1.  FACEBOOK INSIEME A LUXOTTICA PER REALIZZARE NUOVI SMART GLASSES

1. FACEBOOK INSIEME A LUXOTTICA PER REALIZZARE NUOVI SMART GLASSES

Di Lyubomir Lazarov
Tempo di lettura: 3 minuti

Facebook starebbe lavorando ormai da due anni, nei suoi stabilimenti di Redmond (Washington), alla realizzazione degli occhiali con realtà aumentata, però la difficoltà nel progetto ha spinto la società di Menlo Park a chiedere aiuto.
Ecco cosa ci faceva il CEO Mark Zuckerberg, nel Bellunese lo scorso maggio, alla corte di Leonardo del Vecchio, presidente di Luxottica.
Come riporta la CNBC, Facebook e la casa madre dei Ray-Ban avrebbero stretto una partnership per la realizzazione degli smart glasses con la realtà aumentata che dovrebbero essere pronti per il commercio tra il 2023 e il 2025, secondo fonti interne.
Facebook si è rifiutata di commentare mentre da parte di Luxottica, per ora, non giungono dichiarazioni ufficiali. Però le fonti sono molto affidabili quindi aspettiamo solo una conferma da parte delle due aziende che sicuramente vorranno tenere il progetto al più lungo possibile segreto, in modo da evitare fughe di informazioni. 

Smart Glasses innovativi con realtà aumentata

Fonte: Getty images

Il progetto, secondo fonti interne, è denominato “Orion” ma non sappiamo se verrà commercializzato con questo nome o se verrà trovato qualcosa di più accattivante.
Nel prossimo futuro, questi occhiali sostituiranno gli smartphone, consentendo di ricevere chiamate, mostrare informazioni agli utenti in un piccolo display montato direttamente sulla lente che sarà controllato e gestito da un assistente vocale di intelligenza artificiale. Infatti, all’inizio di quest’anno, è stato riferito che Facebook stava già lavorando a un proprio assistente vocale per competere con Alexa di Amazon, Siri di Apple e con l’Assistente di Google.
La società di Mark Zuckerberg è al lavoro da almeno due anni per sviluppare questo progetto nei suoi Reality Labs a Redmond. Lo sviluppo però non è di facile realizzazione proprio per questo  l’azienda si è affidata un partner molto più esperto nel settore.L’idea è che il prodotto non deve essere solo funzionale e innovativo, ma anche leggero, compatto e alla moda. Ed è qui che entra in campo Luxottica che vanta un’esperienza unica nel settore degli occhiali da sole/vista. 

Ragazza con occhiali smart

Fonte: psbprivacyesicurezza.it

Il mercato di questi weareble (dispositivo indossabile) però finora non è mai “esploso”, anzi si è mostrato molto schivo e diffidente. Tuttavia, Mark Zuckerberg ha un forte interesse a portare a termine il progetto tanto da chiedere al capo dell’hardware Andrew Bosworth di dare la priorità ad “Orion”.
Come andrà a finire? Per conoscere la risposta non ci resta che aspettare!

 

 

5. “ESCAPE THE CLOWN”: BURGER KING SFRUTTA IL FILM “IT” SBEFFEGGIA MC DONALD’S

5. “ESCAPE THE CLOWN”: BURGER KING SFRUTTA IL FILM “IT” SBEFFEGGIA MC DONALD’S

Di Simona Spoto
Tempo di lettura: 2 minuti

Tutti siamo a conoscenza dell’uscita del lancio del nuovo film “IT” di Stephen King che ha gettato le basi per la costruzione della nuova campagna pubblicitaria di Burger King.
Ancora una volta quest’ultimo non ha esitato a cogliere l’occasione per stuzzicare il suo diretto compettor Mc Donald’s attraverso la sua associazione ai clowns.
E’ così che nasce la campagna pubblicitaria #EscapeTheClown con lo scopo di attirare i clienti della catena rivale nei propri punti vendita. 

Fonte:insidemarketing.it

Chi non avrebbe colto l’occasione di avere un Whopper a solo 1 centesimo?
L’unica condizione? Fuggire dal clown in pochissimo tempo.
Oltre a richiamare il personaggio mostruoso del film, chiaro era il riferimento alla nota mascotte del rivale, Ronald Mc Donald.
Burger King ha quindi inserito di nascosto un annuncio in una rivista a tema cinematografico che McDonald’s pubblica ed è disponibile nei suoi ristoranti.
I visitatori di McDonald’s ricevevano delle pubblicità geotargetizzate, tramite Facebook o Instagram, che li invitavano ad usare l’app MyBK per scansionare l’annuncio sulla rivista.
Dopodiché venivano portati in una realtà aumentata: sullo schermo appariva un pulsante con la scritta “Escape the Clown”, il quale una volta premuto avrebbe fatto scattare il countdown che li avrebbe fatti correre da Burger King a ritirare il Whopper prima della scadenza del tempo. Inoltre l’applicazione della catena mostrava all’utente i possibili percorsi più veloci per raggiungere il punto vendita Burger King più vicino così da arrivare in tempo davanti la cassa ed usufruire dell’offerta.

Ma già una volta Burger King ha usato il film per trollare il suo più famigerato concorrente, attraverso una strategia di publicity stunt messa in atto nel 2017 in occasione dell’anteprima di “IT”.
Alla fine del film, immediatamente prima dei titoli di coda, è apparso un messaggio sullo schermo: “La morale della favola è… non fidarti mai di un pagliaccio”, seguito dal logo di Burger King. 

Fonte: brand-news.it

 

1. IL FUTURO E’ IN STREAMING

1. IL FUTURO E’ IN STREAMING

di Federica Montalbano
Tempo di lettura: 3 minuti

Vi ricordate quando nel lontano 2007 la Wind offriva 4000 sms per 2 € al mese? Se sei del sud e a quell’epoca ti aprivi al mondo della telefonia mobile, in questo momento starai sorridendo pensando a tutti i messaggi che inviavi ai tuoi amici abbreviando con “XD” e “tvtttttb”. Per gli amici del nord invece la compagnia telefonica che dominava il mercato era la Vodafone con l’opzione Infinity o la Tim Young. La particolarità di queste offerte era che per poter usufruire di questi vantaggi tutti i tuoi amici dovevano avere la tua stessa compagnia telefonica, così al sud dominava la Wind e al nord la Vodafone. Se non eri Wind nel meridione eri uno sfigato isolato dal resto del mondo, viceversa se non eri abbonato con la Vodafone al settentrione non eri nessuno. L’Italia è sempre stata spaccata a metà per la cultura, le tradizioni e a quanto pare anche per la compagnia telefonica prediletta. Adesso quanti di noi utilizzano i vecchi e cari sms? I nativi digitali conoscono solo WhatsApp o Telegram e senza i nostri GB ci sentiamo persi. Così, fra qualche anno, noi ricorderemo con un po’ di malinconia quando ci sedevamo davanti la tv e guardavamo tutte le innumerevoli pubblicità di un film in prima visione.

Dopo l’arrivo di Netflix, i millennials e la nuova generazione Z, non fanno altro che guardare serie tv e film prodotti e distribuiti dal colosso dello streaming. Perché se nel 2007 eri fuori dal mondo se non avevi l’abbonamento per gli sms, nel 2019 sei fuori dal mondo se non hai l’abbonamento Netflix. Per tutta l’estate non si è fatto altro che parlare delle ultime stagioni cult prodotte dal colosso americano dello streaming: Stranger Things, La casa di Carta, Dark e qualche giorno fa è stata annunciata l’uscita del film “El Camino” tratto dalla serie cult Breaking Bad. Da almeno dieci anni il settore della distribuzione video in streaming on demand ha avuto una crescita repentina, tanto da essere considerato uno dei mercati con la crescita più rapida della storia dell’intrattenimento. Se prima venivamo intrattenuti da spettacoli televisivi, film e serie tv da una puntata a settimana, adesso invece abbiamo tutti i film che vogliamo, quando e dove ci viene più comodo e non dobbiamo aspettare una settimana per vedere la puntata della serie che stiamo seguendo. Amazon, il colosso dell’e-commerce, non è rimasto fuori da questo mercato e ha lanciato il servizio Amazon Prime Video. Questo servizio raccoglie oltre cento milioni di utenti derivanti dagli abbonamenti Amazon Prime.

Il mercato dello streaming on demand non gode di concorrenza perfetta e si fa a gara a chi ha il prezzo più basso e a chi riesce ad accaparrarsi la fetta maggiore della torta degli innumerevoli clienti ormai stufi di essere interrotti dalla pubblicità mentre si stanno rilassando sul loro divano al termine di una giornata stressante. Il colosso di Cupertino non è rimasto a guardare i mutamenti che il settore dell’intrattenimento sta effettuando e si prepara a scendere in campo.

theweek.com

Da quanto riportato dal Financial Times, Apple, avrebbe deciso di creare una nuova piattaforma video in cui lanciare i contenuti originali prodotti da loro alla modica cifra di 6 miliardi di dollari. Agli albori di questa idea, Apple avrebbe dovuto investire 1 miliardo per i contenuti della nuova piattaforma, l’aumento dell’investimento presume che il colosso di Cupertino guidato da Tim Cook, voglia imporsi nel breve tempo nel mercato dello streaming come protagonista. La prima serie originale prodotta per la nuova piattaforma, “The Morning Show”, vedrà come protagonisti Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell; secondo il Financial Times è già costata diverse centinaia di migliaia di dollari alla Apple. Per un singolo episodio di questo show, la società avrebbe messo a disposizione più di quanto pagato da Hbo per ogni puntata del Trono di Spade. Un investimento importante quello della Apple, che punta a conquistare anche il mercato dello streaming on demand, offrendo sempre più servizi ai suoi clienti. La piattaforma di streaming della Apple dovrebbe debuttare negli Stati Uniti ad un costo di 9,99 dollari al mese e il lancio dovrebbe avvenire nei prossimi due mesi. Il tutto due mesi prima del lancio della piattaforma streaming della Disney prevista per il 12 novembre in tutto il Nord America al costo di 6,99 dollari al mese.

smartworld.it

Ebbene sì, anche la Disney si lancia in questo nuovo mercato dello streaming giocando sull’emotività dei suoi consumatori nel poter rivivere i bei momenti dell’infanzia con i propri cartoni preferiti o, anche grazie all’acquisizione della Fox, nel rivivere le avventure degli eroi della Marvel. Disney+ dopo la sua presentazione il 12 novembre, sarà disponibile da subito negli Stati Uniti, Canada e Olanda. The Walt Disney Company più che sul prezzo, fa leva sulla library che oltre ai contenuti storici della casa d’animazione cinematografica, conta anche i film della Marvel, della Pixar, Star Wars di cui controlla i diritti e i documentari di National Geographic. Il lancio della piattaforma in Nuova Zelanda e Australia avverrà il 19 novembre, mentre in Italia dovremo aspettare ancora un altro po’. La pagina italiana di Disney+, ha invitato i clienti ad iscriversi alla loro newsletter per restare aggiornati sul lancio della nuova piattaforma streaming prevista per il 2020.

Dal lancio di Netflix ad oggi, è cambiato il modo di intrattenerci davanti alla tv e di gustarci i film in compagnia. I consumatori richiedono servizi e non vogliono perdere tempo davanti alle pubblicità su cui spesso abbassiamo il volume della tv. Le aziende si sono dovute adattare e sulla scia del colosso americano dello streaming, anche gli altri partono alla conquista di questo nuovo mercato. Chi sarà il Re indiscusso di questo settore di business? Resterà Netflix a dominare la scena come la Nutella con i suoi competitor o si farà spodestare dagli altri che puntano sull’emotività dei propri clienti? Perché alla fine, ciò che spinge i consumatori all’acquisto è l’emozione di vivere momenti magici o di rivivere momenti che fanno riaffiorare in noi la nostra giovinezza. Quanti alla vista del remake del Re Leone al cinema non sono tornati indietro negli anni e si sarebbero messi a cantare noncuranti delle persone intorno a sé? Dal 2020 potremo tranquillamente cantare a casa tutte le canzoni che ci hanno sempre accompagnato al prezzo di 6,99 dollari al mese.

2. FERRARI VS PHILIPP PLEIN: E’ GUERRA FREDDA TRA LA CASA DI MARANELLO E LO STILISTA TEDESCO

2. FERRARI VS PHILIPP PLEIN: E’ GUERRA FREDDA TRA LA CASA DI MARANELLO E LO STILISTA TEDESCO

di Roberto Faraci
Tempo di lettura: 3 minuti

Auto e moda non vanno sempre d’accordo, e a dimostrarlo ci pensano la casa di Maranello e il noto stilista tedesco Philipp Plein, ai ferri corti dalla fine di luglio a causa di una serie di battaglie social-legali di cui milioni di followers sono a conoscenza: il “campo di battaglia” è, per l’appunto, Instagram, il social più utilizzato di questi anni. Ma come si è arrivati a tanto? 

Sneakers/Ferrari: i post su Instagram

A scatenare il tutto è stata la foto pubblicata da Plein su Instagram in cui si possono notare un paio di MoneyBeast, sneakers dello stilista in edizione limitata dal modico prezzo di 5.000 euro. Le sneakers sono poggiate su una Ferrari verde, in pendant con le calzature.

ilfattoquotidiano.it

Ma non solo. La ciliegina sulla torta sarebbero stati alcuni video in cui vengono riprese due modelle in bikini impegnate a lavare il parco auto dello stilista (nel quale, accanto a numerose moto e ad una Lamborghini, è presente proprio la Ferrari verde); il tutto condito dalle sneakers poggiate sui vari cofani delle macchine.

La lettera di diffida della Ferrari

La reazione della casa di Maranello di fronte a questi post non si è fatta attendere di certo e, tramite i suoi avvocati, ha inviato una lettera di diffida a Plein. Ma grazie alla poca discrezione che caratterizza da sempre il noto stilista, la lettera è stata pubblicata per intero sui social, ancora una volta, ovviamente, su Instagram. “I simboli della Ferrari nelle immagini sono associate a uno stile di vita assolutamente non conforme a come il marchio è percepito dal pubblico, con performer (le suddette fanciulle) che si esibiscono in gesti sessualmente espliciti, usando l’auto come un accessorio in un modo che è di per sé di cattivo gustoQuesto atteggiamento danneggia il buon nome della Ferrari, e provoca anche danni materiali. Infatti, la non richiesta associazione tra il brand Ferrari e le scarpe di Philipp Plein (nonché il discutibile modo in cui queste vengono promosse) interferisce con i diritti della Ferrari e con le sue licenze, le uniche linee autorizzate a utilizzarne loghi e nome”. Infine, la lettera invita lo stilista tedesco ad eliminare i post incriminati entro 48 ore.

economiafinanzaonline.it

La risposta di Philipp Plein

Che lo stilista non abbia apprezzato la lettera di diffida lo si poteva intuire dall’utilizzo delle gif dei pagliacci nel post di condivisione della lettera stessa, ma c’è molto di più. Plein si è detto amareggiato, scioccato e infuriato per un simile trattamento: Il ceo Louis C. Camilleri dovrebbe pensarci due volte prima di lasciare che i suoi avvocati mandino una lettera come questa a un prezioso cliente che ha acquistato 4 Ferrari nuove di zecca negli ultimi 10 anni! Sono ancora senza parole sul comportamento poco professionale e aggressivo dell’azienda Ferrari nei confronti dei suoi clienti. Anche io ho pagato di persona per la mia auto! Non rimuoverò le foto e inizierò un’azione legale contro la società Ferrari per questo comportamento non professionale. Mi aspetto delle scuse ufficiali da Louis C. Camilleri!”.

Forbes.it

Ad ultimatum scaduto, le foto delle sneakers sulla Ferrari verde sono state rimosse, anche se Philipp Plein non arretra di un metro per quanto riguarda la sua visione della situazione: “Nessuno ha bisogno di Ferrari ma Ferrari ha bisogno dei suoi clienti! Nessun marchio può acquistare i suoi clienti, ma i clienti possono scegliere quale prodotto e marchio acquistare!! I clienti sono sempre più potenti del marchio perché decidono sul futuro successo e le entrate del brand”. A conferma della linea dura tenuta dallo stilista, le parole del suo legale Carmine Rotondaro, che afferma: “Nella lettera si parla di danni materiali: e come si quantificherebbero?”, prosegue Rotondaro. “Noi non arretriamo. Anche perché, dovessimo finire davanti a un giudice, sarà interessante vedere come e con quali parametri si dovrà definire cosa sia o meno sconveniente per la società.

3. QUANDO IL MARKETING ESAGERA. AMAZON GENERA IL CAOS IN USA

3. QUANDO IL MARKETING ESAGERA. AMAZON GENERA IL CAOS IN USA

di Roberta Signorino Gelo
Tempo di lettura: 2 minuti

Chi non ha mai sognato di tornare indietro nel tempo e vivere nella scintillante America degli anni ’50?
I diner e le loro insegne al neon, i vestiti a pois, i juke box, le giacche di pelle e il rock’n’roll. Sono anche gli anni in cui il consumismo esplode, e Amazon questo lo sa bene. Il gigante del commercio fondato da Jeff Bezos, che ormai da anni oltre a consegnarci pacchi in tempo record ci intrattiene con il suo servizio video on demand Prime Video, ha ben pensato di esordire con un’iniziativa di marketing non convenzionale per promuovere la nuova stagione di uno dei suoi contenuti esclusivi, Marvelous Mrs Maisel. Essendo infatti ambientata in quel periodo, quale modo migliore per questa serie di festeggiare le recenti 20 nomination ricevute per i prossimi Emmy Awards se non quello di riportare la città californiana di Santa Monica ai prezzi del 1959?

 “2019 meets 1959” si legge dal tweet dell’account ufficiale @MaiselTV. 

twitter.it

Esso comunica ai cittadini di approfittare del #MaiselDay, giorno in cui grazie a delle convenzioni è stato possibile acquistare biglietti per il cinema, bibite e camere d’albergo ai prezzi di ben 60 anni fa: i residenti e chiunque altro si trovava dalle parti di Santa Monica sono letteralmente rimasti entusiasti dell’iniziativa e l’engagement sui social network, primo fra tutti Twitter, è massimo.
Ovviamente, per far sì che tutto sia il più realistico possibile, Amazon ha incluso tra i beni e servizi oggetto della promozione anche la benzina ed è qui che forse le conseguenze sono state sottovalutate.
Probabilmente l’inconveniente più grave di una iniziativa promozionale è che la promozione in sé riceva più eco del concetto che si vuol comunicare, e in questo caso agli automobilisti della zona è importato ben poco della serie tv dopo aver visto la benzina in vendita a 30 centesimi di dollaro al gallone (quasi 4 litri) nelle stazioni di servizio Chevron. 

repubblica.it

I risultati sono stati file di auto lunghissime, caos e l’intervento finale della polizia, la quale si è occupata del traffico diventato ingestibile tra Lincoln Boulevard e Michigan Avenue. Amazon ha poi fronteggiato ulteriormente la situazione inserendo fasce orarie e limitazioni per poter beneficiare della promozione. 

Tutto sommato si può affermare comunque che la trovata pubblicitaria ha avuto l’esito sperato, grazie soprattutto al tempestivo intervento dell’impresa ideatrice. Sono ormai tantissime le aziende che fanno ricorso alle campagne più bizzarre per promuovere i loro prodotti e aumentare l’awareness dei loro brand, e d’altronde, dopo il dito medio simbolo di Piazza Affari a Milano preso letteralmente sotto assedio dalla banda de “La Casa di Carta” ad opera di Netflix o l’introduzione di manichini Plus size e paralimpici nello store Nike di Londra per promuovere le diversità nello sport, in realtà non stupisce affatto una iniziativa del genere.

Siamo dinanzi ad una vera e propria battaglia creativa, ma in realtà si sa, la creatività è da sempre una componente imprescindibile del marketing.


Cos’altro escogiteranno le aziende per sorprendere ancora il vasto pubblico di consumatori?

 

4. TEMPORARY SHOP: DAL WEB ALLA REALTA’

4. TEMPORARY SHOP: DAL WEB ALLA REALTA’

di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 3 minuti

Temporary Shop, noti anche come “pop-up shop”, sono negozi temporanei che consentono ai brand di collocarsi nei luoghi centrali di una città e di espandere il proprio business per un limitato periodo di tempo.

Molti marchi, grandi e piccoli, decidono di optare per questo nuovo concetto di vendita al dettaglio che garantisce ottimi vantaggi commerciali e di redditività, nonché un grande impatto positivo sull’immagine della marca.

Perché scegliere questa formula? Quali sono i vantaggi rispetto a un negozio tradizionale?

Si tratta di marketing esperienziale (incentrato sulla valorizzazione dell’esperienza di consumo del cliente al fine di trasmettere un valore aggiunto connesso con l’acquisto del prodotto) che offre alle aziende un canale di vendita diretta, che consente di fidelizzare la clientela e offre la possibilità di scoprire nuovi mercati.

L’esperienza all’interno di un pop up shop è più simile a quella di un evento, dove tutto è in movimento e ogni dettaglio è scelto per stupire. Rappresentano un mix tra online ed offline, in quanto le vendite online sono un mercato in crescita, ma i consumatori hanno ancora voglia di sperimentare un marchio prima di affidarsi all’acquisto online.

Lanciare un temporary shop permette di raggiungere nuovi clienti senza l’investimento necessario per aprire un negozio permanente.

Nel momento in cui si apre un negozio temporaneo si instaurano relazioni e interazioni con numerosi soggetti che potrebbero essere clienti, ma anche fornitori, agenti, operatori nel campo del marketing, con i quali diventerà più facile creare un network su cui fare affidamento per creare e migliorare la brand image oltre che per costruire su basi più solide un’eventuale attività fissa, qualora questa rientri nei propri progetti.

Quindi, l’elemento di sorpresa regala al pubblico un’esperienza unica e irripetibile e consentono al brand di realizzare diversi obiettivi:
– il lancio di un nuovo prodotto;
– un test di mercato prima di una presentazione ufficiale;
– la creazione di un legame tra cliente e marchio;
– il consolidamento della presenza del brand.

Quali sono le caratteristiche che un pop up shop deve avere per essere di successo?

Luigi Sghinolfi, titolare dell’agenzia immobiliare LS Holding Real Estate e proprietario di Spazio Promozionale da oltre 10 anni, ha raccontato a Mark Up le peculiarità e gli elementi essenziali per un pop up store di successo.

  • la posizione;
  • ampie vetrine;
  • spazi interni ben distribuiti;
  • ottima impiantistica (illuminazione, impianto di condizionamento, sistema di sicurezza, ecc..)

Tra queste, «la posizione è ancora la variabile principale» ma «la location non basta, in quanto anche un’attività temporanea con affaccio su piazza del Duomo a Milano deve essere preparata, deve essere comunicata, si deve creare una notizia, incuriosire, ma dare anche un contenuto con un’esperienza.»
I pop up più amati ed acclamanti

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Il caso Friends

Friends compie 25 anni e per celebrare l’anniversario a New York apre un pop up store. Lo spazio verrà inaugurato a ed è curato dalla Warner Bros., aprirà il 7 settembre e sarà aperto per un mese.
La parte dedicata alla full immersion ricrea anche il set, ossia l’appartamento a New York di Joey e Chandler e il bar Central Perk.
Friends fu creata da David Crane e Marta Kauffman e trasmessa su NBC dal 22 settembre 1994 al 6 maggio 2004 per un totale di dieci stagioni. La serie ruota attorno a un gruppo di sei amici a Manhattan, i ragazzi Ross, Chandler e Joey, e le ragazze Rachel, Monica e Phoebe.
Il pop-up store di Friends conterrà non solo numerosi oggetti di scena e alcuni dei costumi indossati dai protagonisti della serie, ma darà anche la possibilità ai fan più accaniti di conoscere alcuni trucchetti utilizzati da Monica per tenere la casa sempre pulita (del resto lei era fissata con l’ordine), dando anche la possibilità di sbirciare tra gli oggetti preferiti di Phoebe (tra i quali non potrà mancare la sua mitica chitarra con la quale ha intonato migliaia di volte la sua indimenticabile hit Gatto Rognoso).

(https://www.instagram.com/p/B0jaFO5ASj7/?utm_source=ig_embed
https://www.instagram.com/p/B0gSxK_DD9s/?utm_source=ig_embed)

Il Caso Facebook

Facebook aveva già avviato la sua campagna di pop-up store già nel 2018 durante il periodo natalizio.
L’obiettivo era quello di portare nei negozi fisici i prodotti di piccole imprese e aziende nate e affermatesi online che hanno avuto più successo sulle piattaforme social di Zuckerberg, collaborando a stretto contatto con la grande catena di distribuzione Macy’s ha adottato la formula del pop-up store.

Tra i marchi che partecipano a questa iniziativa non sono presenti solamente attività commerciali ma anche piccole realtà no-profit come Two Blind Brothers, con lo scopo di finanziare la ricerca contro la cecità attraverso la vendita di abbigliamento e Love Your Melon, brand dedicato alla lotta ai tumori pediatrici. Ma chi visiterà gli spazi predisposti presso gli store di Macy’s potrà anche acquistare i prodotti di Charleston Gourmet Burger Company, una piccola azienda di salse per barbecue che è riuscita a espandere il proprio business in tutto il territorio Usa.

Non è escluso che Facebook possa sfruttare questa esperienza per seguire le orme di Amazon, il colosso dell’e-commerce, che ha allargato progressivamente la sua attività anche nello spazio offline con librerie, negozi pop-up e 4-star, insieme a supermercati ipertecnologici come Amazon Go.

L’azienda di Mark Zuckerberg potrebbe essere interessata ad avere dei punti vendita per i suoi prodotti come i visori di realtà virtuale Oculus e il dispositivo Portal (smart display della linea Portal per le smart home) e a cercare di trasformare l’enorme bacino di utenza delle piattaforme social in clientela per il business dei negozi fisici.

repubblica.it

Un pop-up store di Facebook dentro Macy’s
Ma Facebook quest’estate si è spinta oltre creando il primo pop-up cafè, bar ad apertura temporanea.

repubblica.it

Travolto dalle polemiche su come ha gestito la privacy dei propri utenti, Facebook si prepara ad aprire cinque bar temporanei nel Regno Unito. L’obiettivo è offrire alle persone dei checkup sulla privacy. Reduce da un maxi patteggiamento per via dello scandalo di Cambridge Analytica, il social network ha tenuto aperto un Facebook Café a Londra il 28 e 29 agosto.

Gli altri pop-up store saranno aperti tra il 28 agosto e il 5 settembre in altre località della Gran Bretagna invitando la popolazione britannica a controllare quanto la loro privacy sui social sia a rischio o meno sorseggiando gratuitamente un drink.

Una recente indagine ha svelato che un quarto degli inglesi (il 27% per la precisione) non ha la minima idea di come personalizzare e configurare le impostazioni della privacy su Facebook tralasciando, di fatto, qualsiasi protezione delle proprie informazioni.
Interpellato da Mashable, Steve Hatch, vicepresidente della piattaforma per l’area nord Europa, ha commentato: “È normale preoccuparsi di chi può vedere cosa condividiamo sui social media, ma non tutti sanno come fare. Per questo motivo abbiamo reso la personalizzazione della privacy veloce e semplice”.

Quindi non ci resta che aspettare gli effetti delle lezioni al bar.

(https://www.elledecor.com/it/lifestyle/a28771444/facebook-cafes-bar-pop-up-privacy/)

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