno costante di ritrovare un senso di umanità e naturalità.

Christian Centonze, Food Industry Director di Nielsen, assumendo una prospettiva più economica ha successivamente sottolineato come non è mai stato così importante come in questo periodo costruire attivamente relazioni con i clienti. La loro conoscenza e la capacità di catturare l’attenzione saranno infatti i nuovi vantaggi competitivi delle aziende: occorre condivisione di informazioni per creare valore, in poche parole quello che occorre è l’agilità. Da qui nasce la nuova accezione del punto vendita, il quale diventa un “media” che deve essere in grado di dare un’esperienza sempre più coinvolgente al cliente. Il futuro? Ruoterà principalmente su 3 tematiche: la frammentazione, l’impazienza e l’attenzione.

Cosa vuol dire dunque essere agili? Vuol dire saper coinvolgere in maniera molto rapida i consumatori, capire come essi entrano in contatto con il modo in cui le aziende comunicano con loro. Jenny Bullis, EMEA Head of Marketing Science Facebook ha spiegato tale concetto illustrando come un messaggio pubblicitario ottimizzato per mobile crea molto più engagement dello stesso fruito in un formato standard per tutti i canali utilizzati dal consumatore.

Ponendo il focus sempre più sul Food&Beverage, il Market Research Director di Blog Meter Alberto Stracuzzi ha fornito dei dati molto interessanti riguardo ciò di cui i consumatori parlano e quello che condividono sui social network: dolci e dessert seguiti dalla categoria pizza sono stati i protagonisti di più di 9 milioni di post nell’ultimo anno. Tali dati fanno intuire come i canali social rappresentino per le aziende del settore una grande opportunità per avere visibilità.

Prima di concludere la mattinata con la premiazione della quinta edizione di Prodotto Food, concorso annuale che premia i prodotti più innovativi di diverse categorie merceologiche, la mattinata è proseguita con una tavola rotonda che ha fornito ricchi spunti sulla tematica del dialogo tra consumatore e brand. Moderata dalla direttrice Food Maria Cristina Alfieri, il dibattito si è svolto tra Luca Colombo (Country manager Facebook Italia), Renato Roca (Direttore Marketing Findus Italia), Vitaliy Novikov (Country General Manager e CEO per l’Italia di Coca-Cola Hellenic Bottling Company) e Giorgio Santambrogio (Presidente di ADM).
Tra gli spunti più importanti, l’esigenza di raccontare il prodotto e la storia del prodotto; l’innovazione è importante ma va unita all’aspetto umano e relazionale e tale connubio rappresenta il futuro del retail. Infine si ricorda l’utilizzo della tecnologia in-store per educare il consumatore quale ottima opportunità per sfruttare i trend in crescita dei prodotti “Free From” e “Rich in”.

Qual è dunque il trend emergente? La normalità. Come ha affermato nel suo intervento la food blogger Chiara Maci “La gente vuole l’imperfezione. Le persone cercano il difetto perché cercano la realtà. Un consiglio alle aziende? Non nascondere i propri limiti: avvicinano alle persone.

DIGITAL TRASFORMATION E 5G: IL FUTURO DEL BUSINESS AD ALTA VELOCITÀ

DIGITAL TRASFORMATION E 5G: IL FUTURO DEL BUSINESS AD ALTA VELOCITÀ

di Omar Ciaccio
tempo di lettura: 3 minuti

Quarta rivoluzione industriale, Digital Trasformation, 5G: non sono solo semplici parole, ma flussi che viaggiano in una sola direzione, quella del futuro e che ad oggi si insediano nell’idea di Governance dei più grandi modelli di business.

Per spiegare meglio il termine di Industria 4.0, Roland Berger nel citatissimo studio «INDUSTRY 4.0 The new industrial revolution. How Europe will succeed» afferma

“The Internet is combining with intelligent machines, system production and processes to form a sophisticated network.”

indicando così l’unione di mondo fisico e mondo virtuale che si concretizza in macchine intelligenti, sistemi di produzione e processi per creare un mercato sofisticato basato su tecnologie abilitanti.

Ci troviamo ai fasti della grande era del consumismo e agli arbori dell’era della personalizzazione, degli innumerevoli servizi e di un’economia ciclica, dove la velocita di comunicazione ha la priorità per garantire uno sviluppo esponenziale.

Per fortuna il futuro ci offre una soluzione, un mezzo che garantirà di certo l’evoluzione tecnologica con grande velocità e precisione, questo mezzo è il 5G. Prima di tutto bisogna chiedersi cos’è e come questo favorirà tutto ciò. Il suo standard è ancora in via di definizione, ma già si sa che cambierà come mai prima d’ora il mondo delle telecomunicazioni. Come afferma Economy Up:

“il 5G, con una banda teorica da 100 Mbps a 10 Gbps, un consumo di energia ridotto, un tempo di latenza diminuito enormemente e un’affidabilità senza precedenti, sarà la rete che connetterà il mondo di domani. Il 5G garantisce una velocità di trasmissione dati elevatissima”

In questo modo sarà possibile lo sviluppo di nuove tecnologie che necessitano di altissima velocità nella trasmissione di Big Data: si tratta di tecnologie che si basano proprio sull’immediatezza di risposta per evitare collisioni. Semplicemente un Internet sempre più veloce per consentire di trasferire, in modo rapido, enormi quantità di dati. Il potenziale di questa tecnologia ambisce ad abbracciare qualsiasi aspetto della comunicazione odierna, tra gli uomini e le macchine, ma soprattutto tra macchine e macchine. Molte aziende ad oggi hanno già iniziato a progredire nell’utilizzo della tecnologia automatizzata nella produzione, nella comunicazione e nella continua offerta di nuovi servizi. Come spiega Economy up

“Banda e velocità di connessione maggiori porteranno grandi vantaggi alle industrie, che vedranno la piena realizzazione delle smart factories, cioè delle fabbriche intelligenti, in cui gli impianti di produzione saranno pienamente automatizzati, con l’ingresso del 5G nelle fabbriche, si prospetta la trasformazione dell’intera sfera produttiva attraverso la convergenza delle tecnologie digitali e di internet con l’industria tradizionale, fondendo l’Operational Technology (OT) e la Information Technology (IT) in un sistema comune che consenta la completa digitalizzazione dei processi aziendali e di produzione”

Tale cambiamento coinvolgerà la progettazione, la produzione, la conduzione degli impianti e i processi di manutenzione degli stessi, aumentando l’efficienza della produzione, favorendo la semplificazione del lavoro dei dipendenti con nuova strumentazione avanzata.

Insomma, si potrebbero consumare innumerevoli righe per descrivere questa nuova rivoluzione, ma l’obbiettivo di questa analisi non deve semplicemente essere soltanto la comprensione, bensì uno spunto per porsi nuove domande.
Immaginate un mondo dove le auto si muovano in completa autonomia e comunicano tra di esse, immaginate città che come delle onde nel mare si muovono in piena sinergia calcolando al millesimo di secondo lo spostamento di mezzi o la semplice illuminazione urbana, immaginate di poter esplorare le più lontane parti del modo virtualmente, in compagnia di altre persone, grazie a mappe che interagiscono con voi in realtà aumentata. Voi lo state immaginando? “Beh se lo state immaginando allora è probabile che siate già rimasti indietro

INDUSTRIA 4.0

INDUSTRIA 4.0

L’APPROCCIO TEDESCO ALLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E L’ESPERIENZA LUNGO LA VIA EMILIA

di Francesca Bisi

Mercoledì 13 febbraio nell’Aula K16 del Polo didattico Kennedy-D’Azeglio dell’Ateneo si è svolto il seminario di studi Industria 4.0: l’approccio tedesco alla quarta rivoluzione industriale e l’esperienza lungo la Via Emilia, organizzato dalla Cattedra Jean Monnet dell’Università di Parma e dalla Rappresentanza della Fondazione-Konrad-Adenauer in Italia.

La giornata si è aperta con gli indirizzi di saluto di Paolo Andrei, Rettore dell’Università di Parma, di Laura Pineschi, Presidente Centro Studi in Affari Europei e Internazionali dell’Università di Parma e Caroline Kanter, Direttrice Konrad-Adenaeur-Stiftung Italia.

Dopo che la Dottoressa Laura Pineschi ha parlato dell’importanza di ritrovare un’Europa che sappia dialogare, in un periodo in cui sembrano emergerne solo gli aspetti negativi, per avanzare verso nuovi modelli fondamentali per la crescita economica, la Direttrice Caroline Kanter si è soffermata sulla ricerca e l’importanza della formazione delle nuove generazioni. Il processo di digitalizzazione non deve essere percepito con timore, ma come opportunità: Germania e Italia si stanno sempre di più riavvicinando con un impegno comune per le sfide finanziarie e commerciali per la crescita economica poiché “L’Europa è la chiave che ci rende competitivi”.

“La nostra fondazione crede nella ricerca e nella formazione del nuove generazioni”

La giornata si è composta di tre sessioni.

La prima sessione è iniziata con l’introduzione a cura di Franco Mosconi, titolare della Cattedra Jean Monnet in Economia Industriale Europea e responsabile scientifico del Seminario. Il professor Mosconi ha spiegato come è nata l’idea di questo seminario congiunto italo-tedesco: “La robusta base manifatturiera e la spiccata propensione all’export rendono l’Emilia-Romagna assai simile, nella sua struttura economica di fondo, ai grandi Länder manifatturieri tedeschi, a cominciare dal Baden-Württemberg. In particolare, Emilia-Romagna e Veneto si contendono la palma della regione più manifatturiera. Tuttavia, la base tecnologica emiliana è maggiore rispetto a quella veneta.”

“C’è sempre qualcosa da fare e migliorare: investimenti in R&S. Un paese che investe una fetta di torta importante in R&S pensa al domani e al dopodomani”

Infatti, l’Emilia-Romagna detiene il record italiano delle esportazioni pro-capite, ma deve investire di più in R&S. Laboratori, aziende e Università sono un elemento chiave per questo sviluppo.

La parola poi è passata a Giovanni Notarnicola, Associate Partner di Porsche Consulting, che è entrato nel cuore del seminario trattando “La ricetta per una trasformazione di successo nell’era digitale” secondo il paradigma dell’Industria 4.0. Il suo intervento è iniziato con la storia della Porsche, nata con la volontà di costruire l’auto dei sogni nel Dopoguerra, seguita da una forte crisi negli anni ’90 che ne ha messo in discussione le basi. La rinascita è avvenuta con la fondazione di una società di consulenza il cui obiettivo è di migliorare la capacità di anticipare i cambiamenti, qualità ormai indispensabile per i manager di oggi.

“Porsche non è più solo un prodotto. Da automobile si sta estendendo a numerosi altri servizi”

Porsche è diventata un’azienda di mobilità in cui bisogna vedere tutto ciò che sta intorno all’automobile, comprese le possibili minacce, la cui trasformazione deve puntare sull’aumento del valore, della crescita e della digitalizzazione.

“Una crisi che ti mette in ginocchio ti dà in futuro la capacità di anticipare i cambiamenti, qualità che magari le nuove aziende di oggi non hanno”

Sfida ardua, ma riuscire a fare cose nuove mentre si continuano a fare quelle tradizionali è la base di questa sfida”.

La seconda sessione è proseguita con le testimonianze di tre eccellenze produttive emiliano-romagnole – Barilla, Automobili Lamborghini, System Ceramics – rappresentate, rispettivamente, da Antonio Copercini (Chief Supply Chain Officer), Ranieri Niccoli (Chief Manufacturing Officer) e Franco Stefani (Chairman).

Ognuno di loro ci ha raccontato la sua interpretazione di Industry 4.0.

Antonio Copercini, partendo dell’origine dell’innovazione che ritrova negli scrittori di fantascienza, capaci di immaginare macchine intelligenti e robot in grado di interagire tra loro.

“Uno dei pensieri forti che abbiamo in azienda è che il futuro non deve essere qualcosa che accadrà; il futuro è oggi”

Cosa c’entra tutto questo con Barilla? C’entra moltissimo” Per Barilla è fondamentale che avvenga il passaggio dalle tecnologie dei film fantascientifici a quelle reali, che possono essere utili e abilitanti.

Ranieri Niccoli ha raccontato della crescita di Lamborghini grazie all’acquisizione da parte del gruppo Audi-Volskwagen che ha permesso la nascita del progetto Urus nello stabilimento di Sant’Agata a Bologna.

“Il Dna della sfida e dell’innovazione è rimasto dentro il marchio fin dalla sua nascita”

Da allora è partito un processo di trasformazione che nel tempo ha fatto di Lamborghini un esempio di industria 4.0, o di “manifattura 4.0” come ha affermato Niccoli, in cui applichiamo paradigmi di digitalizzazione all’artigianalità, fondendo manualità e innovazione attraverso la sostenibilità, la flessibilità e la modularità dei processi produttivi”.

Franco Stefani parla di “Modula” come iniziativa innovativa di intra logistica, un chiaro esempio di integrazione verso i nuovi sistemi digitali.

“Ho sempre voluto esplorare nuovi mondi, nuovi mercati. Esplorare cose nuove è bellissimo, quando si riesce a creare qualcosa di nuovo è ancora più bello.”

Modula è un esempio di Industria 4.0 grazie all’applicazione di “Internet of Things” che permette di collegare in modo rapido tra loro macchine e uomini attraverso una rete virtuale con l’obiettivo di scambiarsi informazioni rilevanti sui prodotti e sul mercato.

La terza sessione ha avuto come oggetto il confronto fra il “modello di capitalismo tedesco”, conosciuto in tutto il mondo, e quello che anche nella letteratura economica internazionale è noto come “modello emiliano”. Il tema è stato affrontato grazie all’intervento di Patrizio Bianchi, Assessore della Regione Emilia-Romagna al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, università, ricerca e lavoro, Peter Kurth, Presidente BDE, Federation of the German Waste, Water and Raw Materials Management Industry ed Erwin Rauhe, Presidente della Camera di Commercio Italo-Germanica.

Patrizio Bianchi ha spiegato il forte interesse della Germania verso le aziende italiane perché “ci sono competenze che non ci sono da altre parti”, nonostante l’interscambio tra Emilia-Romagna e Germania sia ancora troppo basso.

“Mai nella storia dell’umanità abbiamo avuto tanta potenzialità scientifica come in questo momento. Ma mai abbiamo avuto tanti problemi come quelli che abbiamo oggi.”

Ci sono però tanti casi di successo come ad esempio Chiesi che rappresenta la dimostrazione fondamentale del passaggio 4.0 dalla medicina alla terapia.

I tre temi cruciali della vita della nostra società sono educazione, crescita ed eguaglianza. Il 4.0 è passare dal volume al valore. L’asse Italia-Germania-Spagna-Francia deve mettere al centro le Università.

Per Peter Kurth comprendere l’industria 4.0 vuol dire sfruttare le risorse, non consumarle.

“Per creare un’economia circolare ci serve uno stato forte che formuli leggi chiare e obiettivi ambiziosi”

È necessario lo sviluppo di un’economia ambientale che sappia raggiungere risultati nel lungo termine, non solo per la Germania, ma con una prospettiva europea e mondiale.

“Industria 4.0 vuol dire creare un’economia da lasciare in eredità ai nostri figli”

Erwin Rahue ha seguito l’onda di Kurth affermando la necessità di andare sempre di più verso processi di economia circolare in cui la manifattura deve essere la forza trainante per trovare modelli compatibili con l’industria e con l’ambiente all’insegna della Green Economy.

“Sono fiducioso sugli investimenti delle aziende. Non c’è un grande rallentamento economico, ma un grande interesse delle aziende italiane”

La conclusione del seminario è stata tenuta da Romano Prodi, Presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i popoli e già Professore ordinario di Economia e Politica Industriale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.

Il professor Prodi ha raccontato come lo sviluppo italiano si sia ispirato a quello tedesco per cui anche nel modello emiliano troviamo molte imprese ben collegate anche se di modesta importanza.

“Il modello Emiliano è un esempio di forza economica dove piccoli pezzi collegati efficacemente creano una grande struttura”

Sia Italia che Germania hanno però un punto debole: vi è scarsa manodopera specializzata e se “ottimizziamo le nostre diversità e massimizziamo le nostre capacità possiamo fare molto progressi in avanti”.

 

Guarda tutte le foto dell’evento in questo link

 

 

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