RETAIL DESIGN 2019: LE DIMENSIONI FISICHE NELL’ERA DIGITALE

RETAIL DESIGN 2019: LE DIMENSIONI FISICHE NELL’ERA DIGITALE

di Marta Candito

Tempo di lettura: 4 minuti

Il 13 giugno 2019 si è svolto, presso il Campus dell’Università degli studi di Parma, il workshop: “Retail Design: Le dimensioni fisiche nell’era digitale” a cura del RetaiLab, laboratorio di ricerca sulla distribuzione interno all’università.

Come ogni anno, il team Oikosmos ha partecipato attivamente all’evento curandone alcuni aspetti organizzativi.

Una giornata ricca di spunti di riflessione sull’importanza della fisicità in un contesto come quello odierno, dove digitalizzazione è la parola d’ordine.

Layout, attrezzature, display, packaging continuano ad essere elementi preziosi su cui l’impresa deve lavorare per riuscire ad instaurare una relazione di fiducia e fedeltà con il consumatore.

Durante il workshop, moderato da Luigi Rubinelli, direttore di RetailWatch, i docenti del RetaiLab hanno avuto l’occasione di esporre i risultati delle proprie ricerche nonché di confrontarsi con imprese e professionisti.

Dopo un breve “Welcome Coffee”, Gaetano Aiello, presidente dell’Accademia Nazionale di Economia Aziendale, ha aperto il convegno soffermando la propria attenzione sul  fenomeno dei prodotti cosiddetti italian sounding e sull’importanza del “made in”. A seguire, la professoressa Cristina Ziliani ed il professore Davide Pellegrini hanno illustrato i punti salienti del corso di laurea di Trade and Consumer Marketing e del lavoro che quotidianamente viene svolto all’interno del laboratorio del RetaiLab.

A prendere la parola è stato poi Sigurdur Thorsteinsson, partner di Design Group Italia, il quale ha cercato di fare luce sul ruolo che la tecnologia gioca nel processo d’innovazione.

“La tecnologia è un elemento che aiuta e facilita il cambiamento ma non si può pensare che sia la base dello stesso” spiega Thorsteinsson durante il suo intervento. E’ importante infatti non dimenticare che a scegliere sono i consumatori e che gli stessi si orientano verso scelte emotive e irrazionali alle quali poi cercano di aggiungere un velo di razionalità. In un contesto come quello odierno lo sviluppo della tecnologia contribuisce a rafforzare il fattore umano e, quindi, la risposta per le imprese sembra essere solo una: il Design Thinking.

Il convegno è proseguito poi con la presentazione della ricerca svolta dalle professoresse Tania Vergura e Beatrice Luceri sull’impatto che il packaging esercita sulle scelte del consumatore.

Tra le componenti del pack, il materiale è sicuramente quello che più incide sulla valutazione del prodotto. Il consumatore è, infatti, abituato ad associare determinati nessi al materiale.

Focalizzando l’attenzione sui principali materiali utilizzati in sei diverse categorie di alimenti e sull’importanza associata da parte dei consumatori al fattore della sostenibilità ambientale, i risultati della ricerca dimostrano che molto spesso le risposte emotive non sono sempre perfettamente allineate con le risposte cognitive. Questo implica che l’impresa debba conoscere entrambe le risposte e assumere le decisioni sulla base delle stesse. Saper emozionare e il rispetto per l’ambiente diventano così le due chiavi per un packaging di successo.

L’importanza del packaging, quale driver di scelta, è stata poi ripresa nella seconda parte dell’evento, dove l’attenzione si è spostata sul mondo dei freschi e dell’ortofrutta.

A riguardo, dall’intervento del professore Guido Cristini e della professoressa Silvia Bellini è emerso che la presenza di informazioni sui prodotti, quali ad esempio il grado di maturità degli stessi, aiuti il consumatore ad effettuare una scelta più consapevole. Questo contribuisce ad evitare che il consumatore si disorienti e rinunci all’acquisto.

Il compito dell’impresa diventa pertanto, riuscire a rispondere attraverso il packaging alle due esigenze del consumatore: minimizzare il tempo dedicato alla scelta del prodotto e raccogliere informazioni dettagliate sullo stesso. Secondo la professoressa Silvia Bellini questa duplice anima del consumatore può essere soddisfatta dallo “smartpack”.

Nella parte finale del convegno, la sostenibilità ambientale ha assunto un ruolo centrale. Packaging e sostenibilità, al giorno d’oggi non possono essere due aspetti scollegati. In un contesto dove il consumatore mostra una sempre più accentuata sensibilità per l’ambiente è imprescindibile per le imprese pensare di sottovalutare in fase di progettazione del packaging aspetti quali la tipologia di materiale, la quantità e le modalità di smaltimento dello stesso.

A tal proposito interessante è evidenziare l’attenzione che Coop Italia ha da 10 anni riservato all’ambiente e con la sua campagna Coop for Kyoto, il cui successo è confermato dal crescente numero di aziende coinvolte, da 30 a 400.

Infine a prendere la parola è il professore Edoardo Sabbadin, il quale attraverso un breve e divertente gioco ha cercato di fare il punto della situazione e colto i temi che si presume saranno il centro d’interesse dei prossimi anni.

Tra Ambush e Viral Marketing: il caso di Kinsey Wolansky

Tra Ambush e Viral Marketing: il caso di Kinsey Wolansky

di Alessio Lo Giudice

Tempo di lettura: 5 minuti

Voi tutti saprete, appassionati di calcio e non, cosa è successo la notte del primo Giugno al Wanda Metropolitano di Madrid. Durante la finale di Champions League tra Tottenham e Liverpool, al 17’ minuto del primo tempo, una giovane e prestante ragazza, Kinsey Wolansky ha, eludendo i controlli, fatto un’invasione di campo, cogliendo di sorpresa tutti i presenti.

Fonte: repstatic.it

Complice un primo tempo fin lì non piuttosto brillante tra le due squadre, l’attenzione su questa invasione di campo è stata massima. La Uefa di solito tende a non riprendere le invasioni di campo per policy contro i fenomeni di ambush marketing.

Dal punto di vista social l’accaduto è stato ri-condiviso quasi istantaneamente da varie pagine sul web, ed è subito venuto fuori tra i vari commenti degli utenti il nome della ragazza e il suo profilo Instagram, come avviene spesso nel caso di fenomeni virali sul web. Al momento dell’accaduto il suo profilo Instagram contava meno di 300 mila followers; analizzandolo tramite il sito Ninjalitics, abbiamo monitorato la crescita esponenziale dello stesso che da quel momento ha avuto una crescita vertiginosa. In questo momento il profilo conta 2,6 milioni di followers ed è allo stato attuale in continua crescita.

Fonte: trends.google.it

Come possiamo vedere dalle immagini che seguono, la curva del grafico di analisi dei followers ha avuto un andamento esponenziale tra la la notte in cui è avvenuto l’evento e il giorno seguente.

La crescita è stata però interrotta da Instagram che, riscontrando un aumento del tutto anomalo dei followers, ha temporaneamente bloccato l’account. Analizzando il profilo giorno per giorno, questi sono i dati raccolti.

Fonte: ninjialitics.it

Come è possibile vedere, da quando il profilo è stato inserito sulla piattaforma Ninjalitics, (prima di quel giorno l’account non era ancora stato monitorato dal sito) a giorno 1, l’incremento è stato di 557543 followers. Il giorno successivo non risultano dati raccolti per via del blocco, mentre invece quando il profilo è stato riaperto ha avuto un incremento netto di più di 1,5 milioni di followers. Ma quanti seguaci ha potenzialmente perso la giovane modella a causa del blocco del profilo subito?

Questo non si può sapere, è possibile notare però come la popolarità che nasce e si sviluppa sui social network sia comunque sotto il controllo di chi lo gestisce.

Fonte: trends.google.it

Di seguito, analizzando il profilo, possiamo ancora notare come, oltre al numero dei followers, sia aumentato in modo proporzionale anche il numero dei like e il numero di interazioni nei post pubblicati successivamente all’invasione. Questo ci dimostra la totale autenticità delle interazioni e soprattutto la potenza mediatica che ha ancora la TV.

Fonte: ninjialitics.it

Fonte: ninjialitics.it

Ovviamente nei giorni a seguire, il numero di nuovi followers è andato a scemare, a dimostrazione del fatto che la popolarità ottenuta sul social è stata una conseguenza dovuta a quanto accaduto; sarà adesso abilità della modella continuare a crescere, o almeno mantenere questi numeri, creando contenuti in linea con il target di riferimento. Ma andrà realmente cosi? O la modella godrà soltanto dei famosi «15 minuti di popolarità» di cui parlava Andy Warhol?

Se pensate però che quanto accaduto sia solo una mossa per far crescere la popolarità della modella sui social vi sbagliate. La ragazza in questione infatti, si è scoperto essere la compagna di Vitaly Zdorovetskiy, noto Youtuber (il suo canale ha quasi 10 milioni di followers) ed ex attore a luci rosse, il quale risulta essere proprietario del sito web per adulti Vitaly Uncensored, che compariva sul costume indossato dalla ragazza durante l’invasione. Lo scopo principale della ragazza era appunto la promozione (in questo caso ovviamente illecita) al sito web in questione, che addirittura è andato in crash per il numero esorbitante di visite registrate dopo i fatti del 1 giungo.

Considerato, infatti, il vasto interesse e l’audience per un evento del genere, se l’avvenente modella ha guadagnato oltre 2 milioni di followers su Instagram, la crescita ottenuta da Vitaly Uncensored in termini di followers sui vari social, senza tener conto di quanto abbia “girato” il nome del sito in sé, ha un valore di circa 3,5 milioni di euro. A riferirlo è stato una nota società di marketing, Apex Group Marketing; dunque rispetto alla multa di 15.000 euro ricevuta e una notte in questura per la giovane ragazza, il piano escogitato è andato a buon fine, generando una piccola fortuna  alla giovane coppia.

Un ultimo aspetto da analizzare che però chiarisce i due fatti precedentemente osservati, è la viralità del fenomeno. Infatti, come visibile su Google Trends, la sera stessa dell’accaduto e nei giorni a seguire, il nome della modella e del brand sponsorizzato sul costume della ragazza, hanno avuto un picco massimo di ricerche online in quasi tutto il mondo.

Fonte: trends.google.it

Fonte: trends.google.it

Fonte: trends.google.it

Addirittura la sera stessa dell’evento il brand è stato più cliccato della modella stessa.

Fonte: trends.google.it

Da quanto analizzato in questo articolo emergono diverse considerazioni in merito: senza dubbio, nella sua totale scorrettezza, questa mossa di marketing, o come la si voglia chiamare, è stata ben pianificata e soprattutto risulta essere andata a buon fine, avendo generato click, visite e abbonamenti al sito stesso.

 

 

 

MILLENNIAL WARRIORS SBARCA A PARMA

MILLENNIAL WARRIORS SBARCA A PARMA

 

di Anna Lo Coco

Tempo di lettura:  3 minuti

Mercoledì 22 maggio, il Team Oikosmos ha partecipato ad un evento di formazione mirato ai giovani che si approcciano al mondo del lavoro e alle difficoltà riscontrate nelle varie scelte che devono prendere nel corso della vita.

L’evento si apre con Alessandro Sandionigi e Marta Basso che hanno presentato la loro community “Millennial Warriors” interagendo con i giovani tramite un confronto di idee e pensieri.

Durante l’evento si è parlato degli stereotipi con cui spesso vengono etichettati i giovani, il famoso “gap generazionale” di cui tanto si parla, e sull’effetto che queste parole provocano nella mente dei giovani.

Tutto questo in un contesto molto giovanile qual è Caffeina, Creative Digital Agency.

Importanti sono stati i consigli ricevuti da Tiziano Tassi, CEO di Caffeina, e da Francesco Fabbro, Marketing Manager di Mulino Bianco che hanno spronato i giovani a darsi da fare e a cogliere tutte le opportunità che gli vengono offerte.

“Tre consigli: siate tosti come Marines, abbiate spirito di mediazione e siate calmi”

(Francesco Fabbro – Marketing Manager di Mulino Bianco)

“Un suggerimento: io mi sono costruito il network, con cui ho lanciato questa azienda, quand’ero studente, partecipando ad eventi come questi. Sfruttate queste possibilità!”

(Tiziano Tassi – CEO di Caffeina)

In occasione di questo evento abbiamo intervistato Marta Basso e Alessandro Sandionigi.

Com’è nato Millennial Warriors? Qual era l’esigenza?

Millennial Warriorsè nato dall’esperienza lavorativa, che pur diversa, ha portato Marta Basso, CEO for a Month di Adecco, e Alessandro Sandionigi, Sales Manager in Tupperware,  a conclusioni molto simili.

“Abbiamo capito che la nostra visione del mondo del lavoro era privilegiata rispetto a quella della maggior parte dei nostri coetanei: potevamo vedere quello che quasi nessuno aveva visto, occupando posizioni di responsabilità, lavorando tutti i giorni fianco a fianco di top manager e vedendo la strategia da un punto di vista top downoltre che bottom up. Abbiamo avuto l’estrema necessità di colmare lo scollamento tra giovani e mondo del lavoro e tra diverse generazioni

Che messaggio volete trasmettere ai giovani con queste testimonianza e con i vostri video messaggi?

“Il messaggio è semplice: è ora di smettere di lamentarsi e cominciare a giocare” – ed è proprio da qui che nasce il loro slogan #STOPWHINING, #STARTPLAYING – “ci riempiamo la vita di scuse e di pregiudizi senza rendercene conto e questo ci impedisce di cominciare a giocare. Giocare mettendosi in gioco, avere il coraggio di scoprire le proprie attitudini e costruirci delle abitudini” –  Marta ed Alessandro si rendono conto che il problema ricade su tutte le generazioni per questo scelgono di comunicare tramite video messaggi, un mezzo diretto ed immediato utilizzato da molti giovani –  “Riassumendo, potremmo dire che il gap generazionale non esiste davvero, è solo un prodotto della nostra mente e in quanto tale siamo responsabili di superarlo e crearci un ponte sopra”.

Visto le vostre esperienze passate e la vostra giovane età, che consiglio vi sentite di dare ai giovani che si approcciano al mondo del lavoro?

“Vorremmo dire a tutti i giovani che non si fermino a quello che gli viene raccontato a scuola, in famiglia, o all’università. Bisogna avere il coraggio di esplorare il mondo, non necessariamente viaggiando per mari e monti, ma anche il mondo in cui siamo nati e cresciuti, che spesso non conosciamo come crediamo. Bisogna imparare a sporcarsi le mani, facendo letteralmente qualsiasi cosa, che rispetto a non fare niente è sempre meglio: attività di volontariato, lavori cosiddetti “umili”, anche durante gli studi, a volte anche lavorare gratis se la moneta di scambio non è finanziaria ma comunque economica.

Vorremmo dire ai giovani che tutto questo parlare di “futuro” forse ci ha fuorviati: se parlassimo di presente rimanderemo così tanto a domani le decisioni importanti sulla nostra vita?”

1. NEW COKE: DAL FLOP ALLA RIBALTA

1. NEW COKE: DAL FLOP ALLA RIBALTA

di Federica Montalbano

Tempo di lettura: 3 minuti

Tempi duri per tutti gli appassionati di serie TV, peggio per chi ha anche l’abbonamento Netflix e non riesce a smettere di guardarne una. Dopo la fine di Game of Thrones, la serie più seguita di sempre, Netflix il colosso dei servizi on demand al 66° posto della classifica Interbrand 2018 colmerà il vuoto dei “TV series addicted” con esaltanti uscite. Fra le più attese vi è la terza stagione di Stranger Things, cult per gli amanti del mistero e degli anni ’80, prevista per il 4 luglio.

Con questa uscita Netflix ha avviato una partnership con Coca-Cola, la prima di questo tipo per la società, in cui farà prender vita ai ricordi di coloro che vissero il 1985 e assistettero al crollo clamoroso della New Coke.

Conoscete la storia della New Coke? Se la risposta è no, credo che sia arrivato il momento di recuperare.

La New Coke è un chiaro esempio di fallimento nel lancio di un nuovo prodotto perché l’azienda non ha saputo interpretare i bisogni del suo mercato di riferimento. La Coca-Cola nel 1985 decise di lanciare sul mercato una nuova versione più dolce della sua ricetta, per assicurarsi un vantaggio competitivo nei confronti di Pepsi Cola. Prima di ciò venne condotta una ricerca di mercato attraverso un blind test, in cui i consumatori assaggiavano la bevanda ed esprimevano il loro gradimento. Dal blind test era emersa vincente la ricetta della New Coke, molto più dolce e simile alla sua rivale la Pepsi Cola. Dopo la sua uscita sugli scaffali di tutti i supermercati però la bevanda non piacque ai consumatori, e dopo soli 79 giorni sul mercato, la New coke fu ritirata a causa di un flop di acquisti.

Perché il brand più amato dai consumatori di bevande gassate non è riuscito a lanciare un nuovo prodotto e a farlo apprezzare al suo pubblico? Perché nel processo di scelta e acquisto del prodotto, gioca un ruolo importante l’emozione. I consumatori erano molto affezionati al brand Coca-Cola Classic e non lo avrebbero sostituito con altri. Ciò che rende Coca-Cola tale, è la forza del suo brand e il valore che ha per il consumatore, tanto da guadagnarsi il 5° posto della classifica Interbrand 2018.

L’idea di questa collaborazione nasce dai creatori di Stranger Things, Ross e Matt Duffers, che per promuovere il loro show ambientato nell’estate del 1985, hanno pensato di riproporre New Coke.

Ai microfoni di CNN Business, il presidente di Sparkling Business Unit di Coca-Cola, Stuart Kronauge, ha dichiarato che “Comprare 30 secondi di pubblicità da inserire in un video on-line non rende più come una volta- aggiunge- il mondo sta andando sempre più nella direzione dello streaming e questa partnership rappresenta per Coca-Cola un modo per raggiungere il pubblico in un panorama mediatico in evoluzione”.

In più ha aggiunto “Per noi è importante assicurarci di essere presenti laddove gli occhi, i cuori e gli spiriti dei nostri clienti si trovano”, infatti, da oggi sul canale Instagram @cocacola evincono le prime immagini della vecchia New Coke.

In un’era in cui i giovani amano i social e sono influenzati da essi, in cui lo streaming ha preso il sopravvento sulla TV, le aziende hanno deciso di adeguarsi ed optare per il product placement così da poter colpire i consumatori nel momento in cui sono più vulnerabili, senza il cellulare in mano e concentrati sulla trama della serie TV.

Questa volta però, non tutti potranno acquistare la lattina come in passato.

Coca-Cola ha prodotto 500 mila lattine vintage-style e gli sponsor saranno proprio i personaggi della ben nota serie TV. Per averle, vi sono tre modi: in regalo con la Limited-Edition Stranger Things, attraverso i distributori automatici installati in diverse città, o in omaggio acquistando il biglietto presso il World of Coca-Cola di Atlanta.

Sapete perché questo sarà un successo e non un flop come 34 anni fa? L’azienda sta giocando sul marketing della scarsità, sul costante bisogno di possedere qualcosa che nessun altro potrà avere, sul bisogno incessante dell’uomo di apparire. Chi non vorrebbe postare una foto con la famigerata lattina della serie TV se poi è anche limited edition?

2. IKEA: UNA COMUNICAZIONE DI SUCCESSO

2. IKEA: UNA COMUNICAZIONE DI SUCCESSO

di Roberta Fontanarosa

Tempo di lettura: 2 minuti

Quando pensiamo a Ikea pensiamo sicuramente al leader indiscusso dell’arredamento low cost, ma il colosso svedese è noto anche per la sua strategia di comunicazione integrata facendo uso di tutti i mezzi possibili, sia digital che tradizionali.

E a proposito di questo, Ikea riesce a rendere originale anche un mezzo di comunicazione come il catalogo.

Si pensi infatti che  le copie del catalogo stampate ogni anno sono oltre  200 milioni, più del numero delle Bibbie stampate nello stesso arco di tempo. Da più voci il catalogo Ikea è considerato uno degli oggetti di comunicazione più potenti che sia stato ideato negli anni. Nel caso di Ikea il catalogo diventa interattivo, permettendo di “provare” gli arredamenti Ikea nelle stanze della propria casa tramite un’applicazione. Il catalogo non si limita a presentare i prodotti con i relativi prezzi ma racconta storie e mostra momenti della vita di tutti i giorni.

Altro mezzo tradizionale utilizzato da Ikea è l’ambient marketing. Tra le installazioni più originali c’è quella della stazione metro parigina di Medeleine che fu arredata con mobili e accessori brandizzati trasformandola in un catalogo fisico.

Fonte: insidemarketing.it

O ancora l’iniziativa di Ikea Francia di arredare con gusto anche la fermata dell’autobus, secondo  l’idea che ogni posto può diventare casa se arredato al meglio.

Fonte: insidemarketing.it

Passando al lato “social” la strategia di Ikea prevede pagine dedicate per ogni paese piuttosto che un’unica pagina globale, così da offrire una comunicazione diversificata per lingua e contenuti. La gestione autonoma permette di definire i contenuti migliori per il target di ogni paese e di affrontare al meglio le relazioni con gli utenti.

Per i 25 anni di presenza in Italia ha lanciato una campagna di storytelling su Facebook: protagoniste le icone dell’azienda come Billy la famosa libreria e la borsa blu per gli acquisti.

A proposito di quest’ultima…  Un post pubblicato per sbaglio su Facebook, con solo sei lettere casuali (“hhsdjh“), è diventato infatti nell’arco di pochi minuti uno dei contenuti più virali di sempre tra quelli della pagina. Ikea ha saputo cogliere l’occasione  producendo addirittura un’edizione speciale dell’iconica shopper blu da regalare ai fan più attivi e veloci.

Fonte: insidemarketing.it

O ancora quando Balenciaga ha lanciato una borsa che appariva chiaramente come una copia della famosa bag blu FRAKTA , ecco come rispondeva Ikea:

Fonte: insidemarketing.it

Ikea grazie allo storytelling riesce a raccontare delle storie usate come strategie commerciali e persuasive, in grado di veicolare determinati valori e caratteristiche. La creazione dell’hahstag #siamofattipercambiare ripropone questa capacità del brand di adattarsi ai tempi che cambiano, proprio come i suoi mobili moderni e a basso costo, e di soddisfare le esigenze di tutte le persone, che possono trovare nella proposta Ikea la soluzione a qualsiasi richiesta.

E come non citare il Real-time marketing a cui Ikea fa spesso ricorso.

Uno degli ultimi riguarda il tanto discusso caso Bansky e l’auto distruzione di una sua opera. Ikea sempre sul pezzo ha pensato a un set stampa + cornice + forbici per dare a tutti la possibilità di replicare l’ultima moda!

Fonte: insidemarketing.it

O ancora quando morì uno dei personaggi più amati di Game of Thrones ecco cosa pubblicava Ikea:

Fonte: insidemarketing.it

Tutti questi esempi ci fanno capire come Ikea sia sempre al passo con i tempi, la sua comunicazione infatti è sempre originale, creativa, ironica e mai scontata!

 

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