PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA 2019

PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA 2019

di Roberto Faraci
Tempo di lettura: 2 minuti

Oggi, lunedì 14 ottobre, a Stoccolma, è stato assegnato il premio Nobel per l’Economia a ben tre economisti, Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer, per l’approccio sperimentale nella lotta contro la povertà globale. I tre vincitori hanno diritto a 9 milioni di corone svedesi da dividersi tra loro.

I vincitori

L’indiano Abhijit Banerjee e la franco-americana Esther Duflo, marito e moglie, insegnano al Massachusetts Institute of Technology. L’americano Michael Kramer, invece, è docente ad Harvard. Stiamo parlando di tre “giovani” vincitori, in quanto tutti sotto i 60 anni. Ma il membro del trio che merita un occhio di riguardo è Esther Duflo. L’economista franco-americana non solo è la più giovane vincitrice di un premio Nobel per l’Economia, con i suoi 46 anni, ma è anche la seconda donna della storia a ricevere questo prestigioso riconoscimento. Proprio su questo tema ha deciso di soffermarsi la giovane economista: “Sono onorata. Questo premio è la dimostrazione che è possibile per una donna avere successo ed essere riconosciuta per i propri successi. Spero di poter essere un esempio per moltissime donne”.

La foto mostra i tre economisti che hanno vinto il premio nobel per l'economia

Fonte: repubblica.it

Lotta contro la povertà globale

Il Comitato per i Nobel, nell’annunciare i vincitori, ha sottolineato i grandi risultati ottenuti dalle ricerche dei tre giovani economisti, in grado di “migliorare enormemente la nostra capacità di lottare in concreto contro la povertà”. E ancora, è stato evidenziato “il grande contributo nell’introduzione di un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili sui modi migliori per combattere la povertà globale”. Un ruolo chiave è stato giocato dai numerosi studi e ricerche sul campo. In particolare, Kramer ha dimostrato quanto possa essere efficace un approccio sperimentale, usando test sul campo per mettere alla prova una serie di interventi che avrebbero potuto migliorare i risultati scolastici nel Kenyaoccidentale“. Gli studi di Banerjee e Duflo, molto simili a quelli di Kramer, in quanto spesso condotti in collaborazione, sono stati effettuati in altri paesi, tra cui l’India. In sostanza, grazie ad uno di questi studi, più di 5 milioni di ragazzi indiani hanno beneficiato di programmi scolastici di tutoraggio correttivo.

TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI… LA CATENA DI MONTAGGIO COMPIE 106 ANNI!

TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI… LA CATENA DI MONTAGGIO COMPIE 106 ANNI!

di Samuela Maggio
Tempo di lettura: 2 minuti

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.”

Era questa la filosofia di Henry Ford, uno dei fondatori della Ford Motor Company e padre del fordismo. Ma facciamo un piccolo passo indietro… 

Chi è Henry Ford?
Henry Ford nasce il 30 luglio 1863 a Greenfield, Michigan, e si appassiona ai motori da giovanissimo. A soli 15 anni aveva già costruito il primo motore a vapore! Nel 1908, con l’introduzione della Model T, realizzò il suo sogno di produrre un’automobile dal prezzo concepibile, affidabile ed efficiente.

Fonte: thehenryford.org

Sebbene la catena di montaggio nacque con Frederick Taylor, è ad Henry Ford attribuito il merito  per l’effettiva applicazione di tale metodo, avvenuta il 7 ottobre 1913. Taylor intuì che, per ottimizzare il lavoro, sarebbe stato conveniente dividere il sistema produttivo in tante piccole unità, elementari e replicabili, che permettevano di risparmiare tempo ed energia. La giornata lavorativa degli operai della catena di montaggio consisteva, quindi, nel continuo svolgimento di determinati movimenti ed operazioni.

Henry Ford, forte della sua innovativa mente imprenditoriale, oltre ad aver applicato il metodo del collega Taylor nell’industria automobilistica, incentivò i suoi operai innalzando i salari. Il risultato si tradusse in un benessere mai conosciuto tra le classi operaie, a cui venne permesso di diventare i consumatori del bene da loro stessi prodotto. Bastò soltanto un’ora per la realizzazione di un’automobile, al contrario delle 12 precedenti. Questo fenomeno, spesso definito anche come “ideologia”, passò alla storia come fordismo e, grazie alla sua efficacia, si diffuse rapidamente nel mondo dell’industria di ogni settore.

Fonte: ansa.it

Oggi la catena di montaggio continua ad esistere e a dare grandi risultati, influenzata dall’odierno progresso tecnologico: si è infatti evoluta, automatizzandosi al punto da essere popolata da robot industriali, i nuovi sostituti degli operai.

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo” – Henry Ford

 

1.  FACEBOOK INSIEME A LUXOTTICA PER REALIZZARE NUOVI SMART GLASSES

1. FACEBOOK INSIEME A LUXOTTICA PER REALIZZARE NUOVI SMART GLASSES

Di Lyubomir Lazarov
Tempo di lettura: 3 minuti

Facebook starebbe lavorando ormai da due anni, nei suoi stabilimenti di Redmond (Washington), alla realizzazione degli occhiali con realtà aumentata, però la difficoltà nel progetto ha spinto la società di Menlo Park a chiedere aiuto.
Ecco cosa ci faceva il CEO Mark Zuckerberg, nel Bellunese lo scorso maggio, alla corte di Leonardo del Vecchio, presidente di Luxottica.
Come riporta la CNBC, Facebook e la casa madre dei Ray-Ban avrebbero stretto una partnership per la realizzazione degli smart glasses con la realtà aumentata che dovrebbero essere pronti per il commercio tra il 2023 e il 2025, secondo fonti interne.
Facebook si è rifiutata di commentare mentre da parte di Luxottica, per ora, non giungono dichiarazioni ufficiali. Però le fonti sono molto affidabili quindi aspettiamo solo una conferma da parte delle due aziende che sicuramente vorranno tenere il progetto al più lungo possibile segreto, in modo da evitare fughe di informazioni. 

Smart Glasses innovativi con realtà aumentata

Fonte: Getty images

Il progetto, secondo fonti interne, è denominato “Orion” ma non sappiamo se verrà commercializzato con questo nome o se verrà trovato qualcosa di più accattivante.
Nel prossimo futuro, questi occhiali sostituiranno gli smartphone, consentendo di ricevere chiamate, mostrare informazioni agli utenti in un piccolo display montato direttamente sulla lente che sarà controllato e gestito da un assistente vocale di intelligenza artificiale. Infatti, all’inizio di quest’anno, è stato riferito che Facebook stava già lavorando a un proprio assistente vocale per competere con Alexa di Amazon, Siri di Apple e con l’Assistente di Google.
La società di Mark Zuckerberg è al lavoro da almeno due anni per sviluppare questo progetto nei suoi Reality Labs a Redmond. Lo sviluppo però non è di facile realizzazione proprio per questo  l’azienda si è affidata un partner molto più esperto nel settore.L’idea è che il prodotto non deve essere solo funzionale e innovativo, ma anche leggero, compatto e alla moda. Ed è qui che entra in campo Luxottica che vanta un’esperienza unica nel settore degli occhiali da sole/vista. 

Ragazza con occhiali smart

Fonte: psbprivacyesicurezza.it

Il mercato di questi weareble (dispositivo indossabile) però finora non è mai “esploso”, anzi si è mostrato molto schivo e diffidente. Tuttavia, Mark Zuckerberg ha un forte interesse a portare a termine il progetto tanto da chiedere al capo dell’hardware Andrew Bosworth di dare la priorità ad “Orion”.
Come andrà a finire? Per conoscere la risposta non ci resta che aspettare!

 

 

2. SPOTIFY LANCIA ” YOUR DAILY DRIVE”:  UN NUOVO MODO DI VIVERE LA RADIO

2. SPOTIFY LANCIA ” YOUR DAILY DRIVE”: UN NUOVO MODO DI VIVERE LA RADIO

Di Roberto Faraci
Tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte ti sarà capitato di essere alla guida prima di recarti a lavoro, all’Università o magari al cinema, e trovare casualmente uno dei tuoi pezzi musicali preferiti proprio quando sei giunto a destinazione? E in quante occasioni non hai aperto lo sportello dell’auto fino alla fine della canzone? Se la tua risposta è stata “Sempre”, non ne siamo sorpresi, e neanche Spotify.

Fonte: bigbizstudio.com

Un problema, una soluzione!
La piattaforma per lo streaming musicale più famosa al mondo, Spotify, ha analizzato un problema che probabilmente accomuna tutti noi: il bisogno fisiologico di ascoltare i nostri brani musicali o podcast preferiti durante i nostri viaggi quotidiani in auto, men che meno se la nostra destinazione è l’ufficio o l’azienda dove lavoriamo. Ognuno di noi ha quel bagaglio di brani o podcast che rappresenta un motivo di svago, relax o adrenalina prima di affrontare una lunga giornata lavorativa. L’idea è arrivata da una semplice intuizione di cui non parliamo mai, ma che accomuna tutti noi: proprio la voglia che la canzone finisca prima di iniziare qualunque altra cosa. Per questo, con il solito umorismo di Spotify, abbiamo voluto ricordare alla gente che anche guidare può essere una bella esperienza con la colonna sonora perfetta” – ha affermato Alex Bodman, direttore creativo di Spotify.

Fonte: adage.com

 

Tradizione e innovazione
Lo si sente dire spesso, il modo più immediato per avere successo è “un occhio al passato e uno al futuro”. Spotify ha ragionato proprio così. Quando ascoltiamo la radio, un ruolo chiave è giocato dalla fortuna: beccare il nostro brano preferito o una notizia che può interessare non è facile, e il più delle volte si rischia di trascorrere il viaggio in macchina con la speranza che quel momento arrivi, ma l’unica cosa a cui si giunge è la destinazione. Spotify, è noto, conosce esattamente i nostri gusti e le nostre preferenze: Daily Mix e Discover Weekly sono solo due degli esempi più conosciuti. Ma se fino ad ora abbiamo sempre pensato di non poter mai avere un mix creato appositamente per i nostri viaggi in auto, ci sbagliavamo di grosso: “Your Daily Drive” è come una radio creata apposta per noi.

Your Daily Drive
Uno dei punti di forza del colosso di streaming musicale è sicuramente la capacità di innovare e differenziarsi continuamente dalla concorrenza. Spotify non si accontenta mai, nemmeno dopo il primo trimestre di questo 2019, che ha registrato oltre 100 milioni di abbonamenti su un totale di più di 215 milioni di utenti in tutto il mondo. Ed ecco che la società continua a sperimentare, e lo fa creando continuamente playlist innovative e sempre più personalizzate: Your Daily Drive è l’ultima creazione di Spotify, attualmente disponibile solo negli Usa

Fonte: idownloadblog.com

 

Questo nuovo mix personalizzato di brani musicali e podcast, oltre a rendere unico, come già detto, un quotidiano viaggio in automobile, permette alla piattaforma di puntare in maniera dirompente proprio sui podcast, obiettivo dichiarato già da diversi anni. A livello economico, è previsto nel 2019 una spesa di ben 500 milioni di dollari.
Il nuovo esperimento sta riscuotendo un buon successo in America, e la nostra speranza è chiaramente la possibilità di sfruttare i suoi benefici anche in Italia, in quanto, come ha affermato il responsabile di Marketing di Spotify, June Sauvaget, “guidare e ascoltare musica o notizie è una routine universale per un grandissimo numero di persone“.

 

 

 

3. CAPI VERDI E TRASPARENTI, LE NUOVE FRONTIERE DELL’ECO-FASHION

3. CAPI VERDI E TRASPARENTI, LE NUOVE FRONTIERE DELL’ECO-FASHION

Di Laura Marina Popa
Tempo di lettura: 5 minuti

In una società in cui l’atteggiamento eco-friendly ha preso piede in ogni ambito, è giusto dedicare attenzione anche ad ambito che riguarda tutta la popolazione: la moda.
Avete mai pensato che anche i nostri abiti inquinano? Soprattutto quelli di fast-fashion.
Come la maggior parte dei prodotti che quotidianamente utilizziamo, anche i nostri abiti sono ormai fabbricati con microplastiche.
Il lavaggio di tessuti sintetici rappresenta una delle principali sorgenti di microplastiche che arrivano ai mari. Questo perché alcune microfibre rilasciate dai vestiti nelle acque di scarico riescono passano attraverso i filtri e gli impianti di depurazione e raggiungono l’ambiente.
Una buona fetta (dal 15 al 30%) delle microplastiche negli oceani sono quelle cosiddette primarie, cioè quelle che arrivano già frammentate in strutture di dimensioni microscopiche. La fonte principale delle microplastiche primarie è proprio il lavaggio di capi sintetici, un dato riconosciuto da vari studi (Consiglio nazionale delle ricerche – CNR).  Il processo di lavaggio con lavatrici di uso domestico, infatti, contribuisce per il 35% del rilascio di queste sostanze.

A tal proposito si è appena concluso il G7 che ha visto nascere anche il Fashion Pact, che vede impegnate 32 aziende che si dedicheranno a rivedere i processi produttivi e diminuire l’impatto di una delle industrie più inquinanti al mondo

Fonte: insidemarketing.it

I tre obiettivi che caratterizzano l’accordo riguardano il clima, la biodiversità e gli oceani. I marchi che hanno sottoscritto il patto si impegneranno per:

  • l’approvvigionamento di materie prime sostenibili;
  • l’adozione di energie rinnovabili nei vari processi produttivi e lungo tutta la filiera;
  • l’introduzione di materiali innovativi la cui produzione non comprometta le specie vegetali e animali; 
  • la promozione di un modello di consumo più sostenibile.

QUINDI, COS’È L’ECO-FASHION?
Moda realizzata con materiali ecologici e con metodi di lavorazione ecocompatibili.
Nello specifico, la definizione “eco-fashion” non indica solamente come avviene la filiera produttiva di abiti e accessori, ma opera nel completo e totale rispetto delle persone e dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e degli animali. L‘ecosostenibilità della moda si basa su principi chiari e ben definiti:

  • Condizioni di lavoro dei dipendenti e delle persone
  • Produzione etica
  • Diritti degli animali

COME SI DISTINGUONO LE AZIENDE GREEN, L’USO DELLA BLOCKCHAIN

Le aziende che decidono di mostrarsi eco-friendly possono affidarsi alla tecnologia della Blockchain, che permette la la tracciabilità di tutta la filiera produttiva raccontando la storia del prodotto, delle piccole imprese coinvolte e dell’azienda stessa.
La Blockchain si fonda sul valore della trasparenza in ogni nodo che lega i singoli processi produttivi, attraverso la garanzia di certificazioni di provenienza e di lavorazione, fino al prodotto finito.
In questo ambito, vengono promosse la tracciabilità dei capi, la sostenibilità ambientale e sociale, l’affidabilità a sfavore della contraffazione di un capo.
Tutta la storia del prodotto, diventa leggibile attraverso un microchip o un QR Code posto sull’etichetta del capo.
Tra i vantaggi rilevati di tale tecnologia, oltre a supportare le aziende nella creazione di sistemi di tracciabilità della filiera trasparenti e non modificabili, consente un controllo dei partner responsabili della distribuzione e un monitoraggio del mercato grigio, migliorando la fidelizzazione dei clienti e stabilendo una connessione diretta con i clienti. L’impossibilità di modificare il database può garantire, quasi nel 100 per cento dei casi, la provenienza dei beni.
Durante la Fashion Week di Milano, appena conclusa, è sbancata “A new awareness” una nuova piattaforma per la divulgazione e la promozione della sostenibilità ideata da  Marina Spadafora.
https://www.youtube.com/watch?v=-bscm3e_4kM

Il progetto oltre ad aver selezionato stilisti che si sono distinti per la loro creatività e carattere green.
Inoltre sono stati indotti consigli pratici su come riciclare i propri abiti e su come costruire un guardaroba sostenibile

Fonte: lifegate.it

 

Fonte: lifegate.it

 

L’Italia si sta muovendo nella direzione giusta per quanto riguarda la manifattura di filati e tessuti che vengono realizzati seguendo i protocolli della campagna Detox di Greenpeace e ZDHC (ovvero, “zero discharge hazardous chemicals”).
Abbiamo molte startup di successo che hanno inventato materiali sostenibili per la moda derivati da scarti riciclati tra le più note Orange Fiber.
ORANGE FIBER, IL PROCESSO SOSTENIBILE
Convertire i sottoprodotti dell’industria di trasformazione degli agrumi in tessuti sostenibili e innovativi è possibile. È quello che fa dal 2014 Orange Fiber, un’azienda siciliana fondata da Adriana Santanocito ed Enrica Arena.
Il processo innovativo ideato da Orange Fiber permette di trasformare gli scarti delle arance in tessuti di alta qualità.

ORANGE FIBER X H&M CONSCIOUS EXCLUSIVE COLLECTION
Tutta la qualità, l’innovazione e l’attenzione all’ambiente dei loro tessuti da agrumi per la Conscious Exclusive 2019, la collezione premium di H&M realizzata solo con materiali riciclati e sostenibili.
In linea con il proprio impegno per una moda più green e sempre attento alle innovazioni di settore, il brand svedese ha scelto Orange Fiber per creare un sofisticato top in stile boho, omaggio alla bellezza.

Fonte: orangefiber.it

ORANGE FIBER X FERRAGAMO
Dall’amore per l’innovazione, il design e la creatività italiana, nasce nel 2017 la Ferragamo Orange Fiber Collection.
Coerente al proprio motto, Responsible Passion, Salvatore Ferragamo ha colto per primo l’essenza e le potenzialità espressive del loro tessuto da agrumi ed insieme arricchito dalle preziose stampe del designer italiano Mario Trimarchi e interpretato dall’inconfondibile impronta stilistica di Salvatore Ferragamo per un’esclusiva collezione che celebra la creatività mediterranea.
L’obiettivo futuro delle fondatrici è di fare di Orange Fiber, il first mover italiano nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione green da fonti rinnovabili capace di dare nuova vita al comparto manifatturiero italiano e creare un marchio altamente riconoscibile e differenziato dagli altri, per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione.

Fonte: orangefiber.it

YATAY
Il marchio italiano attento all’ambiente e all’impatto delle lavorazioni sulle foreste,  ha realizzato le sue scarpe da ginnastica green.
Il brand utilizza materiali composti da fibre riciclate e resine a base biologica, poliuretano biodegradabile e cotone urbano, canapa italiana e zero solventi. Hanno inoltre un valore in più: un albero piantato ad ogni paio acquistato.

Fonte: charitystars.com

 

CUBITTS
Il brand di occhiali da sole londinese ha raccolto la sfida di trasformare alcuni materiali di scarto per realizzare montature di occhiali. CD, patate, scatole di plastica e alluminio hanno preso forma in bellissimi oggetti fatti a mano.
Cubitts sta indirizzando i suoi sforzi per diventare più sostenibile in ogni fase della sua attività, dal riutilizzo degli scarti di produzione alla riduzione degli imballaggi.

Fonte: thejackalmagazine.com

PATAGONIA – DON’T BUY THIS JACKET
La comunicazione di Patagonia, in ogni canale online e offline, persegue questo obiettivo e comunica, in modo anticonvenzionale, la sua identità eco-friendly.
Un esempio è stata campagna stampa contro il consumismo di massa del Black Friday nel 2011 “Don’t Buy this Jacket”. Patagonia invitava i lettori a non comprare una giacca nuova solo per lo sconto, ma a riflettere se ne avessero davvero bisogno. La produzione di abiti in eccesso grava infatti sulla sostenibilità ambientale e va quindi contro i principi di Patagonia.

Fonte: businessinsider.com

Non ci resta che prestare più attenzione a ciò che compriamo ed indossiamo.
Per concludere eccovi alcune le certificazioni che attestano un processo sostenibile dei capi:

  • GOTS (Global Organic Textile Standard), attesta la totale assenza di sostanze chimiche in ogni singolo passaggio della filiera produttiva, dalla produzione e lavorazione delle fibre tessili, sino all’etichettatura del prodotto finito. 
  • OCS (Organic Textile Standard) promossa dalla Textile Exchane garantisce la provenienza da agricoltura biologica delle fibre tessili impiegate e la loro tracciabilitá durante l’intero ciclo produttivo. 
  • GRS (Global Recycle Standard) certifica che le aziende produttrici fanno uso di materiale riciclati. 
  • ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) garantisce che i materiali dichiarati 100% riciclati siano effettivamente il prodotto di una lavorazione degli scarti basata su processi ecologici.
  • FSC (Forest Stewardship Council) fornisce garanzie sulla provenienza delle materie prime impiegate nel settore dell’abbigliamento da foreste gestite responsabilmente ed eticamente nel pieno rispetto dell’ambiente, dei lavoratori e delle popolazioni dei territori da cui vengono ricavate.

 

 

 

4. DIESEL: SOLTANTO L’ENNESIMA PROVOCAZIONE?

4. DIESEL: SOLTANTO L’ENNESIMA PROVOCAZIONE?

Di Giuseppe Samperi
Tempo di lettura: 3 minuti

Se non puoi batterli, unisciti a loro. Oppure puoi affrontare l’argomento prendendolo di petto con disinvolta ironia. È proprio quello che ha fatto Diesel.
Lo storico marchio del gruppo Otb si presenta al lancio della collezione autunno/inverno 2019 con la campagna “Enjoy before returning” ovvero “Godetevelo prima di restituirlo”.

Fonte: globestykes.com

Il brand di Renzo Rosso tratta una delle tematiche del momento nel mondo della moda: il wardrobing, ossia l’atto di acquisto di un capo d’abbigliamento, l’uso e il successivo reso con tanto di etichetta intatta. Il fenomeno, che spopola prevalentemente negli Stati Uniti e rappresenta un serio danno anche per i numerosi retailer europei, viene combattuto da Diesel in chiave provocatoria e anticonformista.
È di
Publicis Italia e del fotografo Angelo Pennetta la firma sull’irriverente spot, pubblicato dalla celebre casa di moda, in cui si vedono numerosi wardrobers intenti a stirare, ripiegare e non macchiare giubbotti, pantaloni e occhiali da sole, rigorosamente indossati con l’etichetta; il tutto immerso in un sound incalzante in linea con il tema trattato.
Curiosa è anche la scelta di inserire sopra la riproduzione del brano musicale una voce fuori campo che spiega la policy dei resi dell’azienda:

I prodotti devono essere presentati nelle stesse condizioni in cui sono stati ricevuti e i vestiti non devono presentare segni di usura che mostrino che sono stati indossati, lavati o danneggiati in qualche modo”.

La scelta di protagonisti giovani per lo spot pubblicitario non è inoltre casuale: da un lato rappresentano il target di riferimento per il brand, dall’altro sottolineano in modo discreto che la pratica è molto diffusa nella fascia di età che va dai 25 ai 34 anni. La geniale intuizione di Diesel sta ovviamente nel non giustificare chi mette in pratica dei resi fraudolenti, bensì nell’invitare chi lo fa a godersi fino in fondo il capo acquistato temporaneamente. Lo si legge sul loro stesso sito:

“Uscire indossando l’outfit perfetto e restituirlo in negozio il mattino dopo? Lo sappiamo, ormai lo fanno in tanti. Se ci stai pensando anche tu, almeno mostra con orgoglio il cartellino! Forse domani tornerai per restituire i tuoi capi, o forse no (non ci stupiremmo però se te li tenessi)”.

Una possibile soluzione al problema del wardrobing è, tuttavia, già stata trovata da Checkpoint Systems, società attiva nel campo della fornitura di servizi “from source to shopper” per il mondo retail. Il punto focale è riuscire a non allontanare i potenziali clienti creando un deterrente per quelli scorretti. Per questo motivo è stato ideato “R-Turn Tag”, rimedio semplice ed economico che consiste in un’etichetta personalizzabile dai brand che intendono applicarla ai propri capi di abbigliamento. 

Fonte: business.techprincess.it

La campagna controintuitiva lanciata da Diesel è perfettamente in linea con il tone of voice del brand, che da sempre si contraddistingue per prendere posizioni solide nei confronti di temi sociali sensibili, in armonia con l’identità di marca. Tra le più iconiche, si ricorda “Be a follower”, che celebrava i follower piuttosto che gli influencer, prendendo di mira gli stereotipi dei social media e sottolineando che in realtà il vero potere sta negli smartphone dei follower. In vari video venivano messe a confronto tipiche situazioni di vita quotidiana di influencer e follower, mostrando come i secondi riescano a godersi meglio la vita rispetto ai primi. Un’altra campagna memorabile è stata “Go with the fake”, contro la contraffazione, che ha visto l’allestimento, durante la Fashion Week di New York, di una bancarella di vestiti apparentemente falsi a marchio DEISEL (con una lettera di troppo).

Fonte: denimology.com

Soltanto il giorno seguente fu rivelato dallo stesso brand che in realtà quei capi erano realmente autentici e differivano dagli originali soltanto per il nome, ironizzando sul grande pericolo dei prodotti contraffatti. Da ricordare infine “Make love not walls”, incentrata sul concetto di diversità, che invitava le persone a riflettere in modo consapevole sui cambiamenti culturali in un mondo sempre più globalizzato. Alcune tra le campagne più disruptive sono state inoltre selezionate per una mostra al museo della fotografia di Stoccolma, dal titolo “Finally It All Makes Sense: Diesel Adverts 1991-2001”.

Tra le grandi case di moda, Diesel è certamente tra quelle che più caratterizza la propria brand image con posizioni nette e decise su temi sensibili all’opinione pubblica. Non possiamo far altro che aspettare la prossima collezione stagionale, riuscirà il brand di Renzo Rosso a stupirci ancora una volta?

 

 

Powered by Oikosmos