di Laura Marina Popa

Tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte ci è capitato di utilizzare uno dei filtri interattivi di Instagram o di Snapchat?

Questi sono perfetti esempi di realtà aumentata (AR), una tecnologia ormai ben affermata. I primi esempi risalgono ai primi anni Novanta, a seguito delle ricerche effettuate in campo militare, su dispositivi in grado di visualizzare nei visori dei piloti americani informazioni virtuali relative ad obiettivi o indicazioni di volo.

Fonte: standard.co.uk

La realtà aumentata non è da confondere con la realtà virtuale che, al contrario, crea un ambiente totalmente artificiale e digitale. Avvalendosi dell’uso di tecnologie che aumentano la verosimiglianza del virtuale, dona l’illusione di trovarsi realmente immersi in uno scenario reale. Con la AR non si cerca di ricreare un intero universo virtuale, ma si sovrappongono solo alcuni elementi al mondo reale, che rimane il contesto principale della visione. Più semplicemente, la realtà aumentata non è altro che la realtà che ci circonda, arricchita da animazioni e contenuti digitali.

Nel 2014, Mark Zuckerberg acquistò Oculus, azienda nota per le sue tecnologie di realtà virtuale.

“Con Oculus c’è la possibilità di creare la piattaforma più social di sempre, e cambiare il nostro modo di lavorare, giocare e comunicare” ha dichiarato il noto imprenditore.

Ecco come la realtà aumentata è sbarcata sui nostri dispositivi e sulle piattaforme social, da quel momento il modo di comunicare di molti brand si è trasformato. Questo nuovo tipo di advertising ha consentito agli utenti di provare i prodotti attraverso l’uso della fotocamera frontale dello smartphone potenziata dalla realtà aumentata.

Fonte: socialmediamarketing.it

Una delle prime aziende a sfruttare questa funzionalità su Facebook fu Michael Kors.  Una particolarità di questo tipo di ADV è la sua innovativa e originale Call To Action, chiamata “Tap To Try On”, visibile al centro della foto. Basta un tap sul viso della modella e attraverso l’uso della fotocamera frontale e il dispositivo utilizzato proietterà il prodotto sul nostro viso.

Come abbiamo già detto questa nuova tecnologia ha aperto le porte per un nuovo modo di comunicare, basti pensare a tutti gli e-commerce di accessori, vestiti, gioielli e moda presenti nel mondo: è nata la possibilità di sviluppare nuove tipologie di ADV, di stimolare creatività degli editor e SMM che sono stati capaci di sorprendere l’audience con uno strumento del tutto innovativo.

Ma da Facebook, su cui Mark ha testato quest’innovazione, passiamo ad Instagram dove la tecnologia è arrivata solamente nel 2018.

Una delle prime a sfruttare i filtri AR personalizzati per Instagram Stories è stata Kylie Jenner per la sua linea personale di cosmetici. L’influencer ha creato il suo filtro personalizzato “Kylie Cosmetic AR” utilizzabile nelle Stories, attraverso il quale possibile provare virtualmente i diversi rossetti (come Candy K e Glitz) e testare a tonalità che si adatta meglio al proprio tono di pelle prima di effettuare l’acquisto.

Questo è un perfetto esempio di come le aziende potrebbero utilizzare i filtri AR personalizzati.

Fonte: later.com

Non solo i filtri sono divertenti da usare, ma rappresentano anche un ottimo metodo di passaparola. Chi utilizza il filtro permette anche agli altri utenti di “collezionarlo” ed utilizzarlo, generando un flusso di pubblicità involontaria in cui sono gli utenti stessi a pubblicizzare il brand. Inoltre, è super utile se si sta effettivamente cercando di acquistare il prodotto.

Ci sono molte ragioni per cui AR può essere un potente strumento di marketing per le imprese, il principale è la pubblicità dei propri brand da parte delle aziende in modo del tutto innovativo, ovvero attraverso un effetto wow. Come suggerito dal nome del filtro stesso, tramite i filtri le aziende offrono un servizio che supera le aspettative e che crei meraviglia, lasciando gli utenti piacevolmente sorpresi. Questo permette di focalizzare l’attenzione dell’audience e sull’azienda in maniera positiva e contribuisce alla costruzione di una forte reputazione del brand. Mettendo in pratica l’effetto wow si attiverà un processo di fidelizzazione dei clienti già esistenti e di acquisirne di nuovi, perché si sa che la migliore pubblicità è proprio il passaparola.

Ci sono innumerevoli possibili applicazioni per l’AR: marche di cosmetici possono utilizzare la tecnologia per permettere ai loro seguaci, attraverso la funzionalità  “Try On” di provare il cosmetico, brand di arredamento possono utilizzarla per mostrare come sarebbero i loro prodotti nelle case della gente, e nel settore abbigliamento invece si può utilizzare per creare camerini virtuali, permettendo alle persone di provare camicie, occhiali da sole, o interi abiti per vedere come si adatta alla loro forma e stile.

Utilizzando l’AR le imprese possono connettersi con i clienti e anche diventare virali su Instagram!

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