di Dario Consoli

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Probabilmente era solo una questione di tempo. Con l’annuncio di Libra, Facebook continua ininterrottamente il suo processo di espansione globale a 360 gradi. Libra è infatti il nome della criptomoneta con la quale il social network più grande al mondo realizza la più audace incursione nel mondo dei servizi finanziari e dei pagamenti. “La missione è creare una infrastruttura finanziaria globale che serva a miliardi di persone in tutto il mondo“, scrive lo stesso Mark Zuckerberg. “Vogliamo rendere facile per tutti inviare e ricevere denaro, proprio come accade con le nostre app per condividere istantaneamente messaggi e foto”. Il tutto con la tecnologia della blockchain.

Fonte: La Repubblica

La nuova moneta, che sarà lanciata nella prima metà del 2020, detiene ambizioni forti; si propone come moneta planetaria che punta ad entrare nel “portafoglio” non solo degli oltre due miliardi di utenti Facebook, ma anche a quel miliardo e 700 milioni di individui che non hanno ancora un conto in banca, però nella maggior parte dei casi hanno già uno smartphone. “Le persone saranno in grado di spedire, ricevere, spendere e proteggere i loro soldi, grazie ad un sistema finanziario globale più inclusivo“, si legge nel sito dedicato alla moneta 

È stato David Marcus, ex presidente di PayPal e assunto da Zuckerberg nel 2014, ad aver concepito il progetto Libra, il cui nome prende ispirazione dalla libbra, unità di misura romana. Per Marcus però assume anche un altro significato: la traduzione dal latino sta per “bilancia”, il segno astrologico per la giustizia e nelle lingue neolatine rimanda alla parola libertà. “Libertà, giustizia e denaro, che è esattamente quello che stiamo cercando di fare qui” ha dichiarato Marcus. 

Ma proviamo a fare un po’ di chiarezza e scoprire cosa è realmente Libra.

Seguendo la diretta Instagram di Steven Lo Presti, Founder di Marketing Ignorante, abbiamo potuto ascoltare il parere di un esperto del settore, come Gian Luca Comandini – Membro del Gruppo Esperti Blockchain del Ministero dello Sviluppo Economico e Professore di Blockchain dell’Università degli Studi “Guglielmo Marconi”.

“Libra era, se non annunciata da tempo, aspettata da parecchio. Pochi lo sanno ma Facebook da anni aveva già cercato infinite volte di ottenere la licenza bancaria, con l’obiettivo di diventare una sorta di banca del futuro”. Come ha spiegato chiaramente sempre Gianluca Comandini “Libra ha poco a che vedere con Bitcoin e le altre criptovalute. Pur utilizzando una tecnologia blockchain nata da zero, si tratta comunque di una blockchain privata e permissionless, quindi centralizzata.” 

In particolare, parliamo di una stablecoin, cioè una moneta virtuale vincolata alle monete a corso legale, evitando in tal modo la caratteristica principale della maggior parte delle cripto valute: la volatilità. Dovrebbe quindi avere un valore relativamente stabile di circa 1 dollaro, anche se il vincolo non sarà solo al dollaro ma alle principali valute mondiali, per dare all’utente un’esperienza fluida nel suo utilizzo, indipendentemente dalla nazione di riferimento. 

Può essere immaginata come una sorta di credito da poter utilizzare per acquistare servizi digitali o commerciali dalle aziende e le varie realtà del web che decideranno di aderire a questo sistema di pagamento. La Riserva Libra, dalla quale si ottiene la stabilità e la crescita dell’economia della moneta, sarà gestita attraverso un’associazione con sede a Ginevra, di cui fanno parte 28 membri, tra cui realtà̀ attive nel mondo dei pagamenti come MasterCard, Visa, PayPal; varie società̀ tecnologiche come Ebay, Spotify, Uber; player delle telecomunicazioni come Iliad e Vodafone e tante altre aziende, associazioni e istituzioni accademiche.

Fonte: Smartworld.it

Sempre Gian Luca Comandini ci spiega come “Tutte le società che sono entrate nel progetto, hanno dovuto versare 10 milioni di dollari a fondo perduto e altri 10 milioni per poter ottenere un diritto di voto in più. Questo potrebbe essere un rischio che va contro le logiche della blockchain; la cripto valuta è democratizzazione, qui invece avremo un mondo potenzialmente governato dalle 100 aziende più potenti che hanno maggiore diritto di voto, ottenuto tramite un sistema di maggioranza a pagamento e non basato su fondamenti democratici.” 

Tutto sta nel vedere come Zuckerberg intende gestire questa creatura. Nonostante ciò la visione di Gian Luca Comandini è positiva. “Sicuramente si tratta di un passo in avanti verso l’adesione di massa alle criptovalute e un abbandono all’ormai obsoleto sistema bancario”.

Il primo digital wallet sarà Calibra, utilizzabile già dal 2020. “Calibra sarà la sussidiaria di Facebook che permetterà di inviare, salvare e spendere Libra con tanto di borsellino elettronico disponibile anche per WhatsApp e Instagram” come spiega Veronica Gentiletti, Facebook Marketing Expert. Per iscriversi basterà scaricare l’app, ma non sarà necessario avere un profilo Facebook per usarla. 

Si può dire che è in atto una rivoluzione, o almeno questo è il pensiero di Fabio Pezzotti – Founder and CEO di Iconium – che in una recente intervista rilasciata a StartupItalia ha dichiarato: “La blockchain aveva già cambiato il mercato ma non c’era stata la rivoluzione, perché non era arrivata alle masse: ora Facebook ci sta riuscendo”. 

Guardando la questione da un punto di vista marketing, la mossa di Zuckerberg è stata sicuramente, ancora una volta, geniale. La “fretta” nell’annunciare Libra si può ricondurre alla necessità di dover rivoltare il proprio business dopo gli scandali di Cambridge Analytica. Tentare di riposizionarsi in un settore dove gli elementi sicurezza, trasparenza e privacy sono fondamentali, risulta essere un modo per riguadagnare la fiducia degli utenti. Ci riuscirà? La questione è tutta da vedere. 

 

 

 

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