2. SPOTIFY LANCIA ” YOUR DAILY DRIVE”:  UN NUOVO MODO DI VIVERE LA RADIO

2. SPOTIFY LANCIA ” YOUR DAILY DRIVE”: UN NUOVO MODO DI VIVERE LA RADIO

Di Roberto Faraci
Tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte ti sarà capitato di essere alla guida prima di recarti a lavoro, all’Università o magari al cinema, e trovare casualmente uno dei tuoi pezzi musicali preferiti proprio quando sei giunto a destinazione? E in quante occasioni non hai aperto lo sportello dell’auto fino alla fine della canzone? Se la tua risposta è stata “Sempre”, non ne siamo sorpresi, e neanche Spotify.

Fonte: bigbizstudio.com

Un problema, una soluzione!
La piattaforma per lo streaming musicale più famosa al mondo, Spotify, ha analizzato un problema che probabilmente accomuna tutti noi: il bisogno fisiologico di ascoltare i nostri brani musicali o podcast preferiti durante i nostri viaggi quotidiani in auto, men che meno se la nostra destinazione è l’ufficio o l’azienda dove lavoriamo. Ognuno di noi ha quel bagaglio di brani o podcast che rappresenta un motivo di svago, relax o adrenalina prima di affrontare una lunga giornata lavorativa. L’idea è arrivata da una semplice intuizione di cui non parliamo mai, ma che accomuna tutti noi: proprio la voglia che la canzone finisca prima di iniziare qualunque altra cosa. Per questo, con il solito umorismo di Spotify, abbiamo voluto ricordare alla gente che anche guidare può essere una bella esperienza con la colonna sonora perfetta” – ha affermato Alex Bodman, direttore creativo di Spotify.

Fonte: adage.com

 

Tradizione e innovazione
Lo si sente dire spesso, il modo più immediato per avere successo è “un occhio al passato e uno al futuro”. Spotify ha ragionato proprio così. Quando ascoltiamo la radio, un ruolo chiave è giocato dalla fortuna: beccare il nostro brano preferito o una notizia che può interessare non è facile, e il più delle volte si rischia di trascorrere il viaggio in macchina con la speranza che quel momento arrivi, ma l’unica cosa a cui si giunge è la destinazione. Spotify, è noto, conosce esattamente i nostri gusti e le nostre preferenze: Daily Mix e Discover Weekly sono solo due degli esempi più conosciuti. Ma se fino ad ora abbiamo sempre pensato di non poter mai avere un mix creato appositamente per i nostri viaggi in auto, ci sbagliavamo di grosso: “Your Daily Drive” è come una radio creata apposta per noi.

Your Daily Drive
Uno dei punti di forza del colosso di streaming musicale è sicuramente la capacità di innovare e differenziarsi continuamente dalla concorrenza. Spotify non si accontenta mai, nemmeno dopo il primo trimestre di questo 2019, che ha registrato oltre 100 milioni di abbonamenti su un totale di più di 215 milioni di utenti in tutto il mondo. Ed ecco che la società continua a sperimentare, e lo fa creando continuamente playlist innovative e sempre più personalizzate: Your Daily Drive è l’ultima creazione di Spotify, attualmente disponibile solo negli Usa

Fonte: idownloadblog.com

 

Questo nuovo mix personalizzato di brani musicali e podcast, oltre a rendere unico, come già detto, un quotidiano viaggio in automobile, permette alla piattaforma di puntare in maniera dirompente proprio sui podcast, obiettivo dichiarato già da diversi anni. A livello economico, è previsto nel 2019 una spesa di ben 500 milioni di dollari.
Il nuovo esperimento sta riscuotendo un buon successo in America, e la nostra speranza è chiaramente la possibilità di sfruttare i suoi benefici anche in Italia, in quanto, come ha affermato il responsabile di Marketing di Spotify, June Sauvaget, “guidare e ascoltare musica o notizie è una routine universale per un grandissimo numero di persone“.

 

 

 

3. CAPI VERDI E TRASPARENTI, LE NUOVE FRONTIERE DELL’ECO-FASHION

3. CAPI VERDI E TRASPARENTI, LE NUOVE FRONTIERE DELL’ECO-FASHION

Di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 5 minuti

In una società in cui l’atteggiamento eco-friendly ha preso piede in ogni ambito, è giusto dedicare attenzione anche ad ambito che riguarda tutta la popolazione: la moda.
Avete mai pensato che anche i nostri abiti inquinano? Soprattutto quelli di fast-fashion.
Come la maggior parte dei prodotti che quotidianamente utilizziamo, anche i nostri abiti sono ormai fabbricati con microplastiche.
Il lavaggio di tessuti sintetici rappresenta una delle principali sorgenti di microplastiche che arrivano ai mari. Questo perché alcune microfibre rilasciate dai vestiti nelle acque di scarico riescono passano attraverso i filtri e gli impianti di depurazione e raggiungono l’ambiente.
Una buona fetta (dal 15 al 30%) delle microplastiche negli oceani sono quelle cosiddette primarie, cioè quelle che arrivano già frammentate in strutture di dimensioni microscopiche. La fonte principale delle microplastiche primarie è proprio il lavaggio di capi sintetici, un dato riconosciuto da vari studi (Consiglio nazionale delle ricerche – CNR).  Il processo di lavaggio con lavatrici di uso domestico, infatti, contribuisce per il 35% del rilascio di queste sostanze.

A tal proposito si è appena concluso il G7 che ha visto nascere anche il Fashion Pact, che vede impegnate 32 aziende che si dedicheranno a rivedere i processi produttivi e diminuire l’impatto di una delle industrie più inquinanti al mondo

Fonte: insidemarketing.it

I tre obiettivi che caratterizzano l’accordo riguardano il clima, la biodiversità e gli oceani. I marchi che hanno sottoscritto il patto si impegneranno per:

  • l’approvvigionamento di materie prime sostenibili;
  • l’adozione di energie rinnovabili nei vari processi produttivi e lungo tutta la filiera;
  • l’introduzione di materiali innovativi la cui produzione non comprometta le specie vegetali e animali; 
  • la promozione di un modello di consumo più sostenibile.

QUINDI, COS’È L’ECO-FASHION?
Moda realizzata con materiali ecologici e con metodi di lavorazione ecocompatibili.
Nello specifico, la definizione “eco-fashion” non indica solamente come avviene la filiera produttiva di abiti e accessori, ma opera nel completo e totale rispetto delle persone e dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e degli animali. L‘ecosostenibilità della moda si basa su principi chiari e ben definiti:

  • Condizioni di lavoro dei dipendenti e delle persone
  • Produzione etica
  • Diritti degli animali

COME SI DISTINGUONO LE AZIENDE GREEN, L’USO DELLA BLOCKCHAIN

Le aziende che decidono di mostrarsi eco-friendly possono affidarsi alla tecnologia della Blockchain, che permette la la tracciabilità di tutta la filiera produttiva raccontando la storia del prodotto, delle piccole imprese coinvolte e dell’azienda stessa.
La Blockchain si fonda sul valore della trasparenza in ogni nodo che lega i singoli processi produttivi, attraverso la garanzia di certificazioni di provenienza e di lavorazione, fino al prodotto finito.
In questo ambito, vengono promosse la tracciabilità dei capi, la sostenibilità ambientale e sociale, l’affidabilità a sfavore della contraffazione di un capo.
Tutta la storia del prodotto, diventa leggibile attraverso un microchip o un QR Code posto sull’etichetta del capo.
Tra i vantaggi rilevati di tale tecnologia, oltre a supportare le aziende nella creazione di sistemi di tracciabilità della filiera trasparenti e non modificabili, consente un controllo dei partner responsabili della distribuzione e un monitoraggio del mercato grigio, migliorando la fidelizzazione dei clienti e stabilendo una connessione diretta con i clienti. L’impossibilità di modificare il database può garantire, quasi nel 100 per cento dei casi, la provenienza dei beni.
Durante la Fashion Week di Milano, appena conclusa, è sbancata “A new awareness” una nuova piattaforma per la divulgazione e la promozione della sostenibilità ideata da  Marina Spadafora.
https://www.youtube.com/watch?v=-bscm3e_4kM

Il progetto oltre ad aver selezionato stilisti che si sono distinti per la loro creatività e carattere green.
Inoltre sono stati indotti consigli pratici su come riciclare i propri abiti e su come costruire un guardaroba sostenibile

Fonte: lifegate.it

 

Fonte: lifegate.it

 

L’Italia si sta muovendo nella direzione giusta per quanto riguarda la manifattura di filati e tessuti che vengono realizzati seguendo i protocolli della campagna Detox di Greenpeace e ZDHC (ovvero, “zero discharge hazardous chemicals”).
Abbiamo molte startup di successo che hanno inventato materiali sostenibili per la moda derivati da scarti riciclati tra le più note Orange Fiber.
ORANGE FIBER, IL PROCESSO SOSTENIBILE
Convertire i sottoprodotti dell’industria di trasformazione degli agrumi in tessuti sostenibili e innovativi è possibile. È quello che fa dal 2014 Orange Fiber, un’azienda siciliana fondata da Adriana Santanocito ed Enrica Arena.
Il processo innovativo ideato da Orange Fiber permette di trasformare gli scarti delle arance in tessuti di alta qualità.

ORANGE FIBER X H&M CONSCIOUS EXCLUSIVE COLLECTION
Tutta la qualità, l’innovazione e l’attenzione all’ambiente dei loro tessuti da agrumi per la Conscious Exclusive 2019, la collezione premium di H&M realizzata solo con materiali riciclati e sostenibili.
In linea con il proprio impegno per una moda più green e sempre attento alle innovazioni di settore, il brand svedese ha scelto Orange Fiber per creare un sofisticato top in stile boho, omaggio alla bellezza.

Fonte: orangefiber.it

ORANGE FIBER X FERRAGAMO
Dall’amore per l’innovazione, il design e la creatività italiana, nasce nel 2017 la Ferragamo Orange Fiber Collection.
Coerente al proprio motto, Responsible Passion, Salvatore Ferragamo ha colto per primo l’essenza e le potenzialità espressive del loro tessuto da agrumi ed insieme arricchito dalle preziose stampe del designer italiano Mario Trimarchi e interpretato dall’inconfondibile impronta stilistica di Salvatore Ferragamo per un’esclusiva collezione che celebra la creatività mediterranea.
L’obiettivo futuro delle fondatrici è di fare di Orange Fiber, il first mover italiano nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione green da fonti rinnovabili capace di dare nuova vita al comparto manifatturiero italiano e creare un marchio altamente riconoscibile e differenziato dagli altri, per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione.

Fonte: orangefiber.it

YATAY
Il marchio italiano attento all’ambiente e all’impatto delle lavorazioni sulle foreste,  ha realizzato le sue scarpe da ginnastica green.
Il brand utilizza materiali composti da fibre riciclate e resine a base biologica, poliuretano biodegradabile e cotone urbano, canapa italiana e zero solventi. Hanno inoltre un valore in più: un albero piantato ad ogni paio acquistato.

Fonte: charitystars.com

 

CUBITTS
Il brand di occhiali da sole londinese ha raccolto la sfida di trasformare alcuni materiali di scarto per realizzare montature di occhiali. CD, patate, scatole di plastica e alluminio hanno preso forma in bellissimi oggetti fatti a mano.
Cubitts sta indirizzando i suoi sforzi per diventare più sostenibile in ogni fase della sua attività, dal riutilizzo degli scarti di produzione alla riduzione degli imballaggi.

Fonte: thejackalmagazine.com

PATAGONIA – DON’T BUY THIS JACKET
La comunicazione di Patagonia, in ogni canale online e offline, persegue questo obiettivo e comunica, in modo anticonvenzionale, la sua identità eco-friendly.
Un esempio è stata campagna stampa contro il consumismo di massa del Black Friday nel 2011 “Don’t Buy this Jacket”. Patagonia invitava i lettori a non comprare una giacca nuova solo per lo sconto, ma a riflettere se ne avessero davvero bisogno. La produzione di abiti in eccesso grava infatti sulla sostenibilità ambientale e va quindi contro i principi di Patagonia.

Fonte: businessinsider.com

Non ci resta che prestare più attenzione a ciò che compriamo ed indossiamo.
Per concludere eccovi alcune le certificazioni che attestano un processo sostenibile dei capi:

  • GOTS (Global Organic Textile Standard), attesta la totale assenza di sostanze chimiche in ogni singolo passaggio della filiera produttiva, dalla produzione e lavorazione delle fibre tessili, sino all’etichettatura del prodotto finito. 
  • OCS (Organic Textile Standard) promossa dalla Textile Exchane garantisce la provenienza da agricoltura biologica delle fibre tessili impiegate e la loro tracciabilitá durante l’intero ciclo produttivo. 
  • GRS (Global Recycle Standard) certifica che le aziende produttrici fanno uso di materiale riciclati. 
  • ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) garantisce che i materiali dichiarati 100% riciclati siano effettivamente il prodotto di una lavorazione degli scarti basata su processi ecologici.
  • FSC (Forest Stewardship Council) fornisce garanzie sulla provenienza delle materie prime impiegate nel settore dell’abbigliamento da foreste gestite responsabilmente ed eticamente nel pieno rispetto dell’ambiente, dei lavoratori e delle popolazioni dei territori da cui vengono ricavate.

 

 

 

4. DIESEL: SOLTANTO L’ENNESIMA PROVOCAZIONE?

4. DIESEL: SOLTANTO L’ENNESIMA PROVOCAZIONE?

Di Giuseppe Samperi
Tempo di lettura: 3 minuti

Se non puoi batterli, unisciti a loro. Oppure puoi affrontare l’argomento prendendolo di petto con disinvolta ironia. È proprio quello che ha fatto Diesel.
Lo storico marchio del gruppo Otb si presenta al lancio della collezione autunno/inverno 2019 con la campagna “Enjoy before returning” ovvero “Godetevelo prima di restituirlo”.

Fonte: globestykes.com

Il brand di Renzo Rosso tratta una delle tematiche del momento nel mondo della moda: il wardrobing, ossia l’atto di acquisto di un capo d’abbigliamento, l’uso e il successivo reso con tanto di etichetta intatta. Il fenomeno, che spopola prevalentemente negli Stati Uniti e rappresenta un serio danno anche per i numerosi retailer europei, viene combattuto da Diesel in chiave provocatoria e anticonformista.
È di
Publicis Italia e del fotografo Angelo Pennetta la firma sull’irriverente spot, pubblicato dalla celebre casa di moda, in cui si vedono numerosi wardrobers intenti a stirare, ripiegare e non macchiare giubbotti, pantaloni e occhiali da sole, rigorosamente indossati con l’etichetta; il tutto immerso in un sound incalzante in linea con il tema trattato.
Curiosa è anche la scelta di inserire sopra la riproduzione del brano musicale una voce fuori campo che spiega la policy dei resi dell’azienda:

I prodotti devono essere presentati nelle stesse condizioni in cui sono stati ricevuti e i vestiti non devono presentare segni di usura che mostrino che sono stati indossati, lavati o danneggiati in qualche modo”.

La scelta di protagonisti giovani per lo spot pubblicitario non è inoltre casuale: da un lato rappresentano il target di riferimento per il brand, dall’altro sottolineano in modo discreto che la pratica è molto diffusa nella fascia di età che va dai 25 ai 34 anni. La geniale intuizione di Diesel sta ovviamente nel non giustificare chi mette in pratica dei resi fraudolenti, bensì nell’invitare chi lo fa a godersi fino in fondo il capo acquistato temporaneamente. Lo si legge sul loro stesso sito:

“Uscire indossando l’outfit perfetto e restituirlo in negozio il mattino dopo? Lo sappiamo, ormai lo fanno in tanti. Se ci stai pensando anche tu, almeno mostra con orgoglio il cartellino! Forse domani tornerai per restituire i tuoi capi, o forse no (non ci stupiremmo però se te li tenessi)”.

Una possibile soluzione al problema del wardrobing è, tuttavia, già stata trovata da Checkpoint Systems, società attiva nel campo della fornitura di servizi “from source to shopper” per il mondo retail. Il punto focale è riuscire a non allontanare i potenziali clienti creando un deterrente per quelli scorretti. Per questo motivo è stato ideato “R-Turn Tag”, rimedio semplice ed economico che consiste in un’etichetta personalizzabile dai brand che intendono applicarla ai propri capi di abbigliamento. 

Fonte: business.techprincess.it

La campagna controintuitiva lanciata da Diesel è perfettamente in linea con il tone of voice del brand, che da sempre si contraddistingue per prendere posizioni solide nei confronti di temi sociali sensibili, in armonia con l’identità di marca. Tra le più iconiche, si ricorda “Be a follower”, che celebrava i follower piuttosto che gli influencer, prendendo di mira gli stereotipi dei social media e sottolineando che in realtà il vero potere sta negli smartphone dei follower. In vari video venivano messe a confronto tipiche situazioni di vita quotidiana di influencer e follower, mostrando come i secondi riescano a godersi meglio la vita rispetto ai primi. Un’altra campagna memorabile è stata “Go with the fake”, contro la contraffazione, che ha visto l’allestimento, durante la Fashion Week di New York, di una bancarella di vestiti apparentemente falsi a marchio DEISEL (con una lettera di troppo).

Fonte: denimology.com

Soltanto il giorno seguente fu rivelato dallo stesso brand che in realtà quei capi erano realmente autentici e differivano dagli originali soltanto per il nome, ironizzando sul grande pericolo dei prodotti contraffatti. Da ricordare infine “Make love not walls”, incentrata sul concetto di diversità, che invitava le persone a riflettere in modo consapevole sui cambiamenti culturali in un mondo sempre più globalizzato. Alcune tra le campagne più disruptive sono state inoltre selezionate per una mostra al museo della fotografia di Stoccolma, dal titolo “Finally It All Makes Sense: Diesel Adverts 1991-2001”.

Tra le grandi case di moda, Diesel è certamente tra quelle che più caratterizza la propria brand image con posizioni nette e decise su temi sensibili all’opinione pubblica. Non possiamo far altro che aspettare la prossima collezione stagionale, riuscirà il brand di Renzo Rosso a stupirci ancora una volta?

 

 

5. “ESCAPE THE CLOWN”: BURGER KING SFRUTTA IL FILM “IT” SBEFFEGGIA MC DONALD’S

5. “ESCAPE THE CLOWN”: BURGER KING SFRUTTA IL FILM “IT” SBEFFEGGIA MC DONALD’S

Di Simona Spoto
Tempo di lettura: 2 minuti

Tutti siamo a conoscenza dell’uscita del lancio del nuovo film “IT” di Stephen King che ha gettato le basi per la costruzione della nuova campagna pubblicitaria di Burger King.
Ancora una volta quest’ultimo non ha esitato a cogliere l’occasione per stuzzicare il suo diretto compettor Mc Donald’s attraverso la sua associazione ai clowns.
E’ così che nasce la campagna pubblicitaria #EscapeTheClown con lo scopo di attirare i clienti della catena rivale nei propri punti vendita. 

Fonte:insidemarketing.it

Chi non avrebbe colto l’occasione di avere un Whopper a solo 1 centesimo?
L’unica condizione? Fuggire dal clown in pochissimo tempo.
Oltre a richiamare il personaggio mostruoso del film, chiaro era il riferimento alla nota mascotte del rivale, Ronald Mc Donald.
Burger King ha quindi inserito di nascosto un annuncio in una rivista a tema cinematografico che McDonald’s pubblica ed è disponibile nei suoi ristoranti.
I visitatori di McDonald’s ricevevano delle pubblicità geotargetizzate, tramite Facebook o Instagram, che li invitavano ad usare l’app MyBK per scansionare l’annuncio sulla rivista.
Dopodiché venivano portati in una realtà aumentata: sullo schermo appariva un pulsante con la scritta “Escape the Clown”, il quale una volta premuto avrebbe fatto scattare il countdown che li avrebbe fatti correre da Burger King a ritirare il Whopper prima della scadenza del tempo. Inoltre l’applicazione della catena mostrava all’utente i possibili percorsi più veloci per raggiungere il punto vendita Burger King più vicino così da arrivare in tempo davanti la cassa ed usufruire dell’offerta.

Ma già una volta Burger King ha usato il film per trollare il suo più famigerato concorrente, attraverso una strategia di publicity stunt messa in atto nel 2017 in occasione dell’anteprima di “IT”.
Alla fine del film, immediatamente prima dei titoli di coda, è apparso un messaggio sullo schermo: “La morale della favola è… non fidarti mai di un pagliaccio”, seguito dal logo di Burger King. 

Fonte: brand-news.it

 

NEAM AGOSTO 2019

NEAM AGOSTO 2019

Vacanze finite? Ansia per la sessione di settembre? Nostalgia del mare?
Non preoccupatevi, potete ancora fare un ultimo tuffo dentro il mondo di NEAM!

Questo mese abbiamo scelto per voi:

1.Il futuro è in streaming
2.Ferrari vs Philip Plein: è guerra fredda tra la casa di Maranello e lo stilista tedesco
3.Quando il marketing esagera. Amazon genera il caos in USA
4.Temporary Shop: dal web alla realtà
5.Zuckerberg e la nuova mission: ora il social vuole cambiare il mondo

1. IL FUTURO E’ IN STREAMING

1. IL FUTURO E’ IN STREAMING

di Federica Montalbano
Tempo di lettura: 3 minuti

Vi ricordate quando nel lontano 2007 la Wind offriva 4000 sms per 2 € al mese? Se sei del sud e a quell’epoca ti aprivi al mondo della telefonia mobile, in questo momento starai sorridendo pensando a tutti i messaggi che inviavi ai tuoi amici abbreviando con “XD” e “tvtttttb”. Per gli amici del nord invece la compagnia telefonica che dominava il mercato era la Vodafone con l’opzione Infinity o la Tim Young. La particolarità di queste offerte era che per poter usufruire di questi vantaggi tutti i tuoi amici dovevano avere la tua stessa compagnia telefonica, così al sud dominava la Wind e al nord la Vodafone. Se non eri Wind nel meridione eri uno sfigato isolato dal resto del mondo, viceversa se non eri abbonato con la Vodafone al settentrione non eri nessuno. L’Italia è sempre stata spaccata a metà per la cultura, le tradizioni e a quanto pare anche per la compagnia telefonica prediletta. Adesso quanti di noi utilizzano i vecchi e cari sms? I nativi digitali conoscono solo WhatsApp o Telegram e senza i nostri GB ci sentiamo persi. Così, fra qualche anno, noi ricorderemo con un po’ di malinconia quando ci sedevamo davanti la tv e guardavamo tutte le innumerevoli pubblicità di un film in prima visione.

Dopo l’arrivo di Netflix, i millennials e la nuova generazione Z, non fanno altro che guardare serie tv e film prodotti e distribuiti dal colosso dello streaming. Perché se nel 2007 eri fuori dal mondo se non avevi l’abbonamento per gli sms, nel 2019 sei fuori dal mondo se non hai l’abbonamento Netflix. Per tutta l’estate non si è fatto altro che parlare delle ultime stagioni cult prodotte dal colosso americano dello streaming: Stranger Things, La casa di Carta, Dark e qualche giorno fa è stata annunciata l’uscita del film “El Camino” tratto dalla serie cult Breaking Bad. Da almeno dieci anni il settore della distribuzione video in streaming on demand ha avuto una crescita repentina, tanto da essere considerato uno dei mercati con la crescita più rapida della storia dell’intrattenimento. Se prima venivamo intrattenuti da spettacoli televisivi, film e serie tv da una puntata a settimana, adesso invece abbiamo tutti i film che vogliamo, quando e dove ci viene più comodo e non dobbiamo aspettare una settimana per vedere la puntata della serie che stiamo seguendo. Amazon, il colosso dell’e-commerce, non è rimasto fuori da questo mercato e ha lanciato il servizio Amazon Prime Video. Questo servizio raccoglie oltre cento milioni di utenti derivanti dagli abbonamenti Amazon Prime.

Il mercato dello streaming on demand non gode di concorrenza perfetta e si fa a gara a chi ha il prezzo più basso e a chi riesce ad accaparrarsi la fetta maggiore della torta degli innumerevoli clienti ormai stufi di essere interrotti dalla pubblicità mentre si stanno rilassando sul loro divano al termine di una giornata stressante. Il colosso di Cupertino non è rimasto a guardare i mutamenti che il settore dell’intrattenimento sta effettuando e si prepara a scendere in campo.

theweek.com

Da quanto riportato dal Financial Times, Apple, avrebbe deciso di creare una nuova piattaforma video in cui lanciare i contenuti originali prodotti da loro alla modica cifra di 6 miliardi di dollari. Agli albori di questa idea, Apple avrebbe dovuto investire 1 miliardo per i contenuti della nuova piattaforma, l’aumento dell’investimento presume che il colosso di Cupertino guidato da Tim Cook, voglia imporsi nel breve tempo nel mercato dello streaming come protagonista. La prima serie originale prodotta per la nuova piattaforma, “The Morning Show”, vedrà come protagonisti Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell; secondo il Financial Times è già costata diverse centinaia di migliaia di dollari alla Apple. Per un singolo episodio di questo show, la società avrebbe messo a disposizione più di quanto pagato da Hbo per ogni puntata del Trono di Spade. Un investimento importante quello della Apple, che punta a conquistare anche il mercato dello streaming on demand, offrendo sempre più servizi ai suoi clienti. La piattaforma di streaming della Apple dovrebbe debuttare negli Stati Uniti ad un costo di 9,99 dollari al mese e il lancio dovrebbe avvenire nei prossimi due mesi. Il tutto due mesi prima del lancio della piattaforma streaming della Disney prevista per il 12 novembre in tutto il Nord America al costo di 6,99 dollari al mese.

smartworld.it

Ebbene sì, anche la Disney si lancia in questo nuovo mercato dello streaming giocando sull’emotività dei suoi consumatori nel poter rivivere i bei momenti dell’infanzia con i propri cartoni preferiti o, anche grazie all’acquisizione della Fox, nel rivivere le avventure degli eroi della Marvel. Disney+ dopo la sua presentazione il 12 novembre, sarà disponibile da subito negli Stati Uniti, Canada e Olanda. The Walt Disney Company più che sul prezzo, fa leva sulla library che oltre ai contenuti storici della casa d’animazione cinematografica, conta anche i film della Marvel, della Pixar, Star Wars di cui controlla i diritti e i documentari di National Geographic. Il lancio della piattaforma in Nuova Zelanda e Australia avverrà il 19 novembre, mentre in Italia dovremo aspettare ancora un altro po’. La pagina italiana di Disney+, ha invitato i clienti ad iscriversi alla loro newsletter per restare aggiornati sul lancio della nuova piattaforma streaming prevista per il 2020.

Dal lancio di Netflix ad oggi, è cambiato il modo di intrattenerci davanti alla tv e di gustarci i film in compagnia. I consumatori richiedono servizi e non vogliono perdere tempo davanti alle pubblicità su cui spesso abbassiamo il volume della tv. Le aziende si sono dovute adattare e sulla scia del colosso americano dello streaming, anche gli altri partono alla conquista di questo nuovo mercato. Chi sarà il Re indiscusso di questo settore di business? Resterà Netflix a dominare la scena come la Nutella con i suoi competitor o si farà spodestare dagli altri che puntano sull’emotività dei propri clienti? Perché alla fine, ciò che spinge i consumatori all’acquisto è l’emozione di vivere momenti magici o di rivivere momenti che fanno riaffiorare in noi la nostra giovinezza. Quanti alla vista del remake del Re Leone al cinema non sono tornati indietro negli anni e si sarebbero messi a cantare noncuranti delle persone intorno a sé? Dal 2020 potremo tranquillamente cantare a casa tutte le canzoni che ci hanno sempre accompagnato al prezzo di 6,99 dollari al mese.

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